6 novembre 2008

Obama verde

Obama Verde
di Roberto Maurizio



Non 47 ma 45
Se dite Obama nero o meticcio siete razzisti, se dite Obama Verde allora siete progressisti. Obama, secondo i verdi, che non hanno nulla da spartire con Giuseppe, quello di Busseto, quello di "Va' pensiero", quello che insieme alla musica classica e operistica italiana viene presa in giro da un'America retrograda e incivile che deve ancora fare tanta strada per potersi mettere al passo con la nostra musica, quelli che con quattro accordi vendono milioni di dischi (come i loro cugini inglesi Beatles) che saranno distrutti dalla storia della musica umana, ha in mente un progetto assolutamente innovativo il "business verde". Con Osama, risolveremo tutti i problemi del verde. Lui ha appena 47 anni! Dicono euforistacamente i giornalisti e i politici italiani che l'appoggiano. Ma se 300.000 bambini in Africa non riescono a raggiungere nemmeno il secondo anno di vita, quanti anni ha Obama? 45, 47 - 2!

Obama abbronzato

Obama abbronzato
di Roberto Maurizio

Berlusconi deve chiedere scusa ad Obama
Un Capo di Stato o di Governo non può permettersi di scherzare. La situazione economica e finanziaria in Italia e nel mondo è difficile. Occorre misurare le parole. La gaffe di Berlusconi ha fatto il giro del mondo. Nessuno ha capito che voleva scherzare. Non si scherza con il colore della pelle. Berlusconi ha platealmente sbagliato. Berlusconi non può permettersi di aprire la bocca e dire quello che vuole. L'Italia non è mai stata razzista e mai lo sarà. Berlusconi deve chiedere scusa a Obama e a tutti gli afroamericani.

Le Brigate Rosso Nere
Razzista, però, è anche chi discrimina e chi offende. Berlusconi e Brunetta nani, equivalgono a Obama (168 cm) e a Condoleeza Rice (150 cm) abbronzati. Berlusconi sta Obama come Condoleeza sta a Brunetta. E' una semplice equazione. Ma quando le brigate rosso nere lo capiranno? Ferma restando la condanna per un’espressione sgradevole e vomitevole, su Obama abbronzato, tuttavia, bisogna guardare avanti. Berlusconi non può essere paragonato ad un “Insider Trading”. La Repubblica ha derubricato la notizia del razzista Berlusconi per favorire la notizia di un altro tonfo delle Borse europee. Si vede che i soldi valgono molto di più delle ideologie.

Costernate scuse
Occupiamoci di fatti reali e non di fantasie o frasi senza senso e senza buongusto sulle quali occorrerebbe non una rettifica, ma decise e costernate scuse.

Chiosa finale. I Bellimbusti
Forse domani il Cavaliere ritirerà l'ingiuria, la derubricherà nel suo cahier de doléance, farà il mea culpa, ma non vedrà nessun sinistro che si pentirà di offendere in continuazione i nani. Nani di tutto il mondo unitevi, uniamoci. Per la sinistra del popolo puro (minimo un metro e settantacinque) non ci sarà una Norimberga, anche perché finora non hanno avuto modo di eliminarci. Viva tutti quelli che per sembrare più alti si mettono i tacchi. Noi bassi, come Federico Caffé, Napoleone e il tanto odiato Vittorio Emanuele III (amante della natura e della fotografia), vediamo il calar del sole prima dei bellimbusti che si godono ogni giorno 70 secondi di raggi in più. Ma i Watussi vedono il tramonto più a lungo dei bellimbusti. Beate le talpe che vedono Dio anche senza occhi.

5 novembre 2008

Obama ha vinto

Barack Obama. 44° Presidente degli Stati Uniti d’America
di Roberto Maurizio


Una vittoria schiacciante


Barack Obama, 47 anni, è il 44° Presidente Usa, ha vinto su McCain, raccogliendo un elevato numero di Grandi elettori Democratici (i dati precisi sono in corso di definizione, ma il distacco è talmente ampio che è impossibile alcun ribaltamento). Il New York Times sta aggiornando ogni cinque minuti i dati. Adesso, alle 14.00 ora italiana i Grandi elettori sono così ripartiti: Obama, 338, McCain 158. Una vittoria storica schiacciante che avrà sicuramente ripercussioni sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti.



Ricostruire mattone per mattone


«Se avevate dubbi sulla nostra democrazia, oggi avete avuto la vostra risposta». Sono state le prime parole del prossimo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sul palco del Grant Park a Chicago. «Ora il cambiamento è arrivato. Non ci sono Stati blu (democratici, ndr) e Stati rossi (repubblicani, ndr), ci sono gli Stati Uniti d'America». Obama ha poi ringraziato la propria famiglia, il suo vice Presidente Joe Biden, e ha reso omaggio allo sconfitto, John McCain, con il quale «lavorerà per rinnovare il paese». Un ricordo anche alla nonna, deceduta la sera prima. «Non era il candidato più probabile per la Casa Bianca. Abbiamo incominciato con pochi soldi e pochi appoggi. La campagna è stata costruita sulle strade, con le persone che hanno donato anche solo 5 dollari, con chi i volontari che si sono sacrificati per dimostrare che in questo Paese si può avere un governo del popolo e per il popolo». Ora dobbiamo affrontare i peggiori pericoli della nostra storia: la crisi economica, la lotta al terrorismo». Vi chiederò di aiutarmi di ricostruire questa nazione: mattone su mattone. Sarò sempre onesto con voi: vi ascolterò, anche se la penseremo diversamente. Il cammino davanti a noi sarà duro e ci sarà bisogno di stare uniti».

