7 ottobre 2007

Quinta puntata: la cornacchia grigia




La Cornacchia
di Roberto Maurizio


La Cornacchia grigia
Corvus corone cornix
RICONOSCIMENTO

Lunghezza cm 45, peso 430-580 grammi, piumaggio grigio su dorso e parti inferiori, ali e testa nere, in volo assomiglia ad un rapace, mostrando le punte delle ali "digitate", la voce è gracchiante, sessi simili.
PERIODI DI PRESENZA
Sedentaria
DISTRIBUZIONE E HABITAT
Diffusa in tutta Italia. E' una specie molto adattabile. Vive in ambienti aperti, rappresentati da paesaggi coltivati con alberature non troppo fitte. I boschi fitti sono evitati, mentre è favorita dai pioppeti.
CONSISTENZA POPOLAZIONE
Popolazione nidificante stimata in Italia (coppie): 100.000-500.000Secondo i dati del l’Istituto “Monitoraggio ornitologico italiano” (Mito), sito http://www.mito2000.it/, la cornacchia grigia è in fase di incremento controllato (+15,5%). Pericolosa è la situazione della “passera sarda” che ha registrato decrementi del 38,5%.

La cornacchia grigia
La passera sarda
ALIMENTAZIONE E ABITUDINI
Onnivora, si adatta in base alla disponibilità stagionale ed al contesto locale.Attacca anche le coltivazioni, tra cui cereali e mais, leguminose come la soia, ortaggi, uva.Frequenta volentieri le spiagge e le discariche, le foci dei fiumi, le zone umide.Talvolta si aggrega in dormitori.RIPRODUZIONENidifica a partire da marzo, e costruisce un nido di ramoscelli su alberi, e talvolta sui tralicci elettrici. Depone 4-7 uova di varie sfumature (azzurro chiaro o verdastre, più o meno macchiettate di scuro) covate per 18-20 giorni, ed i nidiacei restano nel nido per 4-5 settimane



INQUADRAMENTO LEGISLATIVO
La Cornacchia grigia è una specie contemplata dalla legge nazionale n. 157 dell'11 febbraio 1992; Presentiamo i primi tre articoli della legge. Per la visione completa della legge collegarsi al sito www.ambientediritto.it/legislazione/caccia/legge157-1992.it.
Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.
( G.U.. 25 febbraio 1992, n. 46 - S.O. n. 41)
Aggiornato al Comunicato del Ministero della Giustizia pubblicato nella GU n. 243 del 18.10.2006, recante: Mancata conversione del decreto-legge 16 agosto 2006, n. 251, recante: «Disposizioni urgenti per assicurare l'adeguamento dell'ordinamento nazionale alla direttiva 79/409/CEE in materia di conservazione della fauna selvatica».
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PROMULGA
la seguente legge:

Art. 1
Fauna selvatica
1. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale.
[1-bis. Lo Stato e le regioni si adoperano per mantenere o adeguare la popolazione della fauna selvatica a un livello corrispondente alle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, tenendo conto anche delle esigenze economiche, nonche' ad evitare, nell'adottare i provvedimenti di competenza, il deterioramento della situazione attuale.](*)
2. L'esercizio dell'attività venatoria è consentito purchè non contrasti con l'esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole.
3. Le regioni a statuto ordinario provvedono ad emanare norme relative alla gestione ed alla tutela di tutte le specie della fauna selvatica in conformità alla presente legge, alle convenzioni internazionali ed alle direttive comunitarie. Le regioni a statuto speciale e le province autonome provvedono in base alle competenze esclusive nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti. Le province attuano la disciplina regionale ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera f), della legge 8 giugno 1990, n. 142.
4. Le direttive 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979, 85/411/CEE della Commissione del 25 luglio 1985 e 91/244/CEE della Commissione del 6 marzo 1991, con i relativi allegati, concernenti la conservazione degli uccelli selvatici, sono integralmente recepite ed attuate nei modi e nei termini previsti dalla presente legge la quale costituisce inoltre attuazione della Convenzione di Parigi del 18 ottobre 1950, resa esecutiva con legge 24 novembre 1978, n. 812, e della Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, resa esecutiva con legge 5 agosto 1981, n. 503.
5. Le regioni e le province autonome in attuazione delle citate direttive 79/409/CEE, 85/411/CEE e 91/244/CEE individuano lungo le rotte di migrazione dell'avifauna, segnalate dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica di cui all'articolo 7 entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, zone di protezione speciale finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione, conforme alle esigenze ecologiche, degli habitat interni a tali zone e ad esse limitrofi; provvedono al ripristino dei biotopi distrutti e alla creazione di biotopi. Tali attività concernono particolarmente e prioritariamente le specie di cui all'elenco allegato alla citata direttiva 79/409/CEE, come sostituito dalle citate direttive 85/411/CEE e 91/244/CEE. In caso di inerzia delle regioni e delle province autonome per un anno dopo la segnalazione da parte dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica, provvedono con controllo sostitutivo, d'intesa, il Ministro dell'agricoltura e delle foreste e il Ministro dell'ambiente. (3) [Le Zone di protezione speciale (ZPS) si intendono classificate, ovvero istituite, dalla data di trasmissione alla Commissione europea da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare dei formulari e delle cartografie delle medesime ZPS individuate dalle regioni, ovvero dalla data di trasmissione alla Commissione europea dei formulari e delle cartografie da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per le ZPS istituite prima della data di entrata in vigore della presente legge. I provvedimenti regionali devono riportare in maniera puntuale i confini di tali aree ed i relativi dati catastali e devono essere pubblicizzati.](**)
6. Le regioni e le province autonome trasmettono annualmente al Ministro dell'agricoltura e delle foreste e al Ministro dell'ambiente una relazione sulle misure adottate ai sensi del comma 5 e sui loro effetti rilevabili.
7. Ai sensi dell'articolo 2 della legge 9 marzo 1989, n. 86, il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, di concerto con il Ministro dell'agricoltura e delle foreste e con il Ministro dell'ambiente, verifica, con la collaborazione delle regioni e delle province autonome e sentiti il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale di cui all'articolo 8 e l'Istituto nazionale per la fauna selvatica, lo stato di conformità della presente legge e delle leggi regionali e provinciali in materia agli atti emanati dalle istituzioni delle Comunità europee volti alla conservazione della fauna selvatica.
[7-bis. Il Ministro per le politiche europee, d'intesa con i Ministri interessati, trasmette alla Commissione europea tutte le informazioni a questa utili per coordinare le ricerche e i lavori riguardanti la protezione, gestione e utilizzazione della fauna selvatica, nonche' quelle sull'applicazione pratica della presente legge.](*)

(*) N.d.R.: comma aggiunto dal D.L. n. 251 del 16 agosto 2006. Con comunicato del Ministero della Giustizia pubblicato nella GU n. 243/2006, è stata resa nota la mancata conversione in legge del D.L. n. 251/2006. Le modifiche da questo apportate alla L. n. 157/1992 sono pertanto decadute.
(**) N.d.R.: comma così modificato dal D.L. n. 251 del 16 agosto 2006. Con comunicato del Ministero della Giustizia pubblicato nella GU n. 243/2006, è stata resa nota la mancata conversione in legge del D.L. n. 251/2006. Le modifiche da questo apportate alla L. n. 157/1992 sono pertanto decadute.

Art. 2
Oggetto della tutela
1. Fanno parte della fauna selvatica oggetto della tutela della presente legge le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale. Sono particolarmente protette, anche sotto il profilo sanzionatorio, le seguenti specie:
a) mammiferi: lupo (Canis lupus), sciacallo dorato (Canis aureus), orso (Ursus arctos), martora (Martes martes), puzzola (Mustela putorius), lontra (Lutra lutra), gatto selvatico (Felis sylvestris), lince (Lynx lynx), foca monaca (Monachus monachus), tutte le specie di cetacei (Cetacea), cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica);
b) uccelli: marangone minore (Phalacrocorax pigmeus), marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), tutte le specie di pellicani (Pelecanidae), tarabuso (Botaurus stellaris), tutte le specie di cicogne (Ciconiidae), spatola (Platalea leucorodia), mignattaio (Plegadis falcinellus), fenicottero (Phoenicopterus ruber), cigno reale (Cygnus olor), cigno selvatico (Cygnus cygnus), volpoca (Tadorna tadorna), fistione turco (Netta rufina), gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), tutte le specie di rapaci diurni (Accipitriformes e falconiformes), pollo sultano (Porphyrio porphyrio), otarda (Otis tarda), gallina prataiola (Tetrax tetrax), gru (Grus grus), piviere tortolino (Eudromias morinellus), avocetta (Recurvirostra avosetta), cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus), occhione (Burhinus oedicnemus), pernice di mare (Glareola pratincola), gabbiano corso (Larus audouinii), gabbiano corallino (Larus melanocephalus), gabbiano roseo (Larus genei), sterna zampenere (Gelochelidon nilotica), sterna maggiore (Sterna caspia), tutte le specie di rapaci notturni (Strigiformes), ghiandaia marina (Coracias garrulus), tutte le specie di picchi (Picidae), gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax);
c) tutte le altre specie che direttive comunitarie o convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri indicano come minacciate di estinzione.
2. Le norme della presente legge non si applicano alle talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti, alle arvicole.
3. Il controllo del livello di popolazione degli uccelli negli aeroporti, ai fini della sicurezza aerea, è affidato al Ministro dei trasporti.

Art. 3
Divieto di uccellagione
1. E' vietata in tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonchè il prelievo di uova, nidi e piccoli nati.

