26 ottobre 2008

Cosa manca a Veltroni? La Ferilli

Il buongiorno si vede dal mattino
di Roberto Maurizio


àtinU'l omaiS iC (foto R.M.)

Veltroni accerchiato (foto R. M.)


Veltroni travolto (foto R. M.)

Il grande entusiasmo di una ragazza (foto di R. M.)





D'Alema conquista la scena (foto di R. M.)

La presenza dei neri (forse pochi): due - foto di R. M.

Un popolo in festa e sereno (foto di R. M.)

Le bandiere per un sogno (foto di R. M.)
... e poi la Bindi, che cazzo c'entra?

Uno sguardo, un interrogativo, un partito che mi aiuta anche se non mi chiamo Obama? (foto di R. M.)





L’Italia ha bisogno di un’opposizione che si basi sulle proposte e non sulle proteste







Il giro d'Italia? No. Una bici Pd senza Prodi (foto di R. M.)






Cinecittà Est, Mezzogiorno inoltrato (foto di R. M.)



Nel mio “pezzo”, «Due milioni per Veltroni», avevo esordito dicendo, «La mattina di oggi, 25 ottobre 2008, a Roma, si presenta serena». Sereno è stato l’aggettivo utilizzato da Walter Veltroni per annunciare la grande manifestazione. Sereno è stato il risultato. Nei grandi raduni di Papa Giovanni Paolo II, tutte le strade erano stracolme di pullman. Veltroni al governo di Roma, ossequioso, offriva anche toilette e servizi di primissimo ordine. Oggi, a Cinecittà, il nemico Alemanno non ha fatto trovare nessun luogo di “ristoro” per i partecipanti. A mezzogiorno i parcheggi del Piazzale senza nome di un quartiere dedicato ad El Alamein (non sarebbe nemmeno così difficile trovare il nome al Piazzale: Piazzale dei martiri e degli eroi di El Alamein, per esempio, così la prossima volta i “manifestanti di mestiere” potrebbero avere un riferimento – questa vale anche per Berlusca e per il Papa) erano ancora vuoti. Poche le persone per un grande raduno. Tant’è. Allora, mi sono recato a Piazzale dei Partigiani, e ho visto una macchina funzionante: tantissima gente, gestita benissimo, non quantificabile numericamente, ma di qualità “elevata”. Nessuno slogan volgare (se non quello di qualche “pacioccone”), nessuna scritta inneggiante alla tortura fisica dell’odiato nanetto e del suo gemello (il primo è troppo noto, il secondo è Brunetta). Le bandiere, il calore dei partecipanti, il cielo increspato di nuvole che davano largo al Sole, il piglio deciso di Goffredo Bettini che immediatamente ti da fiducia, ti si presenta come amico, come l’inquilino della porta accanto, facevano prevedere una vittoria di Veltroni, che arriva e viene sommerso da un bagno di folla, che stringe la mano a D’Alema e alle migliaia di militanti del suo partito (cioè, quello di Veltroni).





Un bambino imbacuccato, senza grembiule (foto di R. M.)




Un'Unità "ridotta" (foto di R. M.)







Un partecipante: il vero volto dell'opposizione (foto di R. M.)





Il protagonista, colui che è vicino ai cittadini (foto di R. M.)



Cosa manca a Veltroni? La Ferilli



Il Circo Massimo poteva essere per Veltroni l’apoteosi. Doveva fare solo un discorso costruttivo, del tipo: compagni, amici, la situazione difficile che stiamo attraversando non ci permette di attaccare a fondo il nostro avversario. Non esistono divisioni tra gli italiani in tempi difficili, come ha detto giustamente Antonio Bassolino durante un suo intervento in questi giorni a Napoli. La crisi è grave. Basta con le sciocchezze delle scuole occupate che ci rompono le palle da anni. Basta con i giovani non trovano lavoro. Ma quando mai in Italia si è trovato lavoro facilmente se non tramite le raccomandazioni e la mafia. Questo luogo comune, comunque è smentito da milioni di italiani che lavorano con il sudore della fronte. Gli italiani vogliono che tutti lavorino con il sudore della fronte e guadagnino rispetto alle loro competenze (un inciso a quelli del congiuntivo a tutti i costi! La frase sarebbe più semplice: italiani, extracomunitari, lavorare fa bene alla persona e alla Nazione, ma nazione è di Destra, al Paese, ma il paese è di destra, alla popolazione, è demagogico, a te brutto stronzo!). Quello che manca a Veltroni, oltre alla incapacità di non buttare al vento l’occasione del Circo Massimo, cioè una possibilità di riformulare un’opposizione sulle proposte e non sulla protesta, è l’umiltà! Non deve dire che al Circo Massimo c‘erano 2 milioni e mezzo, quando nello stesso luogo 2 milioni accertati furono testimoni dello scudetto della Roma. Tutte le strade adiacenti il Circo Massimo erano completamente invasi, non solo per lo scudetto e per Totti, ma anche per lo spogliarello annunciato della Sabrina Ferilli.

25 ottobre 2008

L'ora solare torna ancora

Odio l'ora legale
di Roberto Maurizio

Di legale in Italia esiste solo l'ora. La odio perché prolunga la vita di un'ora!

Due milioni per Veltroni

In diretta dal Pd
di Roberto Maurizio

(foto di roberto maurizio)


Una giornata serena


(foto di roberto maurizio)

La mattina di oggi, 25 ottobre 2008, a Roma, si presenta serena. I romani sono allarmati dall’arrivo di "milioni di persone" che, ancora una volta, avrebbero sconvolto la loro vita quotidiana. Sono previsti due cortei che si snoderanno per le vie della Capitale. L’ora di partenza è segnata alle 2.00 in punto. Verso mezzogiorno, in periferia, cominciano ad arrivare i primi pullman. Il traffico è scarso. Tutto fila liscio.