4 novembre 2008

Il "diluvio su Roma"

Un “diluvio su Roma”
Cogli l’attimo. Scatta una foto
di Roberto Maurizio

Foto di Roberto Maurizio


O Roma o … pioggia
Puntualmente, alle 16.00, come da copione, le nuvole si scatenano su Roma. E’ un appuntamento abituale per i temporali romani. Quando si scatenano se non quando i ragazzi escono dalle scuole? E' un appuntamento piuttosto umido. Le deadlines sono o alle 14.00 o alle 16.00. Oggi, però, il mezzo “uragano da strapazzo” ce l’ha messa tutta per arrescare danno alle cose e alle persone. Le madri disperate, alla ricerca dei figli sommersi dagli ombrelli, hanno dovuto attraversare una Roma allagata (quattro gocce in definitiva, con quattro metri di acqua nelle buche lasciate dolosamente per terra dall’amministrazione capitolina che se ne frega). La Gelmini ha detto che la sua scuola prende le mosse da Obama, speriamo che Alemanno abbia come punto di riferimento McCain, che non si ispira a Keynes che faceva scavare le buche e poi le faceva riempire. Il quasi perdente Candidato nel suo programma ha messo al primo punto la lotta contro le pozzanghere! Per la pioggia, la squadra della Roma ha dovuto già saltare una partita. E chissà se quesa sera la Roma riuscirà a giocare. L’Olimpico è pieno di pozzanghere dovute anche alle tante lacrime dei tifosi romanisti!

Ecco alcune immagine del “diluvio di Roma”



Le tre foto sono di Roberto Maurizio

Una tragedia annunciata


Mentre si abbatteva su Roma questo "diluvio di serie B", sul quale abbiamo scherzato, a pochi chilometri dalle foto che vi abbiamo proposto, si è consumata una tragedia: un tredicenne è morto dopo essere stato colpito da un albero caduto a causa del maltempo. Si chiamava Nicolò Blois e stava giocando con la maglia della Roma nel parco sotto casa in via Lucio Mario Perpetuo, al Tuscolano. Il pioppo alto 12 metri è caduto per il violento acquazzone. Una morte assurda, dovuta alla mancanza di vigilanza sulle piante che invece di dare ristoro e ombra ai romani procurano la morte dei propri figli.

Tg3 e comunisti per Obama

Contro le Sette cristiane
di Roberto Maurizio

Il Tg3, pochi minuti fa, come al solito ha fatto disinformazione. Obama è stato sponsorizzato dalla Botteri (il più grosso calibro del Tg3, pagata anche con i soldi dei leghisti) che ha dovuto citare, nel suo servizio sugli italiani di Chicago, ob torto collo, anche Al Capone. McCain è stato "difeso" (cioè affossato) da un giornalista del Tg3 sconosciuto, mandato negli Stat Uniti, come venne mandata in Somalia una sua collega rimasta vittima di un atroce delitto che aspetta ancora di vedere i veri mandanti (vediamoli!). Il giornalista che porta iella a McCain ha fatto vedere quattro ubriachi motocilisti che una volta erano schierati a sinistra, ora scaraventati a destra solo per distruggere l'immgine di un paese così controverso che non riesce nemmeno lui a capire dove attualmente si colloca. I motociclisti ubriachi, secondo il Tg3, sono tra i più ferventi sostenitori di McCain. La crisi finanziaria causata dalla bolla americana dei subprime non può restare sola. Quindi è sicuro: vincerà Obama e la Botteri, un bel futuro per il mondo globalizzato e per l'Italia democratica. Vinceranno gli africani musulmani che sono tutti schierati con Obama e con la Botteri. L'oscuro giornalista del Tg3 è riuscito anche a crocifiggere le suore vestite di bianco definite donne oscene (ndr) "appartenenti alle sette cristiane". I Tg sono così veloci che, forse, si capisce una cosa per un'altra. Ma il messaggio del Tg3 è chiaro: Obama è per i fratelli neri africani musulmani e contro le sette cristiane e McCain si ubriaca con i motocisti che una volta facevano comodo alla sinistra. Ma i cristiani, i cattolici, quando faranno vedere la loro forza? Cornuti e mazziati! Una volta si diceva vinca il migliore. Adesso occorre dire "vinca la Botteri e tutti i suoi filistei". Finalmente, con la vittoria di Obama, la prima della classe del Tg3 potrà leccarsi i baffi e le ferite di Bagdad. Viva Obama e viva la Botterac.

Elezioni americane. Il mondo con il fiato sospeso

Stati Uniti d’America: il giorno della scelta
di Roberto Maurizio


Con il fiato sospeso
Fra poche ore si saprà chi guiderà nei prossimi quattro anni gli Stati Uniti d’America. Alle cinque del mattino (ora italiana) si sono aperti i seggi degli Stati della Costa Est. A mano a mano, apriranno le cabine degli altri Stati. In pratica un primo risultato finale si potrà conoscere in Italia domani mattina, verso le cinque (ora italiana), attraverso gli exit poll. Il mondo sta guardano gli Usa con il fiato sospeso. Anche le borse trattengono il respiro.

Come si vota


Il sistema elettorale degli Stati Uniti è piuttosto complesso. Infatti, esso è frutto della forma federale dello Stato e della visione aristocratica della democrazia che avevano i padri costituenti alla fine del '700. Occorre comprenderne i tratti principali. Innanzitutto, occorre dire che il sistema elettorale americano è indiretto. Non sono i cittadini ad eleggere direttamente il Presidente, ma 538 cosiddetti “Grandi Elettori” (Ge). I cittadini sulla scheda esprimono la preferenza per un candidato Presidente, ma in realtà eleggono una lista di “Ge”associati con lui. È il singolo Stato che conta. I voti dei cittadini (detti “voti popolari”) si contano Stato per Stato, non al livello nazionale. McCain può vincere in Texas e perdere in California, Obama può vincere a New York e perdere in Arizona: colui che vince - anche di uno solo voto - in uno Stato si prende tutti i "grandi elettori" in palio in quello Stato (parziali eccezioni: i piccoli Maine e Nebraska, che sono suddivisi in collegi elettorali), chi riesce a far eleggere almeno 270 grandi elettori finisce alla Casa Bianca. Come votano i “Ge”. Tradizionalmente i “Ge” sono tenuti a votare per il candidato alla Casa Bianca cui sono associati nelle schede, ma ci sono teoriche eccezioni. Come si dividono i “Ge”. Ogni Stato, piccolo o grande, ha diritto a due grandi elettori più tanti altri quanti sono i deputati inviati alla Camera dei rappresentanti. I deputati alla Camera sono attribuiti grossomodo secondo la popolazione, quindi gli Stati più grandi ne hanno di più. Così i piccoli Stati sono relativamente sovrarappresentati rispetto alla popolazione: il Vermont (circa 600.000 abitanti) ha tre "voti elettorali" e la California (35.000.000) ne ha 55. Gli Stati “Banderuola”. Le ultime settimane della campagna elettorale si concentrano sugli Swing States, cioè su quegli Stati dove i sondaggi danno un esito incerto e dove pochi voti possono far pendere la bilancia da una parte o dall'altra. Come già accadde nell'ultima tornata elettorale, l'Ohio risulterà decisivo. In palio anche Florida, Nevada, Colorado, North Carolina, Missouri, Indiana, Virginia. La notte elettorale. Non essendoci un “Viminale” che fornisca e certifichi i risultati a livello nazionale, la notte elettorale si passa in attesa dei risultati dei singoli Stati. Le diverse catene televisive (ma ormai anche i quotidiani con i loro siti web) valutano exit poll, proiezioni e poi i dati effettivi e attribuiscono - secondo i loro calcoli - uno Stato a un contendente o a un altro, via via colorando di blu (per i democratici) e di rosso (per i repubblicani) le cartine del Paese. (Spunti tratti da un articolo di Vittorio Zucconi, La Repubblica).