La caccia può avvenire con i mezzi e i tempi indicati da queste leggi e dai calendari venatori regionali.Ai sensi degli articoli 3 e 21 comma "o" della 157/92, e dell'articolo 32 della 3/94 vengono tutelate uova, nidi e piccoli nati di mammiferi ed uccelli appartenenti alla fauna selvatica.Ai sensi dell'articolo 19 della 157/92 e dell'articolo 37 della 3/94 le Regioni e le Province possono provvedere al controllo delle specie di fauna selvatica "problematica", mediante il prevalente utilizzo di metodi selettivi ed ecologici, su parere dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.Per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalla fauna selvatica, è costituito a cura di ogni Regione un fondo destinato alla prevenzione e ai risarcimenti (art. 26 della legge 157/92).
PROBLEMI
· prelievo di prodotti agricoli (frutta, olive, uva, ecc.)
consumo di mangimi ad uso zootecnico
rischio “birdstrike” presso gli aeroporti
problemi agli elettrodotti
predazione su nidi e nidiacei di altri uccelli
Tra i gruppi di vertebrati “problematici” i Corvidi occupano un posto di rilievo, su cui si concentra il maggior numero di interventi da parte delle Amministrazioni competenti.
Secondo un’indagine dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), a livello di singole specie la Cornacchia grigia si colloca al secondo posto.Per quanto riguarda la predazione sugli altri uccelli, la bibliografia scientifica non evidenzia un particolare impatto demografico per quanto riguarda i Passeriformi, mentre questo può invece riguardare i Fasianidi, soprattutto se trattasi di individui di allevamento a uso venatorio, con scarsa indole selvatica.
TECNICHE DI GESTIONE
ESCLUSIONE DA TERRENI COLTIVATI E AZIENDE AGRICOLE
Il sistema definitivo per evitare il prelievo dei prodotti agricoli (permettendo la maturazione sul campo) e per impedire l’ingresso in stalle o capannoni è l’esclusione meccanica, installando reti antintrusione di metallo o plastica (maglia 5x5 cm) al di sopra delle piante da proteggere (in particolare sulle colture più pregiate), oppure a sbarramento degli accessi in edifici rurali.
PROTEZIONE ELETTRODOTTI
Per evitare la costruzione dei nidi sui tralicci è possibile installare dissuasori di appoggio meccanici (con le teste smussate per risultare incruenti).
DISSUASORI
I dissuasori acustici (cannoncini a gas, spari a salve, pirotecnici, petardi) possono allontanarne la presenza, almeno inizialmente.Gli apparecchi che riproducono suoni sintetici possono provocare una assuefazione più o meno rapida, mentre gli ultrasuoni sono sconsigliati perché non vengono percepiti dagli uccelli.Esistono anche amplificatori di richiami di allarme e di angoscia ("distress call") che imitano i versi prodotti quando l'uccello viene catturato da un predatore, e causano la fuga dei compagni. I dissuasori ottici quali il "pallone predator", lo "scaccino" ed i nastri riflettenti possono essere efficaci se utilizzati correttamente, soprattutto per proteggere le coltivazioni erbacee e arboree.Sono inoltre disponibili deterrenti integrati (visivo-acustici) quali gli stampi dei falchi che emettono versi a intermittenza.I sistemi di dissuasione devono essere utilizzati limitatamente ai momenti critici e per brevi periodi, per limitare la possibilità di assuefazione.
MODIFICHE AMBIENTALI
La limitazione delle risorse (cibo e siti riproduttivi) attraverso modifiche dell'habitat o variazioni delle pratiche aziendali è un approccio utile e tecnicamente corretto. Le risorse devono essere rese poco accessibili: alcuni esempi sono il mantenimento dei prati ad un'altezza di almeno 15-30 cm, in maniera che Gazze e Cornacchie non possono raggiungere il terreno, oppure la prevenzione dell'accesso presso le discariche attraverso coperture mobili. I bidoni ed i cestini dei rifiuti devono essere resi inaccessibili (muniti di coperchio inamovibile, collocati entro una gabbia di rete metallica, ecc.).Le cariossidi al momento della semina possono essere trattate con repellenti, e sono da selezionare le varietà più resistenti e meno appetibili.
TUTELA ALTRE SPECIE
Per favorire le specie di uccelli potenzialmente predate dai Corvidi (Fasianidi, Passeriformi) sono utili gli interventi di ripristino ambientale ed ecosistemico, quali la piantumazione di alberi e siepi idonei per celare e proteggere i nidi (essenze folte e spinose quali biancospino, prugnolo, rovo, ecc.). Utile anche l’installazione di nidi artificiali con dispositivi antipredazione o altri sistemi di protezione all’ingresso dei nidi. Questi interventi riguardano in particolare le zone molto urbanizzate, coltivate intensamente, oppure degradate, e quindi povere di aree verdi e di vegetazione naturale. Questi interventi riguardano in particolare le zone molto urbanizzate, coltivate intensamente, oppure degradate, e quindi povere di aree verdi e di vegetazione naturale.
ELIMINAZIONE DIRETTA
Per il controllo numerico della Gazza e della Cornacchia grigia l'INFS ha suggerito la cattura in vivo tramite gabbie-trappola, tipo "Larsen" o "Letter-box", qualora i sistemi ecologici non risultassero efficaci.E' un sistema discretamente selettivo che comporta un disturbo minimo alle specie non-target.C'è però da notare che lo sforzo prodotto con i sistemi di eliminazione diretta (compreso il presente) non è di solito in grado di incidere sulla densità di popolazione dei Corvidi, né di ridurre stabilmente la loro consistenza, a causa del reclutamento naturale di queste specie. Si tratta quindi di una tecnica da considerare unicamente a livello locale, nell'ambito di alcuni istituti di gestione faunistico-venatoria.L'abbattimento al nido è sconsigliato per il disturbo recato in epoca riproduttiva, ed il rischio di coinvolgere specie protette non-target (quali rapaci diurni e notturni) che spesso occupano i nidi abbandonati dai Corvidi.
APPROFONDIMENTI
· Cocchi R., 1996. Il controllo numerico della Gazza mediante la trappola Larsen. Documenti Tecnici 19. Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, Ozzano Emilia (BO).
Cocchi R., 2001. Approccio generale alle problematiche del controllo dei Corvidi. In: Provincia di Vercelli (ed.). Atti del Convegno Nazionale “Il controllo della fauna per la prevenzione di danni alle attività socio-economiche” (Vercelli, 8-9 maggio 2001). Litocopy, Vercelli, pp. 47-56.
Gooch S., Baillie S.R. e T.R. Birkhead, 1991. Magpie Pica pica and songbird populations. Retrospective investigation of trends in population density and breeding success. Journal of Applied Ecology 28: 1068-1086.
Gorreri L. e G. Moscardini, 1997. I danni provocati alle colture agrarie dalla fauna selvatica nei Parchi Naturali. Le specie coinvolte, le tipologie dei danni e i mezzi per contenerli. Ente Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, Pisa.
Rolando A., 1995. I Corvidi italiani. Edagricole, Bologna.
Link:
www.ecologia-urbana.com/aviproblem

6 ottobre 2007

Anni luce

Che cos'è un anno luce?
Un anno luce è il tempo che passa da una notizia "gonfiata" artificialemente alla sua scomparsa definitiva.

Il viso di una ragazza buddista
Fonte: www.spunto.splinder.com

Sono trascorsi appena dieci giorni (più o meno) dalla tragica "notizia" della rivolta dei monaci buddisti contro un regime autoritario in un paese del quale pochi italiani conoscono l'esistenza: il Myanmar. Ecco la cronaca, quasi in diretta.
Dieci giorni fa: i monaci si ribellano (morti e feriti).
Nove giorni fa: la notizia rimbalza in Occidente. Tutti accanto ai monaci!
Otto giorni fa: la mobilitazione generale. Scendono in campo accanto ai monaci i "protagonisti" del mondo (i governi, i parlamenti, le istituzioni tutte).
Sette giorni fa: arrivano la Tv e i favolosi Mass media (tutti in soccorso dei monaci).
Sei giorni fa: scendono in campo i giocatori delle squadre della serie A con una coccarda rossa al braccio per ricordare i monaci.
Cinque giorni fa: la Roma perde e la Juve vince e i monaci si allontanano, per la prima volta, dalla Prima pagina.
Quattro giorni fa: il governo italiano è "in ambasce" e a monaci scendono in Seconda pagina.
Tre giorni fa: si approssima la data del V day (Veltrony Day e no di quell'altro), e i monaci cominciano a vedere il buio e a contare le stelle (Quinta pagina).
Due giorni fa : la moglie del leader di Mezzacampagna ha avuto due gemelli e i monaci vedono la Luna spuntare (Ottava pagina).
Ieri: l'ascensore si è fermato all'ultimo piano e non riparte. Per i monaci è la fine. Scompaiano. Buio nero, illuminato solo dalla "flebile luce delle Pleiadi".
Oggi, ci si chiede: "Ma chi sono i monaci"? "Boh"? "E' passato un anno luce".


Un tempio buddista. Fonte: www.inx.pueblounido.i

Questo blog, invita tutti i giovani che vogliono interessarsi veramente al problema delle ingiustizie nel mondo a riflettere. Un'informazione a singhiozzo, comandata con la bacchetta, fa il gioco di chi vuole che l'ingiustizia regni sovrana su questa Terra. Ecco perché occorre occuparsi quotidianemente dei problemi del Terzo, Quarto, Quinto mondo sapendo che al sesto (cioè a un sesto dell'umanità, cioè all'area a cui apparteniamo) non interessa assolutamente niente del Myanmar, della bellissima Birmania.

Intervenite in questo blog: siete "la flebile luce delle Pleiadi".


Le Pleiadi.
Fonte: www.old.lestelle-astronomia.it

Visitate il mio sito http://www.robertomaurizio.com/ .

Quarta puntata. Tassonomia, von Linné



La Cornacchia

di Roberto Maurizio

Tassonomia e sistematica



A sinistra: Il volo di Sosa, Susa e Sosino. A destra: Susa controlla il territorio ©roberto maurizio

Con questa quarta puntata, finalmente entriamo nel merito. Abbiamo visto come è nata la passione per Sosa e Susa, due cornacchie del quartiere Cinecittà Est di Roma. A proposito di nomi non molto belli come “cornacchia”, anche Cinecittà Est non è un gran che, ricorda, vagamente, una certa Berlino e certi paesi di altri tempi. Comunque, l’espressione “geoetnotoponomastica” non fa molto onore al sub quartiere. Ma, Sosa e Susa si trovano bene, come dicevamo nelle precedenti puntate. Si sentono a loro agio. Ormai, abitano lì dal 1980. pressappoco l’anno di costruzione del sub quartiere, e dovrebbero avere circa 26 anni. Tutt’al più, considerando una vita media della cornacchia di un minimo di otto anni, dovrebbero far parte della loro terza/quarta generazione. Andiamo nei particolari. Come è noto (si fa per dire), per capire chi e cosa abbiamo di fronte, se è un albero, un vento, una stella, un fungo, un animale, una montagna, un aereo, la prima cosa da fare è la distinzione fra: essere vivente e materia inorganica. Certo, l’approccio che segue non è sarà molto scientifico. Il vento, un aereo, un sasso non sono organismi esseri viventi. Più difficile è dire se una montagna o una stella siano o materia organica. La nascita e la morte di una stella, di una galassia, di un pianeta sono noti a tutti. Ma non complichiamoci la vita ch’è già di per sé assai intricata, soprattutto quando si parla di una materia così complessa come quella che stiamo per affrontare, la biologia (cioè, lo studio scientifico dei fenomeni vitali e degli organismi viventi), l’etnologia (cioè, la scienza che studia gli animali nel loro ambiente naturale), la tassonomia (dal greco ταξινομία (taxinomia) dalle parole taxis = ordine e nomos = regole) ci si può riferire sia alla classificazione gerarchica di concetti, sia al principio stesso della classificazione. Parliamo, dunque, di cose difficili, che, se trattati male provocano il rigetto da parte dell’utente finale. Per conoscere, apprendere, sapere, comprendere la vita di Sosa e Susa occorre iniziare dalla classificazione degli esseri viventi, che avviene attraverso due discipline (la tassonomia e la sistematica). Queste due branche del sapere umano non sono utilizzate, in questo contesto, solo per la curiosità di conoscere la vita, le abitudini e il modus operandi di due uccelli, ma per stimolare gli ignavi a guardarsi intorno per scoprire la natura “a due passi dal naso”. Certo una duna nel deserto del Sudan, della Libia, della Tunisia, dell’Algeria, vista da vicino, non dà la stessa emozione del volo di una “semplice cornacchia”. Però, se si leggono le pagine che seguono, forse si capirà che trovare certe suggestioni “a due passi dal naso” potrebbe regalare un attimo di felicità. Dobbiamo, allora, sfruttare la scienza per renderci conto del nostro “prossimo”. Partiamo dalla tassonomia e dalla sistematica. La tassonomia costruisce un sistema gerarchico e attribuisce una nomenclatura, cioè assegna un nome a organismi o a gruppi di organismi. La sistematica individua le correlazioni evolutive esistenti tra i diversi gruppo viventi. Riconoscere un oggetto o un animale attribuendogli un nome, molto spesso, può essere di “vitale” importanza, in senso stretto della parola: basti pensare alla classificazione e al riconoscimento di un fungo o di una vipera. Dunque, la tassonomia, che è un sistema di raggruppamento e definizione degli organismi in base a criteri di varia natura, ha lo scopo della “catalogazione” è quello di esporre in maniera ordinata i viventi in modo che tutti gli studiosi si possano comprendere l’uno con l’altro, senza possibilità di errore sull’identità degli organismi che sono oggetto di ricerca. La tassonomia è stata utilizzata anche per la didattica dal grande pedagogista Benjamin Bloom. Sarebbe molto interessante sapere quanti insegnanti italiani conoscono l’esistenza di Benjamin Bloom, quanti hanno letto i suoi lavori e quanti l’hanno messo in pratica (stendiamo un velo pietoso …).


Benjamin Bloom

La “nomenclatura” di Sosa e Susa


La tassonomia ci apre la strada verso la conoscenza profonda delle “mie due cornacchie” che vengono scientificamente catalogate. Attraverso il metodo tassonomico, che è un sistema di classificazione frutto del risultato del raggruppamento di vari elementi in classi e della loro gerarchizzazione, compiuto su campi omogenei di abilità o obiettivi cognitivi, affettivi e comportamentali, possiamo poter dare un quadro scientifico a Sosa e a Susa. Partiamo dalla classificazione tassonomica completa, secondo le ultime tendenze degli studiosi, sempre in evoluzione, che è la seguente:
Classificazione tassonomica
Dominio
Regno
Sottoregno
 Superphylum
Phylum (o Tipo o Divisione)
Subphylum (o Sottotipo o Sottodivisione)
 Infraphylum
 Superclasse
Classe
Sottoclasse
 Infraclasse
 Superordine
Ordine
Sottordine
 Infraordine
 Superfamiglia
Famiglia
Sottofamiglia
 Tribù
 Sottotribù
Genere
Sottogenere
Specie
Sottospecie
 Razza (zoologia) o Varietà (botanica)
Questa struttura, che va bene per la catalogazione di elementi più complicati, la sostituiamo con una più semplice, rifacendo allo schema in ordine gerarchico di classificazione linneana e troviamo le seguenti categorie tassonomiche:
Regno
Phylum (animali o piante) o Divisione (piante)
Classe
Ordine
Famiglia
Genere
Specie
Sottospecie
Per semplicità, adottiamo la seguente tabella dei principali tredici elementi che caratterizzano una classificazione tassonomica “ridotta” per la cornacchia grigia, cioè per Sosa e Susa.
LA CARTA D'IDENTITA' DELLA CORNACCHIA GRIGIA
1. Regno: Animalia o Metazoa
2. Sottoregno: Eumetazoa
3. Superphylum: Deuterostomia
4. Phylum: Chordata
5. Subphylum: Vertebrati
6. Classe: Aves
7. Subclasse: Neornithes
8. Ordine: Passeriformes
9. Sottordine: Oscines
10. Famiglia: Corvidae
11. Genere: Corvus
12. Specie: Coronae
13. Sottospecie: Cornix

Anche se sono consapevoli del loro valore sul campo, le “mie cornacchie”, Sosa, Susa & Sons sarebbero rimaste allibite se avessi elencato loro “per filo e per segno” (per l'appunto, puntualmente) il loro “status” scientifico, la loro “genealogia”, la loro “provenienza”. Già me l’immagino, Sosa e Susa declinare la loro “scheda scientifica” ai piccioni (loro antagonisti territoriali). “Io sono Sosa, appartengo al Sottoregno di Eumetazoa con Superphylum Deuterostomia e Phylum Chordata. Il mio Subphylum fa parte dei valorosi Vertebrati della Classe Aves con Subclasse Neornithes dell’Ordine dei Passeriformes. Il Sottordine che mi spetta di diritto risale agli Oscines della Famiglia Corvidae del Genere Corvus della Specie Coronae. Insomma, sono un Corvus Coronae Cornix, no una semplice Cornacchia"!

Storia evolutiva degli uccelli: l’albero filogenetico, il cladogramma




Carl von Linné


Prima di analizzare a fondo, in modo, speriamo, non tedioso, i 13 punti fondamentali della tassonomia delle “mie cornacchie”, per flash percorriamo la loro presunta storia evolutiva. Infatti, parlando del passato remoto, non sempre la scienza è capace di affermare certezze inderogabili. La Scienza, quando si definisce tale, va avanti lentamente con cognizione di causa. “Per scienza – leggiamo da Wikipedia – si intende un complesso organico di conoscenze ottenute con un processo sistematico di acquisizione delle stesse allo scopo di giungere ad una descrizione precisa della realtà fattuale delle cose, e in ultima analisi di una verità condivisa”. “Le regole che governano tale processo di acquisizione di conoscenze sono generalmente come metodo scientifico. In ambito moderno, gli elementi chiave del metodo scientifico sono l’osservazione sperimentale di un evento (naturale o sociale), la formulazione di un’ipotesi generale sotto cui questo evento si verifichi, e la possibilità di verifica dell’ipotesi mediante osservazioni successive”. Questa definizione, porta acqua al mio mulino. L’osservazione è un elemento fondamentale nell’approccio scientifico. “Osservare” il passato è un po’ difficile. Però, gli esperti sono generalmente propensi a credere che esista una stretta relazione di parentela degli uccelli con i rettili. Tutto ciò si evince dalla testimonianza fornita da numerosi resti fossili. Fino a poco tempo fa, il più antico uccello conosciuto era Archaeopteyx, un animale delle dimensioni di una cornacchia, del quale sono stati rinvenuti in Germania otto esemplari fossili (sette dei quali completi), tutti risalenti al tardo Giurassico (il periodo compreso tra i 195 e i 136 milioni di anni fa). Il genere unisce caratteristiche tipiche dell’uccello moderno ad altre peculiarità anatomiche dei rettili. Se gli scheletri rinvenuti non avessero mostrato chiaramente impronte di penne identiche a quelle degli uccelli moderni, probabilmente sarebbero stati classificati tra i piccoli dinosauri. In Archaeopterix, infatti, erano ancora presenti i denti, che mancano in tutti gli uccelli moderni, e le vertebre caudali, che non erano fuse come negli attuali uccelli, ma formavano una lunga coda, simile a quella delle lucertole. In un recente studio, tuttavia, un gruppo di ricerca della Oregon State University ha riconsiderato la classificazione di un fossile di rettile rinvenuto nel 1970, Longisquama insignis, e messo in dubbio il titolo di Archaeopterix di più antico uccello conosciuto. Longisquama era un piccolo vertebrato a quattro zampe, vissuto circa 220 milioni di anni fa. Era dotato di insolite appendici caudali che, inizialmente considerate dai paleontologi soltanto lunghissime squame (da cui il nome del genere, Longisquama), sono state ora riconosciute come penne primitive. La presenza di penne è sufficiente per classificare un animale tra gli uccelli e quindi per considerare Longisquama il più antico uccello conosciuto. La derivazione degli uccelli dai dinosauri sarebbe quindi messa in discussione: Longisquama, infatti, visse prima della comparsa di quei dinosauri da cui fino a oggi si riteneva che si fossero evoluti gli uccelli. Sono note diverse forme intermedie fra i primi uccelli fossili e quelli moderni. Nel 1988 sono stati trovati in Spagna resti risalenti al primo Cretaceo di alcuni uccelli muniti di coda e cinto scapolare evoluti, ma di cinto pelvico e arti posteriori primitivi. Altri fossili attendibili risalgono a circa 88 milioni di anni fa: si tratta di autentici uccelli, di poco diversi, dal punto di vista scheletrico, da quelli moderni, salvo per la presenza dei denti e di una lunga coda. La maggior parte di essi risulta adattata all’ambiente acquatico, in larga misura perché i depositi di sabbia o fango presenti nelle acque poco profonde offrono condizioni ottimali per il processo di fossilizzazione. Tra questi, è stato trovato un grosso uccello tuffatore simile alla stralaga (Hesperornis) e un altro, Ichthyornis, probabilmente simile per habitat e abitudini alle sterne attuali. Alcuni volatili fossili risalenti alla fine del Cretaceo, vale a dire all’incirca a 65 milioni di anni fa, ricordano molto da vicino gli uccelli acquatici viventi. La diversificazione degli uccelli, che ha portato all’attuale varietà della classe, ha avuto luogo nel periodo successivo, il Terziario, al termine del quale, un milione e mezzo di anni fa, si erano ormai evoluti tutti i gruppi di volatili oggi viventi e si erano già esaurite alcune linee evolutive. La maggior parte delle attuali specie di uccelli ebbe origine nel corso del Pleistocene. Recentemente, infine, è stato rinvenuto il fossile di una specie prima sconosciuta, che alcuni paleontologi ritengono la chiave per comprendere l’evoluzione degli uccelli. Questo animale, vissuto circa 130 milioni di anni fa nella regione occupata dall’attuale Cina, sarebbe stato lungo 70-80 cm e dotato di piume su tutte e quattro le zampe e sulla coda. Non ancora in grado di compiere un volo sostenuto, Microraptor gui – questo il nome della specie – avrebbe utilizzato le zampe piumate per lanciarsi dagli alberi e realizzare brevi voli planati. Il ritrovamento e la sua interpretazione sembrano quindi mettere in dubbio l’altra ipotesi in auge presso gli studiosi sull’origine del volo: che gli antenati degli uccelli, cioè, possano aver “imparato” a volare accelerando la corsa sul terreno con l’aiuto di ali primitive (tratto da Wikipedia).