I compiti del Presidente Usa
Il Presidente degli Stati Uniti è il Capo di Stato degli Stati Uniti d’America. La Costituzione statunitense, stabilisce che il Presidente è investito del potere esecutivo a livello federale (art. II, sez. 1) e che a lui fanno capo le forze armate federali e le milizie dei singoli Stati, ove chiamate al servizio della Federazione. Sempre l'art. II, dedicato al potere esecutivo, enumera altri poteri esclusivi del Presidente, come quelli di raccomandare al Congresso le misure che ritiene necessarie ed opportune, di nominare Consiglieri, di accordare la grazia e di sospendere le pene per i reati puniti a livello federale. L'esercizio di altri poteri presidenziali è invece coordinato con l'attività del Congresso. È il caso della promulgazione delle leggi approvate da entrambe le camere, che include la possibilità di esercitare il diritto di veto (art. I, sez. 7). In molte tipologie di atto la collaborazione con il Potere legislativo si sostanzia nel c.d. “Advice and Consent” del Senato. Il Presidente può così nominare diversi alti funzionari (inclusi i Segretari di Dipartimento, corrispondenti grosso modo ai ministri di un governo parlamentare), gli ambasciatori e i giudici federali, ma tali nomine devono essere scrutinate ed approvate dal Senato (a maggioranza semplice). I due terzi dei voti espressi dai senatori sono invece necessari per approvare i trattati firmati dal Presidente. Il Presidente rimane in carica quattro anni. Una convenzione costituzionale, stabilita da George Washington e Thomas Jefferson, limitava a due il numero di mandati ricopribili dalla stessa persona. Tale principio non venne rispettato solo da Franklin Delano Roosevelt, che venne eletto quattro volte. Nel 1951 venne quindi ratificato il ventiduesimo emendamento, che rese norma costituzionale il limite dei due mandati. L'elezione, come abbiamo detto, avviene indirettamente, tramite il Collegio elettorale degli Stati Uniti. Sede e residenza del presidente è la Casa Bianca a Washinghton D.C.(D.C. sta per Distretto di Columbia). Il Presidente dispone di un suo staff e usufruisce di numerosi servizi. Due boeing VC-25 (versione appositamente modificata dell'aereo di linea Boeing 747-200B) servono per il trasporto a lunga distanza. Con il Presidente a bordo, l'aereo viene denominato Aie Force One. Lo stipendio del Presidente ammonta a 400.000 dollari, esclusi altri benefici, e gli viene corrisposto una volta all'anno. Dalla Costituzione, 42 persone si sono succedute alla carica presidenziale. I mandati conteggiati sono comunque 43, in quanto Grover Cleveland, eletto nel 1884, sconfitto nel 1888 ed eletto nuovamente nel 1892, figura aver ricoperto due presidenze (la ventiduesima e la ventiquattresima, rispettivamente).


Il ciclone elettorale


In realtà, grandi divisioni tra i due candidati non esistono. I conservatori sembrano essere più deocratici e questi ultimi più conservatori. I programmi non sono poi completamente diversi. Quello che potrebbe cambiare realmente è l'atteggiamento nei confronti dell'Iran. Obama, più disponibile ad un disimpegno nello scacchiere mediorientale, potrebbe favorire l'arroganza iraniana e mettere in pericolo lo Stato di Israele. Obama sarà più "isolazionista" e punterà a risolvere i problemi sociali e finanziari degli americani. McCain potrebbe avere un appiglio più deciso nei confronti di Teheran e quindi "più protettivo" nei confronti di Israele. McCain potrebbe essere più liberista e quindi favorire la ripresa economica mondiale con l'appoggio di Cina e India. Ma è tutto da vedere! Ora il mondo trattiene il fiato e aspetta, rassegnato, il passaggio di questo ciclone elettorale. Ma, ha da firnì a nuttata!

2 novembre 2008

Scatta una foto

Cogli l’attimo
di Roberto Maurizio

Arrêt sur image
Questa nuova rubrica di « Stampa Scuola e Vita » è dedicata alla fotografia. « Cogli l’attimo », qui non è inteso come il Carpe diem (lett. "Cogli il giorno", normalmente tradotta in "Cogli l'attimo", anche se la traduzione più appropriata sarebbe "Vivi il presente" (non pensando al futuro) è una locuzione tratta da un carmen del poeta latino Orazio (Odi 1, 11, 8). Viene di norma citata in questa forma abbreviata, anche se sarebbe opportuno completarla con il seguito del verso oraziano: "quam minimum credula postero" ("confidando il meno possibile nel domani"). Spesso male interpretata e identificata con un gretto opportunismo o con il più gaudente edonismo, la «filosofia» oraziana del carpe diem si fonda sulla razionale considerazione che all'uomo non è dato di conoscere il futuro, né tantomeno di determinarlo. Solo sul presente l'uomo può intervenire e solo sul presente, quindi, deve concentrarsi il suo agire, che, in ogni sua manifestazione, deve sempre cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza alcun condizionamento derivante da ipotetiche speranze o ansiosi timori per il futuro. Si tratta di una «filosofia» che pone in primo piano la libertà dell'uomo nel gestire la propria vita e invita a essere responsabili del proprio tempo, perché, come dice il Poeta stesso nel verso precedente, "Dum loquimur, fugerit invida aetas" ("Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già passato"). « Cogli l’attimo », qui è inteso come mentre la vita passa scatta una fotografia. Una foto non ha un passato e un futuro. È quell’istante che viene arrestato per sempre da una lampo luce che viene trasmesso sulla pellicola o sulla memory card. « Arrêt sut image » è una rubrica de Le Figaro dal quale abbiamo preso spunto e ripreso alcune fotografie significative.