Susa nasconde il cibo all'interno di un cipresso
© roberto maurizio

1. Regno: Animalia o Metazoa

Cerchiamo di seguire “passo passo” le “vicissitudini della specie” di Sosa e Susa. Parliamo del primo punto. Sosa e Susa sono degli “animali” (Animalia o Metazoa).
Il primo sistema tassonomico, sviluppato da Aristotele nel IV secolo a.C. e utilizzato fino a non molto tempo fa, riconosceva solo due grandi divisioni di organismi viventi: il regno animale e il regno vegetale. Nel primo venivano compresi tutti gli organismi eterotrofi (cioè, che si nutrono di materiale organico presente nell’ambiente), dotati di movimento, mentre nel secondo si trovavano tutti gli organismi autotrofi (che sintetizzano le sostanze alimentari organiche a partire da materiale inorganico), sessili, cioè fissi al terreno, in grado di compiere fotosintesi. Nel 1735, il famoso naturalista svedese Carl von Linné (italianizzato in Linneo) con la pubblicazione di “Systema naturae”, manteneva la struttura a due Regni e proponeva una suddivisione in categorie. Carl Nilsson Linnaeus, divenuto Carl von Linné in seguito all'acquisizione di un titolo nobiliare e noto ai più semplicemente come Linneo (dalla forma latinizzata del nome Carolus Linnaeus) (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) è stato un biologo e scrittore, considerato il padre della moderna classificazione scientifica. La lettera L., posta spesso a seguire delle indicazioni di nomenclatura binomiale nei cataloghi di specie, identifica il cognome dello scienziato. Linneo definisce Animali (o Metazoi) tutti gli organismi eucarioti, con differenziazione cellulare,eterotrofi e mobili durante almeno uno stadio della loro vita. Il Regno animale (Animalia o Metazoa) è costituito da circa 1,5 milioni di specie viventi (ma si pensa che ve ne siano ancora molte da scoprire), raggruppate in particolari categorie tassonomiche definite dal sistema di classificazione scientifica. Dunque, Sosa e Susa appartengono al Regno di Animalia.

2. Sottoregno: Eumetazoa




Le nove struttura di becco degli uccelli



Gli Eumetazoi rappresentano un Sottoregno a cui appartengono la stragrande maggioranza degli organismi animali. In essi, la notevole differenziazione istologica in veri e propri tessuti ne ha da sempre suggerito una posizione filogenetica al di sopra dei precedenti gruppi, come i poriferi o i mesazoi. Rispetto a questi, svilupparono fin dalle origini apertura buccale definita ed organi ben delineati, il che ne fa un raggruppamento di verosimile origine monofiletica. Distinguiamo gli eumetazoi più primitivi a simmetria originariamente raggiata o secondariamente biradiale (radiati) e la linea monofiletica dei bilaterali a simmetria bilaterale.

3. Superphylium: Deustrostomia

I Deuterostomi (dal greco: bocca secondaria) rappresentano un gruppo di animali celomati caratterizzati da uno sviluppo embrionale, durante il quale l'ano si origina dal blastoporo (o nelle sue vicinanze), mentre la bocca si forma all'estremità opposta. Sono anche notoneurali in quanto il cordone nervoso è posto dorsalmente rispetto all'intestino . La circolazione del sangue che procede in senso caudo-cefalico nei vasi ventrali e cefalo-caudale nei vasi dorsali. È presente un cuore ventrale a vari livelli di sviluppo a seconda dei gruppi. Phyla tipici è più importanti sono: Echonodermi, Emicordati e Cordati. Dunque, Sosa e Susa sono deuterostomi e cordati.









4. Phylum: Chordata o Cordata

Il Phylum (plurale Phyla) è il gruppo tassonomico gerarchicamente inferiore al regno e superiore alla classe. Il termine tipo è più usato in zoologia e divisione in botanica e nelle scienze di altri regni (protisti, monere e così via). Questa strana differenziazione si perpetua ancor oggi: invece di scegliere una volta per tutte un termine tra “tipo” e “divisione” si fa ricorso al greco-latinismo phylum (dal greco φυλόν, “nazione”, “tribù”, “gente”) che “dovrebbe” andar bene per tutti i Regni. Comunque, in spagnolo e portoghese si usa correntemente l'adattamento filo. Gli organismi dello stesso phylum hanno un piano strutturale comune, non necessariamente evidente dalla morfologia esterna. Il Phylium più rappresentativo è, senza dubbio, quello degli Antropodi che conta circa 1 milione di specie, di cui 750.000 appartenenti alla Classe degli Insetti. La disciplina biologica che studia gli animali viene detta Zoologia. Il Phylum di Sosa e Susa sono i Cordati, cioè tutte quelle specie che presentano un organo di sostegno interno detto corda. Il nome cordati significa possessori di corda, mentre vertebrati significa dotati di vertebre. La corda, un organo sottile e allungato che corre lungo l’asse dorsale del corpo, è costituita da tessuto rigido ed elastico che consente la flessione. Potrebbe essere paragonato ad un tubo di gomma pieno. Sulla corda possono attaccarsi i muscoli del corpi che consentono il movimento dell’animale. Tutti i cordati possiedono la corda almeno per un certo periodo della loro vita. Mentre nei più semplici, l’anfiosso e le ascidie, animali marini, la corda non viene sostituita da altre strutture, negli altri cordati, che sono appunto i vertebrati, la corda esiste soltanto durane lo sviluppo embrionale, e viene poi sostituita da una serie concatenata di vertebre, che nel loro insieme costituiscono la ben nota colonna vertebrale. A questo Phylum appartengono gli ordini dei: Urocordati, Cefalocordati, Vertebrati. In ultima analisi, il Phylum di Sosa e Susa è quello dei cordati.

5. Subphylum: Vertebrati

La cornacchia grigia, dunque, appartiene come Phylum, ai Cordati, ovviamente, come Subphylum sono dei Vertebrati. Questo Subphylum è caratterizzato dal possedere una struttura scheletrica ossea e/o di cartilagine. La caratteristica fondamentale è la presenza, interno al corpo, di uno scheletro interno, detto endoscheletro (dal greco èndon, cioè dentro) sostenuta da una colonna vertebrale. La colonna vertebrale, formata da vertebre, che sostengono uno scheletro, permette il movimento, proteggere gli organi interni, confluisce robustezza all'animale. I vertebrati per quanto riguarda la riproduzione sono tutti sessi separati.

6. Classe: Aves, Uccelli

Ovviamente, i nostri protagonisti non potevano essere altro che Uccelli, degli Aves, cioè una classe di vertebrati particolarmente adatti al volo. Questi animali sono omeotermi, cioè con temperatura corporea costante, generalmente intorno ai 40 gradi centigradi.Caratteristica esclusiva è di essere rivestiti da penne. Il corpo ha la caratteristica forma aerodinamica, con il torace carenato per meglio fendere l'aria durante il volo; le ali sono provviste di penne, collegate al torace da robusti muscoli pettorali; le loro ossa sono cave, cioè vuote internamente, e dette pneumatiche, per rendere minimo il peso dello scheletro; hanno dei sacchi, detti sacchi aerei, sparsi in tutto il corpo, che alleggeriscono ulteriormente il loro peso; hanno il becco, che sostituisce i denti e assume forme diverse in relazione al tipo di alimentazione. Gli uccelli sono ovipari, con fecondazione interna.

7. Subclasse: Neornithes



La cornacchia araldica



Ovviamente, Sosa e Susa non sono “dinosauri”. E’ proprio per questo che è stata introdotta questa sub categoria di neo (nuovo) ornithe (uccello), proprio per distinguerli dagli uccelli antidiluviani.

8. Ordine: Passeriformes







Vasto ordine di uccelli comprendente oltre 5.700 specie e più della metà dei volatili viventi. I passeriformi sono diffusi in quasi tutto il pianeta, tranne che in alcune isole e in prossimità dei Poli. Molti di essi sono canori e hanno apparati vocali (siringe) ben sviluppati. Particolarmente dotati in questo senso sono i tordi, il cui complesso apparato vocale può produrre e imitare una vasta gamma di suoni e ritmi. Le dimensioni dei passeriformi sono generalmente piccole o medie, e variabili tra gli 8 cm di lunghezza e i 5 g di peso dei regoli più minuti, e i 100 cm di lunghezza e 1400 g di peso di alcuni corvidi. Le zampe hanno tre dita rivolte in avanti e uno (il pollice) all’indietro, e sono tali da permettere una salda presa su rami sottili, fili e posatoi. Il becco è corto e conico nelle specie che si nutrono di semi (granivore) e più lungo e sottile in quelle insettivore o onnivore. In tempi abbastanza recenti della loro storia evolutiva, i passeriformi sono andati incontro a una radiazione adattativa esplosiva, che li ha portati a riempire le numerose nicchie ecologiche ricche di insetti e di semi, disponibili negli ambienti forestali e campestri. Un caso particolare di radiazione adattativa nei passeriformi è rappresentato dai “fringuelli” delle isole Galapagos. Si tratta di 14 specie diverse di passeriformi della famiglia degli emberizidi, che attirarono l’attenzione del naturalista Charles Darwin nel corso della sua celebre spedizione scientifica intorno al mondo a bordo del brigantino Beagle. Darwin, che conosceva le specie di uccelli che abitano la terraferma più vicina alle Galapagos, notò che, diversamente da queste, le specie insulari mostravano una grande varietà di becchi, adatti ai nutrimenti più svariati. Egli ipotizzò che questi uccelli passeriformi si fossero evoluti a partire da un antenato comune proveniente dalla terraferma che, approfittando dell’assenza di competizione da parte di altri animali, colonizzò le nicchie ecologiche vacanti, adattandosi a tal punto da dare origine a nuove specie indipendenti. Per Darwin le osservazioni sui fringuelli delle Galapagos rappresentarono un momento cruciale per l’elaborazione della teoria dell’evoluzione e della selezione naturale. I passeriformi costituiscono il più vasto ordine della classe uccelli, phylum cordati. Il gruppo è suddiviso in quattro sottordini, di cui quello dei passeri (o oscini) è il solo rappresentato in Europa. Le più note famiglie di questo sottordine sono: alaudidi (allodola, calandra, tottavilla), rundinidi (rondine e baalestruccio), motacillidi (pispola, ballerina e cutrettola), lanidi (averla), bombicillidi (beccafrusone), cinclidi (merlo acquaiolo), trogloditidi (scricciolo), turdidi (tordo bottaccio, usignolo, codirosso e codirosso spazzacamino, saltimpalo, pettirosso, passeo); muscicapidi (regolo, pigliamosche), egitalidi (codibugnolo), paridi (cincia), sittidi (picchio muratore), certidi (rampichino), emberizidi (zigolo, cardinale rosso, , fringuello di Darwin), fringillidi (fringuello, cardellino, crociere,ciuffolotto, frusone, canarino), ploceidi (passero, vedova, tessitori), sturnidi (storno, bufaga, gracula), oriolidi (rigogolo), paradiseidi (uccello del paradiso), corvidi (gazza, gracchio, ghandaia, corvo, corvo imperiale, e, dulcis in fundo, cornacchia). (Fonte: Wikipedia).