L’attimo fuggente

Il tema del carpe diem è stato riproposto (con poesia e vigore) in anni recenti nel film L’attimo fuggente. In questa pellicola la massima oraziana è esemplificata dal comportamento di Neil Perry (l'attore Robert Sean Leonard) che, senza lasciarsi condizionare dai timori di un prevedibile rimprovero del padre, ha seguito il suo sogno di recitare nell'unica occasione che gli si è presentata. In modo analogo, ma con conseguenze più positive, aderisce al messaggio oraziano l'amico Knox Overstreet (Jost Charles) quando bacia la ragazza della quale è innamorato. Il film è ambientato nel 1959 nella severa accademia maschile "Welton", in Vermont, un piccolo Stato degli Usa il cui nome in francese significa Montagne verde, il professor Keating (Robin Williams) insegna agli allievi l’anticonformismo, stimolandoli a pensare con la propria testa ed a non farsi influenzare dal pensiero degli altri. Tutto questo tramite la letteratura e la poesia, e soprattutto quella più genuinamente americana di Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e Walt Whitman. Tra i suoi allievi, Todd Anderson (Ethan Hawke) e Neil Perry (Robert Sean Leonard) sono, in modo diverso, i più colpiti dalle sue lezioni: Todd prova a diventare meno timido, mentre Neil si confronta con un padre severo con cui non riesce a comunicare in alcun modo, finendo per troncare definitivamente i rapporti con lui e con il resto del mondo. Il suicidio di Neil segna in modo indelebile la vita di entrambi. In realtà la storia si concentra anche su altri cinque ragazzi, se pur non come protagonisti: Knox Overstreet (Josh Charles), Charlie "Nuwanda" Dalton (Gale Hansen), Richard Cameron (Dylan Kussman), Steven Meeks (Allelon Ruggiero), Gerard Pitts (James Waterson). Alcuni ragazzi, colpiti dalle lezioni del professor Keating e dalla Setta dei Poeti Estinti (Dead Poets Society) di cui lui ha parlato, cominciano a ritrovarsi di notte fuori dalla scuola per declamare poesie. Spinto dalla passione per il teatro e contro il volere del padre, Neil recita la parte di Puck in Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare; a causa di questo litiga violentemente con il padre, e si suicida con la sua pistola. Keating viene accusato di aver istigato il giovane Neil a compiere un gesto simile, ed è così costretto ad abbandonare la scuola. Si reca nella sua ormai ex classe, ma alla vista dell'amato insegnante accusato ingiustamente, Todd si alza in piedi sul banco e, seguito poi dagli altri, grida verso Keating "Oh Capitano, mio capitano!" per salutare degnamente colui che era stato per loro l'ispiratore di una nuova straordinaria esistenza.

Le Figaro


Debout depuis de longues heures dans la chaleur étouffante de la foule, ces femmes chiites qui assistaient la semaine dernière aux cérémonies religieuses marquant la mort de l’imam Jaafar Sadeq à Téhéran sont aspergées d’eau de rose par un fidèle. En prière, vêtues du voile noir traditionnel, profondément recueillies, elles lèvent leurs mains pour élever leurs suppliques. Séparées des hommes, elles se sont rendues par milliers dans les mosquées de la capitale iranienne. Plus de 120 millions de chiites ont ainsi prié dans le monde entier pour la mémoire du sixième imam, le successeur spirituel du prophète Mahomet et le dernier imam reconnu par l’ensemble des sectes chiites. (Hasan Sarbakhshian/AP/Sipa)


Station balnéaire victorienne par excellence, Saltburn-by-the-Sea, dans le nord-est du Yorkshire, a su conserver intacte sa splendide jetée. Ouverte en mai 1869, elle a affronté sans relâche les vagues de la mer du Nord. Autrefois beaucoup plus longue pour permettre l’amarrage des navires de haute mer, elle vient d’être rénovée. La ville abrite également le Saltburn Tramway, l’un des plus vieux funiculaires au monde avec celui de Braga, au Portugal. Inauguré en 1924 et fonctionnant grâce au mouvement de l’eau, il permet l’accès à la plage depuis la falaise. Entièrement restauré en 1998, ce funiculaire est devenu la principale attraction de la ville. (Cass/Camerapress/Gamma/Eyedea Presse)


Comme une marée humaine, des milliers de civils ont pris le chemin de l’exode, au début de la semaine, en direction de Goma, la capitale provinciale du Nord-Kivu, à l’est de la République démocratique du Congo (RDC). Emportant matelas, casseroles et tout ce qu’ils pouvaient sauver, réfugiés et soldats gouvernementaux démoralisés ont fui les combats entre la rébellion congolaise de Laurent Nkunda et l’armée de la RDC (FARDC) qui se sont affrontés dans la ville de Kibumba, à 35 km de Goma. Au total, entre 1,4 et 2 millions de civils ont déjà été déplacés au Nord-Kivu, soit plus du quart des 5 millions d’habitants que compte cette province frontalière du Rwanda. (Karel Prinsloo/AP/Sipa)

2 novembre. Il giorno del ricordo

Due novembre. Il giorno dei morti
di Roberto Maurizio


Il primo novembre, per i cattolici, si celebrano tutti i Santi. Il giorno dopo, da un calendario "normale" ci si aspetterebbe la continuazione della festa. No. Il giorno dopo è, invece, "la festa dei morti". Quanto possano essere felici i morti, con questa festa a loro riservata, è qualcosa ancora da stabilire. Ma tant'è. Comunque, il 2 novembre è un'occasone da non perdere. Con la scusa di andare a visitare i parenti e gli amici defunti, interi Consigli d'Istituto delle scuole medie e superiori organizzano questo "Long Week End". Tra un'occupazione e l'altra, la scuola pubblica non perde questa ghiotta occasione. Pensate come possono essere contenti i morti che finalmente "rivedono" i parenti dopo 364 o 365 giorni (quest'anno è bisestile). Una tomba esposta ai venti di tramontana e a quelli di maestrale rimane sola per giorni e giorni e poi arriva il 2 novembre. Una marea di parenti vicino alle tombe, soprattutto a quelle che hanno reso qualcosa in questa valle di lacrime. Si accende, allora, una piccola luce per 25 anni con un contratto Acea. Ecco che cos'era la luce perpetru: l'Acea, la luce che dura 25 anni. E poi, arrivano una barca di fiori che appassiranno dopo 24 ore, ma che danno da vivere alle persone che guadagnano sui morti. Non c'è da scandalizzarsi. Nessun politico meridionale avrà il coraggio di opporsi a questa Lobby (scomgiuri a parte) che dovrebbe segnare il suo cammino. Quelli del Nord, sono superiori, perché hanno già prenotato il loculo più basso, quello che esprime l'appartenenza alla razza padana, come se quelli del Po avessero a disposizione tre loculi garantiti dalla riforma federale e dal federalismo. Anche il federalismo, come il comunismo, come il fascismo ha morti sepolti in terza e quarta fila. Per favore, quando pensate al futuro, ricordartevi, politici, che è a vostra disposizione il loculo più bello. Certo non sarà come quello di Vittorio Emanuele II al Pantheon, ma si avvicina. Per gli esseri umani normali, un bistrattato Fantozzi, un funzionario della Tesoreria Provinciale di Viterbo, un leghista timoroso di Dio, avranno a loro disposizione un loculo di prima, seconda o terza categoria. Mentre i treni hanno abolito le classi, la morte viaggia ancora con differenze sociali. E Bertinotti dov'è? Il morto è una variabile dipendente. Dipende dai soldi che avevi prima. Che vergogna! La livella di Totò non riesce a far capire a questi che votiamo, che credono di comandare o fare l'opposizione che la vera opposizione è la morte, che rende tutti uguali o quasi. In questo 2 novembre 2008, ricordiamoci dei nostri morti, ma anche dei vivi che hanno bisogno di aiuto per lenire le loro sofferenze. Un pensiero affettuoso va ai malati terminali che guardano con fiducia il risveglio dell'alba. Un'alba in più è un giro in più che fa la Terra intorno a se stessa e un 365° movimento che fa intorno al Sole, è un miliardesimo di secondo che la tua anima fa intorno a te stessa, creatura umana, creatura divina, creatura celeste, creatura con tanti problemi e con tante passioni.

Una tra le più belle poesie di Giovanni Pascoli è: Il giorno dei morti. "Rimangano rimangano questi canti sulla tomba di mio padre! ... Sono frulli d'uccelli, stormire di cipressi, lontano cantare di campane: non disdicono a un camposanto. [...] Uomo che leggi, furono uomini che apersero quella tomba. E in quella finì tutta una famiglia. E la tomba [...] è greggia, tetra, nera. Ma l'uomo che da quel nero ha oscurata la vita, ti chiama a benedire la vita, che è bella, tutta bella; cioè sarebbe; se noi non la guastassimo a noi e agli altri". Così inizia la prefazione che Giovanni Pascoli (1855 - 1913) premise nel 1894 alla terza edizione del suo primo libro di poesie, Myricae. Evidentemente il poeta vuole preannunciare senza equivoci quello che ad una semplice lettura appare come il carattere dominante della raccolta: il tema mortuario, solo in parte bilanciato, come indica il seguito della prefazione, da quello di una natura materna e rasserenatrice... Ma altrettanto esplicita è la scelta di introdurre a partire da questa stessa edizione la raccolta con un nuovo testo, Il giorno dei morti, eccezionalmente lungo (212 versi) e posto in particolarissima evidenza: precede addirittura la pagina che reca il titolo complessivo del libro.I l giorno dei morti è un componimento di notevole interesse, anche per valutare quanto profondamente inquietante e radicato sia nel poeta il suo personalissimo "mito" della morte. I morti della famiglia, a cominciare naturalmente dal padre assassinato, più la madre e vari fratelli e sorelle, stanno nel camposanto morti sì ma, nella fantasia ossessiva del poeta, misteriosamente coscienti, consapevoli e attenti a ciò che accade nel mondo dei vivi, ancora in un certo senso vivi, ma solo di dolore.

IL GIORNO DEI MORTI
Giovanni Pascoli

Io vedo (come è questo giorno, oscuro!),
vedo nel cuore, vedo un camposanto
con un fosco cipresso alto sul muro.

E quel cipresso fumido si scaglia
allo scirocco: a ora a ora in pianto
sciogliesi l'infinita nuvolaglia.

O casa di mia gente, unica e mesta,
o casa di mio padre, unica e muta,
dove l'inonda e muove la tempesta;

o camposanto che sì crudi inverni
hai per mia madre gracile e sparuta,
oggi ti vedo tutto sempiterni

e crisantemi. A ogni croce roggia
pende come abbracciata una ghirlanda
donde gocciano lagrime di pioggia.

Sibila tra la festa lagrimosa
una folata, e tutto agita e sbanda.
Sazio ogni morto, di memorie, posa.

Non i miei morti. Stretti tutti insieme,
insieme tutta la famiglia morta,
sotto il cipresso fumido che geme,

stretti così come altre sere al foco
(urtava, come un povero, alla porta
il tramontano con brontolìo roco),

piangono. La pupilla umida e pia
ricerca gli altri visi a uno a uno
e forma un'altra lagrima per via.

Piangono, e quando un grido ch'esce stretto
in un sospiro, mormora, Nessuno! . . .
cupo rompe un singulto lor dal petto.

Levano bianche mani a bianchi volti,
non altri, udendo il pianto disusato,
sollevi il capo attonito ed ascolti.

Posa ogni morto; e nel suo sonno culla
qualche figlio de' figli, ancor non nato.
Nessuno! i morti miei gemono: nulla!

- O miei fratelli! - dice Margherita,
la pia fanciulla che sotterra, al verno,
si risvegliò dal sogno della vita:

- o miei fratelli, che bevete ancora
la luce, a cui mi mancano in eterno
gli occhi, assetati della dolce aurora;

o miei fratelli! nella notte oscura,
quando il silenzio v'opprimeva, e vana
l'ombra formicolava di paura;

io veniva leggiera al vostro letto;
Dormite! vi dicea soave e piana:
voi dormivate con le braccia al petto.

E ora, io tremo nella bara sola;
il dolce sonno ora perdei per sempre
io, senza un bacio, senza una parola.