9. Sottordine: Oscines

Il Sottordine degli Oscini (Oscines o Passeri), con circa 4.000 specie, costituisce una delle due maggiori suddivisioni dell'ordine dei passeriformi. Gli oscini sono uccelli canori riconoscibili in quanto hanno una siringe più complessa, un Dna caratteristico, una specifica forma dell'osso mediano dell'orecchio, e generalmente devono apprendere le vocalizzazioni più complesse del loro repertorio. Le espressioni canore di questi uccelli sono essenzialmente territoriali in quanto comunicano l'identità e la posizione di un individuo ad altri uccelli segnalandone inoltre le intenzioni sessuali. Non devono essere confusi con altre espressioni sonore di uccelli che hanno scopo di allarme o contatto e sono particolarmente importanti negli uccelli che si nutrono o migrano in stormi. Altri uccelli hanno richiami sonori per attirare la compagna o per marcare il territorio, ma sono usualmente semplici e ripetitivi, mancando della varietà di molte vocalizzazioni degli oscini. (Fonte: Wikipedia)

10. Famiglia: Corvidae



Famiglia di uccelli dell’ordine dei passeriformi, onnivori e pressoché cosmopoliti, comprendente corvi, cornacchie, ghiandaie, gazze, gracchi, nocciolaie e taccole. Se ne contano in tutto un centinaio di specie, diffuse pressoché ovunque tranne che nelle regioni polari e in alcune zone dell’Oceania. Le dimensioni dei corvidi sono comprese tra i 25 e i 65 cm circa. La colorazione del piumaggio varia da specie a specie, ma è generalmente identica nel maschio e nella femmina. Il becco è particolarmente robusto, adatto ad afferrare e rompere il rivestimento coriaceo di semi e frutti secchi, che rappresentano una componente importante della loro ricca dieta. Le narici sono ricoperte di sottili piume, dette vibrisse, che contribuiscono a svolgere la funzione olfattiva. I corvidi sono considerati uccelli estremamente intelligenti e adattabili. Vivono spesso in prossimità di insediamenti umani. Sebbene nella stagione riproduttiva manifestino un comportamento territoriale, negli altri periodi dell'anno sono generalmente gregari, formando talvolta stormi di migliaia di individui. Alcune specie, come il corvo comune europeo, compiono brevi migrazioni stagionali. I nidi sono generalmente ampi, costruiti sugli alberi più alti, con ramoscelli e materiali più morbidi e sottili. Le uova, da tre a otto, hanno una colorazione intensa, generalmente verde-azzurra, screziata di marrone. Il maschio e la femmina collaborano alla costruzione del nido, ma la cova delle uova, che dura da 16 a 21 giorni, è compito esclusivo della femmina; i piccoli, invece, vengono accuditi da entrambi i genitori. I richiami sono forti e caratteristici di ciascuna specie. Le loro voci roche e sgraziate, il colore tetro e le abitudini necrofaghe di alcune specie hanno impresso nell’immaginario collettivo delle persone l’idea del “corvo” come un animale da temere e disprezzare, simbolo di morte e portatore di sventure. Nella realtà questi uccelli, assieme agli altri appartenenti al gruppo dei corvidi, non fanno nulla di diverso da qualsiasi altra creatura del pianeta: cercano di perpetuare la specie come meglio sanno fare! Essendo animali particolarmente “intelligenti” ed adattabili alle diverse situazioni ambientali, si fanno talvolta mal volere sfruttando quelle risorse che gli “umani” reputano di esclusiva proprietà. Onnivori e opportunisti appunto, quasi tutte le specie della famiglia utilizzano, quando possono, le risorse alimentari dell’agricoltura e, dotati di una certa capacità predatoria, non esitano a cibarsi di uova e nidiacei danneggiando il patrimonio faunistico. I danni arrecati, si badi bene, possono diventare ingenti e realmente “intollerabili” solo quando le popolazioni sono costituite da un gran numero di animali. Tale situazione può riguardare soprattutto il corvo (ma solo nel Nord e Centro-Europa essendo in Italia solo svernante in poche località della pianura padana) e, in misura minore, la cornacchia. I benefici derivanti dall’intensa attività di predazione su innumerevoli specie di invertebrati, bruchi e larve di insetti “dannosi” alle coltivazioni e alla selvicoltura ricompensano ampiamente, d’altra parte, i potenziali danni arrecabili. I corvidi sono senza dubbio uccelli molto interessanti. Dotati di spiccate abilità imitative sia dei suoni (tanto da poter imitare molto bene le parole umane) sia dei comportamenti di altri uccelli (copiano ad esempio le tecniche di pesca dei gabbiani e degli aironi), mostrano una elevata capacità di apprendimento ed una notevole plasticità comportamentale. Molto sviluppato ed utilissimo per la trasmissione delle acquisizioni culturali è il sistema di comunicazione interindividuale: all’interno della complessa struttura sociale in cui sono organizzate le popolazioni dei corvidi, gli individui “scambiano informazioni” tra loro attraverso un vasto repertorio di emissioni vocali ed atteggiamenti posturali caratteristici. I corvidi sono noti anche per la loro monogamia, anche se la “fedeltà coniugale” non sembra essere assoluta; le coppie delle diverse specie passano la vita insieme prodigandosi nelle cure parentali (sono genitori attenti e premurosi) e difendendo il proprio territorio. Ad esclusione delle popolazioni del Nord-Europa infatti, tutte le specie sono sedentarie ed occupano lo stesso territorio durante l’intero anno (non sono comunque rari i casi di erratismo occasionale con movimenti anche di una certa entità). Un’altra particolarità (non comune nel mondo animale) molto interessante e meno conosciuta di questi uccelli è quella di utilizzare strumenti per risolvere problemi in situazioni diverse. Sono stati osservati in più occasioni corvi, cornacchie e ghiandaie gettare piccole pietre e rametti contro i loro aggressori per allontanarli, oppure usare bastoncini per raggiungere il cibo e fessure nei tronchi o grosse radici a mo’ di morsa ed incudine per frantumare più agevolmente i grossi semi. La ghiandaia e la nocciolaia inoltre, grazie all’innata abitudine di nascondere pinoli, nocciole e ghiande sottoterra per poter contare su una dispensa alimentare nei periodi di scarsità di cibo (hanno una straordinaria memoria visiva e ritrovano i semi anche sotto la neve), rappresentano un particolare caso di coevoluzione fra animali e piante: i semi in eccesso o dimenticati concorrono infatti alla dispersione e alla diffusione delle piante nel bosco con evidente vantaggio anche per gli uccelli che da esse traggono sostentamento.
Le specie italiane appartenenti alla famiglia dei Corvidi sono nove: il corvo (Corvus frugilegus), completamente nero e spiccatamente coloniale, presente solo come svernante in pianura padana; la cornacchia (Corvus corone), la cui sottospecie grigia è diffusa ovunque mentre quella nera è limitata alle Alpi; il corvo imperiale (Corvus corax), nero e di grosse dimensioni, legato in prevalenza alle zone montane ed alle coste con ripide pareti rocciose; la taccola (Corvus monedula), nera con la nuca grigia, gregaria, legata alle pareti rocciose e agli edifici storici ricchi di buchi e fessure ove nidifica; il gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus), nero con becco e zampe giallo-arancio, gregario, tipico abitatore delle alte cime alpine; il gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax), nero con lungo becco ricurvo rosso lucente, localizzato in diverse parti dell’Appennino centro-meridionale e nelle Alpi occidentali; la gazza (Pica pica), dalla tipica colorazione bianca e nera e la lunga coda, frequente soprattutto nelle aree rurali; la nocciolaia (Nucifraga caryocatactes), dal piumaggio bruno macchiettato di bianco, diffusa nelle foreste di conifere alpine, specializzata nel cibarsi dei semi del pino cembro e, in minor misura, delle nocciole; la ghiandaia (Garrulus glandarius), dal piumaggio variopinto di bruno-rosato, bianco, nero ed azzurro, legata ai boschi decidui con dominanza di querce dei cui semi prevalentemente si nutre. (Fonte: Wikipedia e Centro naturalistico Sanmarinese – www.apasrsm.org)

11. Genere: Corvus

Il genere Corvus ha una distribuzione molto ampia, pressoché ubiquitaria, sebbene non vanti rappresentanti in nessuna parte del Sud America. Ne fa parte la taccola (Corvus monedola), un tempo abbondante in Italia, oggi in diminuzione. Il corvo nero (Corvus frugilegus), lungo fino a 45 cm, è amante dei campi e dell'aperta campagna; forma colonie e stormi misti insieme a taccole, cornacchie e storni e in Italia compare quasi esclusivamente durante l’inverno. La cornacchia (Corvus corone) è presente in Italia con due sottospecie: quella nera e quella grigia (Corvus corone cornix). Il corvo imperiale (Corvus corax), a differenza della maggior parte degli altri corvidi, è anche un predatore attivo. È diffuso in gran parte dell'emisfero settentrionale, dalle isole artiche ai deserti nordafricani. Raggiunge la lunghezza di circa 60 cm, ha una coda a forma di cuneo e presenta una colorazione nera e lucida, con riflessi blu metallici; il becco è lungo, potente e leggermente adunco e le zampe sono munite di forti artigli. Tra le specie nordamericane incluse nel genere Corvus, la più nota è Corvus brachyrhynchos. Inoltre, Corvus caurinus è confinato alla costa del Pacifico e Corvus ossifragus abita le coste dell'Atlantico settentrionale e alcune zone dell'entroterra. Altri uccelli della famiglia dei corvidi sono le gazze, classificate in generi diversi tra cui Pica e Cyanopica; le nocciolaie (Nucifraga), presenti in Italia lungo l’arco alpino; le ghiandaie (Podoces, Garrulus, Perisoreus) e i gracchi (Pyrrocorax).

12. Specie: Coronae

Il genere Corvus si divide in due specie: Coronae Coronae (Cornacchia nera) e Corona Cornix (Cornacchia grigia).Le due specie si differenziano solamente per il colore delle piume. Negli ultimi anni, nel Nord Italia si sta verificando un curioso fenomeno. La Cornacchia grigia, mescolandosi con quella nera, sta facendo nascere una “nuova” sottospecie: la Corvus Coronae Cornix Cornix.