E voi, fratelli, o miei minori, nulla! . . .
voi che cresceste, mentre qui, per sempre,
io son rimasta timida fanciulla.

Venite, intanto che la pioggia tace
se vi fui madre e vergine sorella:
ditemi: Margherita, dormi in pace.

Ch'io l'oda il suono della vostra voce
ora che più non romba la procella:
io dormirò con le mie braccia in croce.

Nessuno!- Dice; e si rinnova il pianto,
e scroscia l'acqua: un impeto di vento
squassa il cipresso e corre il camposanto.

- O figli - geme il padre in mezzo al nero
fischiar dell'acqua - o figli che non sento
più da tanti anni! un altro cimitero

forse v'accolse e forse voi chiamate
la vostra mamma, nudi abbrividendo
sotto le nere sibilanti acquate.

E voi le braccia dall'asil lontano
a me tendete, siccome io le tendo,
figli, a voi, disperatamente invano.

O figli, figli! vi vedessi io mai!
io vorrei dirvi che in quel solo istante
per un'intera eternità v'amai.

In quel minuto avanti che morissi,
portai la mano al capo sanguinante,
e tutti, o figli miei, vi benedissi.

Io gettai un grido in quel minuto, e poi
mi pianse il cuore: come pianse e pianse!
e quel grido e quel pianto era per voi.

Oh! le parole mute ed infinite
che dissi! con qual mai strappo si franse
la vita viva delle vostre vite.

Serba la madre ai poveri miei figli:
non manchi loro il pane mai, né il tetto,
né chi li aiuti, né chi li consigli.

Un padre, o Dio, che muore ucciso, ascolta:
aggiungi alla lor vita, o benedetto,
quella che un uomo, non so chi, m'ha tolta.

Perdona all'uomo, che non so; perdona:
se non ha figli, egli non sa, buon Dio . . .
e se ha figlioli, in nome lor perdona.

Che sia felice; fagli le vie piane;
dagli oro e nome; dagli anche l'oblio;
tutto: ma i figli miei mangino il pane.

Così dissi in quel lampo senza fine;
Vi chiamai, muto, esangue, a uno a uno,
dalla più grandicella alle piccine.

Spariva a gli occhi il mondo fatto vano.
In tutto il mondo più non era alcuno.
Udii voi soli singhiozzar lontano. -

Dice; e più triste si rinnova il pianto;
più stridula, più gelida, più scura
scroscia la pioggia dentro il camposanto.

- No, babbo, vive, vivono - Chi parla?
Voce velata dalla sepoltura,
voce nuova, eppur nota ad ascoltarla,

o mio Luigi, o anima compagna!
come ti vedo abbrividire al vento
che ti percuote, all'acqua che ti bagna!

come mutato! sembra che tu sia
un bimbo ignudo, pieno di sgomento,
che chieda, a notte, al canto della via.

- Vivono, vive. Non udite in questa
notte una voce querula, argentina,
portata sino a noi dalla tempesta?

È la sorella che morì lontano,
che in questa notte, povera bambina,
chiama chiama dal poggio di Sogliano.

Chiama. Oh! poterle carezzare i biondi
riccioli qui, tra noi; fuori del nero
chiostro, de' sotterranei profondi!

Un'altra voce tu, fratello, ascolta;
dolce, triste, lontana; il tuo Ruggiero;
in cui, babbo, moristi un'altra volta.

Parlano i morti. Non è spento il cuore
né chiusi gli occhi a chi morì cercando,
a chi non pianse tutto il suo dolore.

E or per quanto stridula di vento
ombra ne dividesse, a quando a quando
udrei, come da vivo, il tuo lamento,

o mio Giovanni, che vegliai, che ressi,
che curai, che difesi, umile e buono,
e morii senza che rivedessi!

Avessi tu provato di quell'ora
ultima il freddo, e or quest'abbandono,
gemendo a noi ti volgeresti ancora.-

- Ma se vivete, perché, morti cuori,
solo è la nostra tomba illacrimata,
solo la nostra croce è senza fiori ?-

Così singhiozza Giacomo: poi geme:
- Quando sola restò la nidïata,
Iddio lo sa, come vi crebbi insieme:

se con pia legge l'umili vivande
tra voi divisi, e destinai de' pani
il più piccolo a me ch'ero il più grande;

se ribevvi le lagrime ribelli
per non far voi pensosi del domani,
se il pianto piansi in me di sei fratelli;

se al sibilar di questi truci venti,
al rombar di quest'acque, io suscitava
la buona fiamma d'eriche e sarmenti;

e io, quando vedea rosso ogni viso,
e più rossi i più piccoli, tremava
sì, del mio freddo, ma con un sorriso.

Ma non per me, non per me piango;
io piango per questa madre che, tra l'acqua, spera,
per questo padre che desìa, nel fango;

per questi santi, o fratel mio, che vivi;
di cui morendo io ti dicea . . . ma era
grossa la lingua e forse non udivi.-

Io vedo, vedo, vedo un camposanto,
oscura cosa nella notte oscura:
odo quel pianto della tomba, pianto

d'occhi lasciati dalla morte attenti
, pianto di cuori cui la sepoltura
lasciò, ma solo di dolor, viventi.

L'odo: ora scorre libero: nessuno
può risvegliarsi, tanto è notte,
il vento è così forte, il cielo è così bruno.

Nessuno udrà. La povera famiglia
può piangere. Nessuno, al suo lamento,
può dire: Altro è mio figlio! altra è mia figlia!

Aspettano. Oh! che notte di tempesta
piena d'un tremulo ululo
ferino! Non s'ode per le vie suono di pesta.

Uomini e fiere, in casolari e tane,
tacciono. Tutto è chiuso. Un contadino
socchiude l'uscio del tugurio al cane.

Piangono. Io vedo, vedo, vedo.
Stanno in cerchio, avvolti dall'assidua romba.
Aspetteranno, ancora, aspetteranno.

I figli morti stanno avvinti al padre
invendicato. Siede in una tomba.
(io vedo, io vedo) in mezzo a lor, mia madre.

Solleva ai morti, consolando, gli occhi,
e poi furtiva esplora l'ombra.
Culla due bimbi morti sopra i suoi ginocchi.

Li culla e piange con quelli occhi suoi,
piange per gli altri morti, e per se nulla,
e piange, o dolce madre! anche per noi;

e dice:- Forse non verranno. Ebbene,
pietà! Le tue due figlie, o sconsolato,
dicono, ora, in ginocchio, un po' di bene.

Forse un corredo cuciono, che preme:
per altri: tutto il giorno hanno agucchiato,
hanno agucchiato sospirando insieme.

E solo a notte i poveri occhi smorti
hanno levato, a un gemer di campane;
hanno pensato, invidïando, ai morti.

Ora, in ginocchio, pregano Maria
al suon delle campane, alte, lontane,
per chi qui giunse, e per chi resta in via

là; per chi vaga in mezzo alla tempesta,
per chi cammina, cammina, cammina,
e non ha pietra ove posar la testa.

Pietà pei figli che tu benedivi!
In questa notte che non mai declina,
orate requie, o figli morti, ai vivi!-
O madre! il cielo si riversa in pianto
oscuramente sopra il camposanto.

Myricae arbusta iuvant humilesque myricae

1 novembre 2008

31 ottobre 2002. Il Molise trema. A San Giuliano 27 grembiulini insanguinati

San Giuliano di Puglia, Molise: 31 ottobre 2002
di Roberto Maurizio


Terremoti come Jackpot

Sono passati sei anni dal terribile terremoto in Molise del 31 ottobre 2002. Sembra un’eternità. Il sisma, di magnitudo 5,4 gradi della scala Richter, con effetti corrispondenti al X grado della scala Mercalli, causò 30 morti di cui 27 bambini, circa 100 feriti e 2.925 sfollati. La forte scossa tellurica colpì, con particolare violenza, San Giuliano di Puglia, alle ore 11.32, ed ebbe una durata di 60 secondi. Il sommovimento sismico causò il crollo del solaio di copertura dell'edificio scolastico "Francesco Iovine" che comprendeva scuola materna, elementare e media: sotto le macerie rimasero intrappolati 57 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelli. Fu l'unico edificio a crollare completamente a causa di quest'unica scossa. A parte i rituali d’obbligo offerti dai vari governi che si sono succeduti dopo l'evento luttuoso in Molise, ormai l’oblio sembra che si voglia stendere e riposare sui lontani ricordi. Come è lontano il Molise dalle cronache! Come sono lontane le persone che piangono i propri figli colpiti da due tragiche "fatalità": l’ora scolastica (11.32) e un edificio incapace di sopportare un evento non così straordinario in una zona afflitta da secoli dai terremoti e maremoti. Dal 2002 in poi, non si sono registrati in Italia altri eventi così luttuosi e pesanti dal punto di vista umano e ambientale come quello si San Giuliano. Però, un domani che potrà accadere? Cosa sta facendo la protezione civile a 100 anni dal terremoto di Messina? L’Italia è come un superenalotto. Ma il Jackpot, la botta, prima o poi si realizza.

Una terra tanta amata
Il Molise è una Regione italiana semi sconosciuta, una terra con tanto Sole, con troppa neve e con infinite e strazianti sofferenze. Un territorio, abituato al lutto e al dolore, che ha visto sempre nella fuga la salvezza dei suoi abitanti. Queste "Terre del Sacramento" continuano a soffrire. Ma sanno anche gioire? Certo i rappresentanti più famosi del Molise di oggi non sono dei vari campioni di Glamour, di allegria, di spensieratezza e di modernità. Un "Di Pietro" sempre incazzato che vuole sbattere dentro tutti e un "Bongusto" che canta "una rotonda sul mare" - e va be' - "il nostro disco che suona" - e va be'- "vedo gli amici ballare" - e qui va meno bene - "e tu non sei qui con me" - porca pupazza, che iella! A parte i "paladini" dell'infelicità a tutti i costi, il Molise rappresenta, con grande orgoglio, con altre poche eccezioni meridionali (Abruzzo, Basilicata e Sardegna, facendo i dovuti scarti di delinquenti abituali), l'Isola Felice della nostra Penisola senza criminalità organizzata (tolte queste regioni, il Sud è crivellato dalla Mafia - Sicilia - dalla 'Ndrangheta - Calabria - dalla Camorra - Campania - e dalla Sacra Corona Unita - Puglia). Un'Isola Felice della nostra Penisola, dove gi unici protagonisti sono i giovani, che, dopo anni e anni di promesse e di mancato intervento statale, continuano ancora a credere nelle proprie radici. I giovani sono legati strutturalmente ai sapori indelebili di una cultura contadina che, come ai tempi di Iovine, stenta ad arretrare.


Piccole mani ghiacciate aggrappate ad una speranza
Ridare un volto alla nostre terre, quelle molisane, è un imperativo dovrebbe coinvolgere che prende i voti e i soldi. Ma, come è possibile fidarsi di chi non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare? L'unica variabile indipendente che esiste in Molise è rappresentato dai giovani che numerosi continuano ad amare terra, che degrada verso il mare e bacia le favolose Isole Tremiti. Tra le tante realtà nascoste emerge una generazione che crede ancora nel futuro. San Giuliano ha lasciato una traccia indelebile sulla pelle dei giovani molisani. Ecco che allora nasce dalle vene di questa terra una poesia di straordinaria bellezza, quella di Caterina Sottile, che si contrappone al cerimoniale, ai fasti, ai soldi e che può capire solo però chi ha avuto da piccolo le mani ghiacciate dal vento gelido molisano, che è diverso da tutti gli altri. Una poesia in cui, però, non compare il padre premuroso che ripara sotto il suo cappotto le dita ghiacciate del figlio. Quel padre premuroso, il 31 ottobre 2002 non c’era. Al suo posto era rimasto solo quel vento freddo del 2 novembre che avrebbe contato e celebrato i morti.


31 ottobre 2002
di Caterina Sottile

Era stato dolce quell'Ottobre.
Al profumo d'uva, tra gli ulivi,
si mischiava ancora l'odore di mare.

Era stato caldo quell'autunno spietato.
Volevo un cappottino blu indaco
per quando sarebbe arrivato l'inverno.
L'avrei comprato e tenuto nascosto
per farglielo trovare sotto l'albero di Natale.

Un cappottino blu,
per quando le sue mani sarebbero state fredde.
Sarebbe sfuggito al richiamo di un cappellino
che non voleva mettersi mai,
ma un cappottino blu lo avrebbe tenuto al caldo.