13. Sottospecie: Cornix

E siamo arrivati, finalmente a Sosa e Susa. La Cornacchia grigia ha dimensioni medio-grandi, becco grosso e ali piuttosto lunghe e larghe. In entrambi i sessi il piumaggio grigio sul dorso del collo, mentre le restanti parti, compreso il becco e le zampe, sono nere. Le cornacchie grigie sono uccelli gregari (di gruppo). Il loro comportamento sociale, selezionato nel corso dell'evoluzione della specie, offre evidenti benefici come la possibilità di avvertire in tempo la presenza di nemici. Una tecnica di difesa di questi uccelli consiste nell'innalzarsi in volo dell' intero stormo allo scopo di disorientare i predatori. Nel gruppo esiste comunque una gerarchia ben definita, evidenziata da frequenti atteggiamenti di dominanza e sottomissione. La cornacchia grigia ha una dieta onnivora e può mangiare di tutto: piccoli animali, rifiuti, carogne , frutti, germogli e semi. Il suo canto è costituito da un caratteristico e aspro gracchiante, mentre il volo è diritto con battiti d'ala ritmati ma abbastanza lenti. La cornacchia grigia può essere talvolta confusa da lontano con qualche rapace, anche se il suo modo di planare è più insicuro. La cornacchia grigia vive ovunque e si trova quindi anche nelle aree urbane e in quelle coltivate. È un uccello molto adattabile e intelligente. La Cornacchia grigia ha dimensioni medio-grandi, becco grosso, massiccio e curvo all'apice, coda mediamente arrotondata, ali piuttosto lunghe e larghe, zampe robuste. In entrambi i sessi il piumaggio è grigio sul dorso del collo, scapolari, dorso, groppone, petto, ventre, sottocoda e ascellari, mentre le restanti parti, compreso il becco e le zampe, sono nere. In volo si distingue dalla Cornacchia nera per la colorazione grigia, che contrasta nettamente con le parti nere. Lunghezza cm 46, peso gr 430-580.
Pur trattandosi di una specie decisamente sociale, vive in coppie o in gruppetti di qualche decina di individui; è comunque più gregaria della Cornacchia nera. Di indole accorta e sospettosa, si alimenta soprattutto sul terreno. Possiede un volo diritto a lenti battiti d'ala e in genere non si porta a grandi altezze; di rado veleggia ad ali ferme per guadagnare quota.
Si ciba di insetti (soprattutto coleotteri e ortotteri), molluschi, anellidi ed altri invertebrati, anfibi, piccoli uccelli e loro uova, piccoli mammiferi, animali feriti e malati di media e piccola mole, carogne, semi (specialmente di cereali germinati), frutta, bacche, ortaggi, qualsiasi resto di origine naturale e di rifiuto di origine umana.
Verso la fine dell'inverno si osserva un rafforzamento del legame tra i membri della coppia e in marzo inizia la costruzione del nido ad opera soprattutto della femmina. Il nido è costruito sopra il ramo robusto e biforcuto di un albero ad una quindicina (anche meno) di metri d'altezza o, più di rado, su pareti rocciose o sul terreno. Alla fine di marzo vengono deposte 4-5 uova, che sono covate per 18-20 giorni dalla sola femmina, mentre il maschio provvede a procurarle il cibo. I giovani sono accuditi da entrambi i genitori fino all'età di circa un mese. Depone una volta all'anno. Frequenta zone coltivate purché disseminate di alberi, siepi e boschetti, pascoli, brughiere, rive di fiumi e laghi, coste marine, regioni disabitate e villaggi. Specie ampiamente distribuita come nidificante dall'Europa all'Asia grosso modo tra i fiumi Elba e Jenissey; erratica, individui delle popolazioni settentrionali raggiungono in inverno regioni più meridionali. In Italia è stazionaria e nidificante in tutta la penisola e in Sicilia.

La Cornacchia romana

Riportiamo, qui di seguito, un interessante articolo scritto dall'Ufficio Diritti Animali
Via U.Aldovrandi, 12 - 00197
tel 06/32.17.951 - 06/32.65.05.70
fax 06/32.65.05.68



©roberto maurizio

La cornacchia è un passeriforme, ed è, quindi una stretta parente dei passeri, degli storni, dei merli, dei pettirossi e di molti altri piccoli uccelli canori. Certo, il suo aspetto è un po’ diverso, ma quello che cambia sono solo le dimensioni. Le cornacchie che vivono nel nord Italia e in molte altre zone europee sono completamente nere e non presentano il mantello grigio tipico dei nostri esemplari. Ma pur se così differenti, queste due cornacchie, la grigia e la nera, come abbiamo visto, appartengono alla stessa specie, sono solo due sottospecie del Corvus Coronae. In Italia esistono altre sette specie di corvidi, la famiglia appunto a cui appartiene la cornacchia. Tra questi, c’è la gazza dal caratteristico piumaggio bianco e nero che, sebbene assente a Roma, frequenta i centri abitati di alcune aree della regione Lazio.
All’interno di Roma è invece presente la taccola, più piccola della cornacchia, completamente nera con una sfumatura grigio argentato sulla nuca (una specie di corona). Questa specie ha abitudini molto più sociali della cornacchia e vive tutto l’anno in stormi formati da alcune decine di individui con gerarchie molto complesse. La taccola è stata studiata molto attentamente dal premio nobel Konrad Lorenz che ne descrisse i comportamenti nel suo famoso libro “L’anello di Re Salomone”. La cornacchia è una specie principalmente sedentaria, che vive per tutto il corso dell’anno nella stessa zona. Questa regola è valida, però, solo in quelle zone dove il clima è temperato, come appunto l’Italia. Nel nord Europa al contrario, si può assistere a veri e propri voli di migrazione che in autunno portano le cornacchie, che vivono in zone con inverni troppo freddi, a raggiungere aree dove il clima è più dolce. Comunque, in questi ultimi anni, il fenomeno è notevolmente diminuito di intensità, forse a causa dei cambiamenti del clima o per il fatto che anche nelle zone molto fredde la disponibilità di cibo non diminuisce durante l’inverno, grazie alla grande abbondanza di rifiuti prodotti dall’uomo.
Nel nostro Paese, le cornacchie compiono degli spostamenti che non sono migrazioni vere e proprie, ma piuttosto dei voli di dispersione. Questi sono più frequenti tra i giovani che, spinti da una curiosità e da uno spirito di esplorazione maggiore degli adulti, si allontanano dalle zone dove sono nati per cercare altre aree da colonizzare. Di solito questi spostamenti avvengono dalle aree definite “zone sorgente”, in cui il numero dei pulcini nati durante la primavera è superiore a quello degli individui che sono morti per vecchiaia, per malattia, per predazione o per scarsità di cibo. La destinazione delle cornacchie che si spostano dalle aree sorgente sono le zone dove invece il fenomeno è opposto e in cui il numero dei nuovi nati è minore di quello degli individui deceduti. Queste zone vengono chiamate “zone di calo”. Questo meccanismo serve per bilanciare il numero delle cornacchie sul territorio e probabilmente Roma si sta trasformando proprio in questi anni da “zona di calo” a “zona sorgente”. La cornacchia grigia è una specie monogama, vale a dire che le coppie restano unite per tutta la vita. Se uno dei componenti della coppia muore viene comunque sostituito in pochi giorni. Questo significa che c’è un gran numero non solo di maschi scapoli, ma anche di femmine nubili e che quello che condiziona la possibilità di mettere su famiglia è principalmente la disponibilità di territori liberi. Già a metà marzo le cornacchie cominciano a costruire i loro voluminosi nidi che, nella nostra città, sono generalmente posti tra i rami di un grande albero, soprattutto pini domestici e platani. Il culmine della nidificazione va però da metà aprile a metà maggio. Quando in inverno i platani perdono le foglie è facile, ad esempio sui Lungotevere, osservare l’intrico di rametti che forma la coppa del nido. I vecchi nidi non vengono però riutilizzati e ogni anno vengono ricostruiti. La femmina depone da tre a sei uova di colore bianco che vengono covate, senza l’aiuto del maschio, per circa 18 giorni. I pulcini resteranno nel nido per circa un mese. Anche il maschio partecipa al loro allevamento, ma la fatica maggiore spetta alla femmina. Nella cornacchia non si può certo parlare di un vero e proprio canto, almeno come lo intendiamo generalmente noi. I suoi versi non sono certamente gradevoli come il canto delle altre specie di passeriformi ma, nonostante questo, anche le cornacchie utilizzano la voce per comunicare con i loro simili. ll canto serve per affermare la presa di possesso della zona dove verrà costruito il nido.
Il classico ”cra-cra” è invece un verso di avvertimento che può avere vari significati in rapporto al tono con cui viene emesso: “sono qui”, “mi sto innervosendo”, “sono pronto alla lite”, ecc. Un verso forte e gracchiante, come un ”krrr” ripetuto, viene emesso quando le cornacchie scorgono un potenziale pericolo nel loro territorio. Un rapace, un gatto, un cane ma anche un uomo, se identificato come un pericolo, vengono apostrofati in questo modo. Tutte le cornacchie della zona accorreranno, anche loro emettendo lo stesso verso e in breve tempo un rumorosissimo stormo di uccelli sorvolerà l’intruso. In alcuni casi si può addirittura arrivare al contatto fisico. Le cornacchie più coraggiose si getteranno in picchiata sull’invasore che ha avuto l’ardire di violare i loro invisibili confini. Questo comportamento, che viene chiamato mobbing, ha lo scopo di allontanare un possibile pericolo aiutandosi l’un l’altra. Alcune volte, però, le cornacchie non utilizzano la voce ma fanno schioccare nervosamente il becco per comunicare la loro aggressività nei confronti di un altro individuo. Un linguaggio complicato quello delle cornacchie che presenta, inoltre, molti dialetti. Non è detto che, se una cornacchia sarda o friulana potesse arrivare a Roma riuscirebbe a comunicare con quelle trasteverine o dei Parioli. La società delle cornacchie è regolata da gerarchie molto precise. Durante l’inverno, quando abbandonati i territori di nidificazione le cornacchie divengono degli animali sociali, i maschi adulti di grandi dimensioni divengono i “capi”. Essere un capo significa principalmente essere il primo a mangiare e a scegliere il posatoio migliore. Questa gerarchia è definita dal sesso (i maschi sono dominanti sulle femmine), dall’età (gli adulti sono dominanti sui giovani) e dalle dimensioni (gli individui più grandi dominano sui più piccoli). Durante la cattiva stagione le cornacchie hanno l’abitudine di formare grandi addensamenti serali per andare a dormire tutte insieme sullo stesso gruppo di alberi. Questo luogo viene chiamato in termini tecnici “roost”. Prima di radunarsi in questi siti hanno anche l’abitudine di darsi appuntamento tutte le sere in zone che potrebbero essere chiamate “pre-roost”. Richiami emessi continuamente fanno quasi pensare che facciano l’appello per vedere che tutti siano arrivati e poi, spesso quando è già buio, vanno a dormire nello stesso luogo. Non è ancora chiaro il significato di questo comportamento ma si pensa che più individui insieme riescano a scorgere meglio l’arrivo di un eventuale predatore anche di notte, che i roost siano luoghi dove incontrarsi e “fidanzarsi”, ma c’è anche chi pensa che siano dei luoghi dove scambiare esperienze culturali. Ad esempio, se una cornacchia trova una fonte di cibo abbondante, la mattina seguente si dirigerà con decisione in quella direzione, informando involontariamente quei compagni che il giorno prima hanno avuto problemi per alimentarsi. In questi dormitori sono stati osservati anche più di 800 individui insieme. A Roma ne esistono diversi: i più grandi sono quelli di Villa Doria Pamphili e di Villa Ada. Ma la vita sociale delle cornacchie non si ferma certamente solo a questi aspetti. Molti comportamenti sono stati studiati solo recentemente e meriterebbero sicuramente approfondimenti. Ad esempio, durante lo svezzamento dei piccoli ci sono gli “aiutanti”, Sembrerebbe che siano i figli degli anni precedenti della stessa coppia che, non essendo ancora in grado di mettere su famiglia, aiutano nell’allevamento dei fratelli minori. Questo comportamento presuppone un fortissimo legame familiare e meccanismi di riconoscimento individuale di cui ancora non si conosce quasi nulla. La cornacchia mangia di tutto! Questo fa capire perché è possibile trovare questa specie in tutti gli ambienti. Le cornacchie sono in grado di digerire sostanze animali e vegetali, preferendo le prime in primavera-estate e le seconde in autunno inverno. Le cornacchie sono in grado di comportarsi da predatori catturando piccole prede (insetti, piccoli uccelli, topi, lucertole, rane e addirittura pesci) o da “avvoltoi”, mangiando animali morti. Anche se può sembrare crudele, durante lo svezzamento dei piccoli al nido, i genitori usano portare pulcini di cornacchia rapiti dai nidi dei vicini. Uno sbrigativo meccanismo di controllo delle nascite! La città offre alla cornacchia una miriade di possibilità di alimentazione, come ad esempio i sacchetti dei rifiuti che vengono aperti a colpi di becco, il cibo lasciato per i gatti, le uova dei piccioni urbani o i frutti degli alberi nei giardini. Come in altre città le cornacchie romane hanno imparato a rompere le noci, non solo quelle dell’albero europeo, ma anche quelle molto più dure del noce americano, una specie ornamentale presente ad esempio a Villa Borghese. Tenendo il frutto stretto nel becco si alzano in volo e lo fanno cadere sull’asfalto di strade poco frequentate. La caduta della noce è seguita in picchiata per evitare che qualche altro individuo rubi il ricco boccone, poiché anche l’abitudine di rubare cibo ad altri animali è molto frequente. Infatti, è spesso possibile osservare cornacchie che inseguono in volo altre cornacchie, gabbiani o addirittura i gheppi, un piccolo falco, per fargli cadere la preda e impossessarsene. Mentre, un’abitudine riscontrata solamente a Roma è quella di aprire i frutti del pino domestico, i pinoli, incastrandoli nelle crepe di un masso, di un muro o di una radice, per tenerli fermi e aprirli a colpi di becco. Negli ultimi anni il numero di cornacchie grigie a Roma è aumentato notevolmente, portando molti di noi ad accorgersi della loro presenza. Ma perché la cornacchia ha colonizzato Roma? Quali sono i motivi che spingono tanti uccelli (pensiamo, oltre alla cornacchia, anche a piccioni e storni) a vivere in città? Tutto dipende dai vantaggi che la città stessa offre al di là dei disturbi (ad esempio inquinamento e rumore) e dei pericoli (ad esempio traffico e gatti) che la caratterizzano. Il primo di questi vantaggi è, senza dubbio, la maggiore sicurezza di cui la cornacchia può godere in città: infatti all’interno dei confini cittadini non si caccia per ovvi motivi, e quindi le cornacchie che, fuori dalla città, spesso vengono abbattute per le loro incursioni nei coltivi, qui trovano scampo. Altro vantaggio è il cibo. In città la cornacchia può facilmente trovare fonti di alimentazione e i rifiuti che noi produciamo rappresentano la prima di queste fonti. Non è raro, infatti, vedere una cornacchia rovistare tra i cesti dell’immondizia che si trovano nelle nostre strade. Un ultimo vantaggio è la temperatura. A Roma, a causa dei motori delle automobili, della dispersione di calore del riscaldamento dalle abitazioni e dell’inquinamento atmosferico la temperatura è decisamente più alta che nelle zone vicine e questo rende la città più ospitale per le cornacchie durante l’inverno. Tutto ciò ci fa capire come, per la cornacchia, l’ambiente urbano appaia come un’oasi da colonizzare e ci fa anche comprendere il perché essa lo faccia anche se si trova a dover “convivere” con un coinquilino così egocentrico e diffidente come l’uomo. In conclusione, se potessimo chiedere alla cornacchia: “Cosa pensi di noi?” la risposta sarebbe: “Mi siete molto utili!”
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Fine quarta puntata