Avrebbe avuto sempre le manine ghiacciate,
indaffarate a toccare ogni cosa
nel lungo viaggio avventuroso
che la mattina lo portava a scuola.

Ma le spalle le avrebbe tenute ben coperte
dal suo cappottino nuovo, blu indaco.

Provai ad appoggiarlo
lo stesso sulle mani ghiacciate
ma non riuscii a scaldarle.

Non so più di che colore sia
quel cappottino nuovo,
mai indossato.
Non so più di quali profumi è piena
l'aria d'Ottobre.

Penso soltanto
ogni giorno
tutto il tempo
che qualcuno gli abbottoni
bene il cappottino,
ora che è di nuovo inverno.

I soldi, le battaglie, i processi, le inchieste, i progetti, le trappole, la Politica, le polemiche. Oggi, facciamo silenzio. Questo è un dolore delicato, leggero, come i passi mancati di un bambino. Lasciamo che possa farsi ascoltare, senza disturbo.

Lotta agli imbrattatori

La Gelmini nel cassetto. Adesso lotta agli imbrattatori
di Roberto Maurizio




La Stasi



La battaglia contro gli “imbrattatori” è stata intrapresa, in tempi non sospetti, da “Stampa, Scuola e Vita” (21 ottobre 2007). Finalmente, ora esistono le disposizioni legislative. Un’estrema sinistra, estremamente labile, ha sempre appoggiato i violentatori di mura condominiali, di segnali stradali, di opere d’arte. Finalmente, dopo aver rinchiuso la Gelmini nel cassetto, salvo referendum Dipietrani e Veltroniani, ecco contro chi si scaglia l’arroganza del potere fascista, cioè Berlusconi: gli imbrattatori. Era fascista il governo di Benito che proibiva di sputare per terra, è fascista il governo che ti dice che se vuoi fare l’artista fallo a casa tua e non nel mio condominio perché mi costi 200 euro all’anno. La vergogna che ci dobbiamo portare dietro dopo che un giornalista della BBC si collega con una delle nostre piazze imbrattate dai writers non ha prezzo. Il 50% dei siti Unesco si trovano in Italia, e sono violentati dagli imbrattatori. Anche quando c’è un delitto di Camorra a Pompei, la Tv mette in primo o secondo piano i graffiti. I graffiti sono come Gabriele Paolini, l’imbecille che ha saputo costruirsi un nome dal niente. Un personaggio più sobrio e meno invadente di Paolini è il nostro amico fraterno che abbiamo chiamato “Gabriele”, anche se rompe lo stesso. E’ la parte più retriva e arrogante del paese che vuole la stasi, non quella del “Ministero per la sicurezza dello Stato” della Repubblica Democratica Tedesca, ma quasi. Stasi è sinonimo di imbecillità, Stasi e non volere i cambiamenti, Stasi vuol dire solo appoggiare i privilegi esistenti dei baroni nelle Università, degli imbrattatori della stampa, cioè i soliti giornalisti venduti e pronti a prostituirsi al potere del momentaneo Santo Graal . E poi se la prendono con il capo della P2 Gelli, che avrebbe previsto tutto quello che stiamo passando da circa 30 anni. Il Massone ammassato non aveva fatto altro che prevedere la Stasi. Ha guardato nella cloaca ed ha visto la merda che galleggiava. Dopo il sommovimento della cloaca del 1990, per Gelli tutto rimaneva fermo. La Stasi di Gelli ha prevalso su tutto: il toscano novantenne ha previsto che con la Stasi sarebbero stati sempre gli stessi stronzi che avrebbero galleggiato. Questa non è stata una profezia, ma una semplice constatazione di chi avendo la capacità di far rimanere per tanto tempo il naso in una nauseabonda raccolta di merda, ha pensato bene di mettersi su un ciglio del fiume, come Mao, e aspettare il passaggio del cadavere del nemico. La Stasi ha fatto il resto.


Imbrattiamo tua sorella



Casiraghi imbrattatore


A Sgarbi, che tanto difende gli imbrattatori, vogliamo chiedere solo una cosa: i tuoi writers, o come cavolo si chiamano, hanno imbrattato, con il consenso di Walter Veltroni, il muro di cinta di Cinecittà, senza preoccuparsi minimante di che cosa accadeva nelle casi adiacenti che vedevano questi colori innaturali stuprare i pini della Cinecittà di Fellini. Certo, la gente per bene dei salotti bene (radical chic come te o come di Vita, quello di “Ohi vita o vita mia”) considera questi energumeni del sottoproletariato suburbano come parte integrante di una riserva di caccia e di voti per il Pd, ed il resto è noia. Gente ignorante, surclassata anche dagli extracomunitari (almeno con questi si guadagna qualcosa, operai, idraulici, badanti, spacciatori, comunque produttori di reddito). Invece questa riserva indiana del Pd, che dorme, mangia e lavora che ce ne facciamo? Facciamoli incazzare con la Gelmini. Avete visto? Vi toglieranno tre maestre e ve ne daranno una! Berlusconi fascista. Fino adesso ho lavorato per te, dice la maestra, senza pretendere nulla, se non la pensione, l’assicurazione sulle malattie, però, non ho dato un cazzo di niente a tuo figlio, ma lo ho obbligato a stare in galera per 8 ore al giorno, solo al fine di poterlo educare. Educarsi ai metodi dipietrani!




Due mesi di reclusioni pro-capite


Non si sa mai, dicono le maestre, con Di Pietro! Il molisano strano ha in mente, a prescindere, una reclusione pro-capite minino di due mesi per italiano e un mese per gli extracomunitari, ridotto della metà se è nero, perché fa tendenza (cioè tende a fare arrestare gli altri neri in progressione geometrica, come Malthus). Le maestre dei sotturbani romani dicono, tanto voi siete cittadini di serie B (ridotti a schiavitù dal pendolarismo; gente che sa solo dormire e lavorare per il regime che vi sfrutta), che cosa pretendete di più? Un Lucano! Rispondono in coro i sottosviluppati della zona Est di Roma. Poi, vanno a vedere tra i politici e non trovano nessun Lucano. Allora vogliamo uno della Valle D’Aosta. Della Valle già fa casino con la Fiorentina. No! Allora, dicono i politici avvezzi, vi diamo un’offerta a cui non vi potete rifiutare. “No Alemanno no!”. La soluzione è un’altra: Belfagor!