4 ottobre 2007

Sirio, la stella del Cane maggiore

La Cornacchia

di Roberto Maurizio

Sosa sorvola il cielo di Roma - © roberto maurizio


Le cornacchie in attesa. Da sinistra verso destra: Sosa, Susa, Susina e Sosone - © roberto maurizio

Dunque. L’osservazione distratta da sola non basta a rendere consapevoli gli uomini sulla bellezza delle cose che guardano. Ad esempio, durante una notte stellata, senza Luna, con un cielo terso, il 99% delle persone (perlomeno quelle del mio campione di conoscenze) non sa distinguere una costellazione da un’altra. Il raggruppamento stellare più conosciuto, sicuramente, è l’Orsa maggiore, ma se chiedi dov’è Cefeo (la casetta), dove Cassiopiea (la M o W), dove Pegaso (il cavallo alato), la quasi totalità non sa rispondere. Eppure tutti guardano il cielo stellato!

La costellazione di Cassiopea. Fonte: www.margheritacampaniolo.it



La stessa cosa avviene con i venti. Nonostante che il vento ti tagli la faccia o ti faccia sudare, pochi riescono a riconoscere un fenomeno atmosferico, così "banale", da un altro. Ad esempio, scirocco e libeccio (o garbino) per molte persone sono la stessa cosa, tanto fa caldo!
La rosa dei venti. Fonte: www.Gnomomentino.it

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Esci di casa, davanti a te trovi due alberi, diversi tra loro. Ti chiedi a quale famiglia appartengono? Lungo il viale che percorri con l’auto, ci sono diverse piante, ti chiedi di quale genere fanno parte? Una prima risposta scomposta sarebbe, “ma che me frega”. Ma è proprio questa la risposta: la gente non vuole conoscere ciò che non le interessa, cioè ciò che non le serve. Ad un marinaio, ovviamente le stelle e i venti sono indispensabili per la sua sopravvivenza. Ma a un bancario conoscere la distinzione tra angiosperme e gimnosperme “je ne pò frega’ de meno”.

Torino: anziani al parco. Fonte: www.comune.torino.it

Così è per gli uccelli. Ecco, dunque, che, allora, Sosa e Susa diventano "degli uccelli qualunque" o, al massimo, come li hanno definito i due giornalisti di “La Repubblica”, “semplicissime cornacchie”, ed è già un passo avanti, li avrebbero potuto chiamare corvi.
Perché tanta ignoranza? La prima risposta l’abbiamo già data: oggi, come ieri, si conosce e si vuole apprendere solo ciò che effettivamente serve nella vita quotidiana. Gli antichi Egizi, ad esempio, sapevano riconoscere Sirio (la stella più luminusa del nostro cielo) perché le rive del Nilo, che erano il luogo ideale per la coltivazione, ogni anno venivano inondate dalle acque del fiume che straripavano (oggi più elegantemente si dice tracimavano, comuqnue erano sempre allagate). Prevederne con un certo anticipo l’uscita dall’alveo, in modo da affrettarsi per accumulare il raccolto e portarlo in salvo dall’acqua in arrivo, era di estrema importanza. Ebbene, gli Egizi si erano accorti che quando Sirio sorgeva prima del Sole (sorgere eliaco), poche settimane dopo avveniva l’inondazione. Diverse delle loro piramidi presentano piccole aperture che puntano proprio verso tale punto di levata e venivano utilizzate dai sacerdoti egizi per predire l’arrivo del perioro di piena. Questo periodo di “levata eliaca” di Sirio (cioè, quando la stella sorge e tramonta prima del Sole) cade tra il 24 luglio e il 26 agosto, che, nel nostro emisfero, è il periodo più caldo dell’anno: l’espressione “giorni della canicola”, dal latino “piccolo cane”, si riferisce proprio a Sirio, la stella del Cane maggiore (come un cane che vigila), ed alla sua associazione con il caldo dell’estate.

I sacerdoti egiziani, di fronte alla piramide di Cheope osservano Sirio, la stella della costellazione “Cane maggiore” - Fonte: www.astro.pd.astro.it


Sempre questa importante stella (Sirio) era conosciuta, e non proprio gradita, dagli antichi greci. Omero si riferisce a Sirio nel ventiduesimo canto dell’Iliade, quando paragona al fulgido astro il terribile Achille che si appresta a marciare su Troia e ad uccidere Ettore:
“...Primo lo videPrecipitoso correre pel campoPrìamo, e da lungi folgorar, siccome L’astro che Cane d’Orion s’appella, E precorre l’Autunno: scintillanti Fra numerose stelle in densa notteI suoi raggi; splendidissim’astro, Ma luttuoso e di cocenti morbiAi miseri mortali apportatore. Tal del volante eroe sul vasto petto Splendean l’armi...”


Omero, fra Dante e Virgilio - Fonte: www.summagallicana.it

Le altre risposte vanno ricondotte, come al solito e com’è la nella linea editoriale di questo Blog, alla carente Informazione, all’insipiente Istruzione e all’inesistene interesse delle Istituzioni:
(le 3 i).
Tra le 3 i, a mio avviso, in questo contesto, la maggiore responsabilità è da attribuire sicuramente all’Istruzione. Se, giustamente, l’interesse è strettamente collegato all’utilità del sapere, allora allo studente “je ne po’ frega’ de meno” della matematica, come materia astratta, dell’inglese, come conoscenza della grammatica, della sintassi, e dell’italiano, ormai quasi una lingua morta (il 99% della popolazione mondiale non parla e non capisce la nostra lingua). E Fioroni e tutti i Filistei, invece di andare verso la globalizzazione ci ributtano nel “cortile”.


Sosa e Susa (e Sosone) danzano - Fonte © roberto maurizio

Poveri bambini! Alle scuole elementari sono indottrinati sull’ecologismo esasperato che è fin troppo semplice da capire. Riscaldamento dovuto all’effetto serra, lo capiscono (la canicola si fa sentire), ripuliamo il mondo, dicono gli insegnanti di “Bambini del mondo” (Roma, Cinecittà Est) e gli alunni lo capiscono (basta guardarsi a torno – vedere foto inviate da questo Blog il 1° ottobre scorso). E si fermano lì, perché le Istituzioni (attraverso il Minclocmax) hanno le idee chiare: meno si sa più si governa. Nessun alunno conosce, invece, l’importanza della torre che si trova a 50 metri (calcolati) dalle mura della scuola (vedere foto): una Torre spaccata (da non confondersi con l’omonimo quartiere romano) – 58 metri di altezza dal livello del mare, coordinate 41° 51’ 19.67’’ N / 12° 35’ 12.38’’ - (tenuta nella massima indigenza dalle Istituzioni come fosse l’ultimo degli extracomunitari sbarcati da poco) e bistrattata dai “cittadini”. Infatti, mentre scattavo le foto (alcune qui di seguito publicate) una ragazza, convinta che la sentivo ha sbottato dicendo “ma nun po’ anna’ a fotografa’ er Colosseo”. Una torre storica, di cui nessuno parla, sulla quale sorvolano disincantati, di tanto in tanto, Sosa e Susa (o, meglio, i loro cugini).


Uno "squarcio" della Torre - © roberto maurizio



Ed ecco come l'incuria riduce la Torre - © roberto maurizio



Fine Terza Puntata

3 ottobre 2007

Gli uccelli di Hitchcock

La Cornacchia

di Roberto Maurizio

Sosa e Susa crescono e cresce la “famiglia”. La “prole” aumenta. Ma il nido viene gestito con “sobrietà”. Due eredi il primo anno (2004), cinque il secondo (2005), tre il terzo (2006), quattro quest’anno. E’ difficile capire le dinamiche che regolano la “famiglia”. Non abbiamo i mezzi della National Geographic , ma, come alternativa, abbiamo l’indifferenza della popolazione romana (a tutt’altro affaccendata) e l’assenza colpevole delle ISTITUZIONI (che pensano solo a come fare per essere rieletti). La Cornacchia non tira voti. A colmare questo vuoto, ci pensa la stampa (INFORMAZIONE) che galvanizza la "sensibilità" della cittadinanza contro la Cornacchia pubblicando notizie sensazionali.


Foto di Claudio Colombo dal film "Gli uccelli"
http://www.claudiocolombo.net/

L'assedio delle cornacchie a Roma attaccano i passanti
La Repubblica, 29 maggio 2007
Se ne stanno tra le foglie degli alberi e poi attaccano. Dai rami dei pini scendono velocemente in picchiata, puntano i passanti e li colpiscono sulla testa: un forte battito d'ali e un colpo con il becco duro. La gente urla, corre via impaurita, cerca di proteggersi coprendosi la nuca e collo con le mani. Non è una scena del film Gli uccelli, l'horror di Alfred Hitchcock. Siamo a Roma, Monteverde, e ad attaccare i passanti sono delle semplicissime cornacchie. Da anni vivono in questo alberato quartiere della capitale, a un passo dal Gianicolo. Ma da qualche giorno hanno iniziato a beccare gli uomini. "Venerdì scorso - racconta Mara Valentini, tra le vittime di un Corvus corone cornics, questo il nome scientifico - andando a prendere l'autobus ho avvertito una forte botta in testa. Pensavo di essere stata colpita dal ramo di un albero, poi ho notato sulla portiera di una macchina parcheggiata il riflesso di una cornacchia che scendeva ancora in picchiata verso di me. Dopo essere stata colpita per due volte, mi sono coperta la testa con un sacchetto di plastica e ho iniziato a correre, mi sembrava un incubo". "In un solo giorno sono state colpite cinque persone", aggiunge subito Maria Rosaria Rago, altra preda delle cornacchie. Neppure il gatto del quartiere si è salvato: non passa giorno senza che venga becchettato dagli uccelli in cerca di cibo. Non siamo alla rivolta ma poco ci manca: "Siamo impauriti - spiega una barista - quegli uccelli sono diventati aggressivi: entrano nelle case quando le finestre sono aperte, e spesso attaccano e uccidono piccioni e gabbiani". Negli ultimi giorni molte le richieste di aiuto sia ai vigili urbani che alla Lipu.







Foto di Alfred Hitchcock
tratta da Wikipedia

La notizia fa scalpore, perché non è il cane che morde un uomo, ma è un uomo che morde il cane (una regola fondamentale del becero giornalismo INFORMAZIONE che andrebbe cambiata). Non sono le 15.000 o 20.000 cornacchie che vengono uccise all’anno che fa notizia, ma qualche passante (per l’esattezza sei) che viene “beccato” e “aggredito” da due cornacchie. Ben due giornalisti (INFORMAZIONE) hanno firmato il pezzo che è stato riportato integralmente sopra (Paolo Boccacci e Laura Mari). Due giornalisti (INFORMAZIONE) che non si sono nemmeno degnati di andare a verificare il “nome scientifico” delle “semplicissime cornacchie”: CORVUS CORONE CORNIX (con la X e non con la CS). Questo la dice lunga sulla superficialità della categoria. Ma tant’è.

Fine seconda puntata

2 ottobre 2007

La Cornacchia

La Cornacchia

di Roberto Maurizio

Da anni, sbadatamente, osservavo il volo di cinque o sei uccelli scuri che danzavano con tanta grazia sulle antenne dell’edificio dell’Anas, proprio davanti alle finestre di casa mia. Mi piaceva fissare, soprattutto durante le giornate ventose, il loro ballo spettacolare che somigliava proprio a una vera “quadriglia”. Poi, l’oblio.
Finché, alla fine di aprile di tre anni fa, scendendo dalla macchina parcheggiata sotto un platano (in realtà erano due platani “abbracciati” così stretti fra di loro che l’occhio distratto di un passante memorizzava in una sola figura), vidi un grosso uccello grigio scuro che stava costruendo un nido, infischiandosi di tutto.
La curiosità fu tanta che salii in fretta le scale e mi collegai ad Internet. “Che uccello mai sarà? A che ordine e a che famiglia appartiene?”. Le risposte, come al solito, tardarono a venire. Finalmente, dopo altri tentativi, attraverso Google, scoprii che quell’uccello grigio nero altro non era altro che una "volgare" cornacchia, una discendente di quei raffinati uccelli che volteggiavano dolcemente sulle antenne dell’Anas.
Vederli prima da lontano nel loro habitat, poi da vicino mentre costruiscono il nido e, dopo, pixel per pixel, sul monitor del computer, contrastava con la scoperta del nome che gli esseri umani hanno voluto attribuire a questo, non dico bellissimo, ma nemmeno cesso di uccello: cornacchia.
Mentre la coppia si stava costruendo un “lussuoso” nido, mi venne in mente di dare un nome ai futuri “genitori”. Ma come si fa a distinguere il maschio dalla femmina? Decisi di chiamarli, dopo essermi a lungo consultato con mio figlio (in realtà un po’ recalcitrante), Sosa e Susa, tutte e due con la a finale, ma il primo con la o iniziale e la seconda con la u. La o è maschio e la u è femmina. Mbè, un discorso (definiamolo così) un po’ attorcigliato. Mentre cercavo un nome agli uccelli, mi assalirono i ricordi assopiti della mia infanzia. Ricordai, distintamente, quando un ragazzo un po’ malvagio nell’aspetto, ma tanto buono interiormente, praticamente oggi si chiamerebbe un bullo, portava a spasso, legata alla zampa destra con una corda, “a curnacchiue” (dialetto molisano). Effettivamente, il “portamento”del volatile sul terreno non era molto aggraziato, visto che gli erano state mozzate le ali. Ma il “bullo” parlava bene dell’ex “pennuto”: “sa pure parlare… è intelligente e fa ciò che gli ordino di fare”. Ricordo, vagamente, che era un’usanza abbastanza diffusa in paese tenere cornacchie in casa, soprattutto in certe realtà non proprio agiate, ad esempio, a Mezzaterra (nomen omen).
Mi chiesi allora, come mai uno della mia età, con un certo grado di istruzione, non sappia attribuire un nome alle cose (animali, alberi, monti, laghi, fiumi, ect.) che vede e che lo circondano quotidianamente? Eppure sa distinguere la foca monaca dal pinguino, il cammello dal dromedario, il coccodrillo dall’alligatore e quant’altro. La colpa non sarà mica della National Geographic , di Quark o di Superquark, che ci inondano di notizie sugli animali esotici, africani, asiatici, americani, del Polo Nord e del Polo Sud, e poi si dimenticano della cornacchia?
Si sa che gli “inglesi” non sono come gli italiani. La Rai, come è stranoto, non è la BBC. Ho visto molti reportage della televisione britannica sugli animali del loro “cortile”. Ma, già, il “cortile” è provinciale. Non voglio avanzare richieste esasperate di federalismo bossiano, ma, vivaiddio, esiste anche la cornacchia!
Nelle foto: (in alto) Un esemplare di Corvus Corone Cornix; (a metà) Susa che costruisce il nido; (in basso) Sosa che fa la guardia mentre Susa nidifica.
Fine prima puntata

1 ottobre 2007

Foto dalla Capitale




Domenica. Qualche foto in un quartiere della Capitale. Parlano da sole.

30 settembre 2007

Oggi, 29 settembre...

Seduto in quel caffè... io non pensavo a te... Oggi, 29 settembre...inizia una nuova storia per questo blog. A un anno di distanza il blog "giornalisti per la cooperazione" diventa "stampa, scuola e vita". Questo blog intende occuparsi di temi assai scottanti come quelli che coinvolgono la stampa, la scuola e la vita quotidiana.
Per la stampa, il blog si interesserà dei seguenti argomenti:
1. i giornalisti e la cooperazione allo sviluppo;
2. i giornalisti e le aree difficili del mondo (Medio Oriente, Darfur, Cecenia, etc.)
3. i giornalisti e il sindacato (Serventi Longhi versus Franco Abruzzo)
4. i giornalisti e la Rai
5. i giornalisti e la politica

Per la scuola:
1. i giornali d'istituto
2. lettura dei giornali in aula
3. la riforma che non riforma
4. i ministri e la gente
5. le cazzate dei non addetti ai lavori (i politici e i burocrati del Ministero della Pubblica Istruzione);
6. il vaffanculo a scuola

Per la vita:
1. le città e i paesi italiani (foto e problemi)
2. vita di quartiere (iniziando dal Decimo Municipio di Roma, foto e commenti)
3. Veltroni e le buche
4. indicazioni turistiche
5. la vera difesa dei cittadini
6. chi è (ritratti di uomoni, donne, politici, amministratori, servizi pubblici e privati)

Queste le buone intenzioni. Speriamo di realizzarne perlomeno il 10%.