(foto di roberto maurizio)

Piazzale dei Partigiani
Decido allora di seguire la partenza del corteo di Piazzale dei Partigiani (l’altro corteo parte, sempre alla stessa ora, da Piazzale della Repubblica). Arrivo verso le 13.00. Ordinatamente, arrivano le delegazioni del Pd, in prevalenza dell’Italia meridionale. Molti sono i partecipanti della Sardegna, che si è posta alla testa del corteo. Anche la Puglia emerge. I dialetti settentrionali non si sentono. Certo, sono centinaia di migliaia le persone radunate in questa piazza storica per l'Italia e per la sinistra, ma prevale il dialetto pugliese, abruzzese e sardo.

Mezz'ora di storia

(foto di roberto maurizio)


Alle 13.30, Grazia Francescato, leader dei Verdi, afferma: “Siamo qui riuniti per due ordini di motivo, innanzitutto, dobbiamo rimettere insieme con tenacia tutti i tasselli del centrosinistra, perchè solo così possiamo battere il centrodestra". In secondo luogo, "siamo qui per tutte le lotte ambientali".
Alle 13.35, il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, afferma che “quello di Veltroni, dal palco del Circo Massimo, sarà un discorso stringato, al massimo di 35 minuti" e che "avrà elementi di critica, ma anche e soprattutto di proposta".
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(foto di roberto maurizio)

Alle 13.45, secondo Pierluigi Bersani, “Berlusconi è l'unico che non può parlare, visto che gridò al regime contro il governo Prodi. Ad ogni modo per farlo stare tranquillo che dobbiamo fare? Potremo manifestare al Bagaglino...".
Alle 13.50, quasi in contemporanea, arrivano Massima D’Alema e Walter Veltroni. Anche il rodato servizio d'ordine del Pd, erede di quello prima Ds e prima ancora Pci, ha il suo bel da fare quando deve contenere l'entusiamo dei militanti che si trovano con i due principali leader di partito insieme in piazza: il segretario Pd, Walter Veltroni, e Massimo D'Alema. Infatti la testa del corteo dove Veltroni raggiunge Massimo D'Alema, a piazzale dei Partigiani, ondeggia paurosamente quando i due riescono ad incontrarsi e a stringersi la mano. Ma tutto si è svolto serenamente.
Alle 14.00, come un orologio svizzero, il corteo si incammina: destinazione Circo Massimo.


Si prega di citare la fonte delle foto.

Sognando Circobyl

Sognando Circobyl
di Roberto Maurizio

Un povero bambino colpito dagli effetti di Chernobyl


La morte incombe, le borse calano e io dimostro
Il presente articolo è una parodia dell’ultimo album di Celentano, “Sognando Chernobyl”, che sarà presentato il 2 novembre, pardon, il 28 novembre 2008. Un messaggio di morte aleggia sull’intera struttura del “nuovo capolavoro” del “molleggiato”.

Verdi, Mascagni e Rossini



Adriano, colpevole di non aver fatto studiare, negli anni 60, i futuri musicisti italiani sulla scia di Verdi, Mascagni e Rossini, di aver dato l’illusione di poter costruire canzonette senza cultura musicale con quattro accordi (a volte tre, a volte solo una, Il Mondo in mi7a), di non saper utilizzare l’inglese buttando alle ortiche della radio televisione italiana una ridicola canzone pseudo inglese che caratterizzerà tutti i gruppi nascenti italiani, abbandonati a se stessi, con la sola idea che tanto l’inglese non serve.

Un sito inaccessibile

Volete salvare il mondo? Collegatevi con il sito ufficiale di Celentano, tanto non c’entrerete mai. Questa è la democrazia! Questo è il web libero! Questo è Celentano di sinistra!

Il dio Denaro di Al Gore
Celentano è il responsabile di un’Italia che se non saprà riprendersi i propri valori votati al dio Denaro. L’Italia sarà destinata a scendere nella bassa classifica musicale mondiale e non solo musicale. Celentano significa soldi. I soldi non fanno né felicità e tantomeno cultura. La gente è stufa di Celentano che con Al Gore fa i soldi, che ha venduto per quarant’anni l’erba. Non vogliamo più erba di casa mia o di casa di Celentano della via Gluck .

Noi vogliam Chavez che è nostro padre…
Vogliamo un paese che non venga attratto da nuovi “conquistadores”, amici di Chavez, che impiccano Colombo, come Veltroni (che impicca Berlusconi). Non vogliamo più droga, che ha ridotto i nostri figli, i futuri cittadini, in una cloaca. Vogliamo un mondo pulito senza interferenza alcuna. Non vogliamo cortei. Vogliamo tornare a casa dal lavoro senza file. Vogliamo andare a lavorare impiegando il meno tempo possibile! Basta con le ideologie! Basta anche con Berlusconi (e qui gli applausi) che continua a fare l’imprenditore. Non ha ragione Berlusconi, ha ragione la ragioneria. Il bilancio di una famiglia, di una società, di uno Stato è basato sempre su quello che sosteneva Fra’ Paciolo nel 1494.

Che c’entra Berlusconi?
Che Berlusca sia antipatico, passi. Che Berlusca sia un imprenditore che fa i suoi interessi, passi. Che Berlusconi abbia un conflitto di interessi, passi. Passi, significa che è maledettamente vero. Ma che Berlusca sia il vero male italiano, no. Il male italiano sono gli italiani. Se la gente lavora dalla mattina alla sera, non è colpa di Berlusca. Se la scuola va male non è colpa di Berlusca. Se il mondo va a scatafascio non è colpa di Berlusca.

Se sei basso, sei stronzo come Brunetta e il Nano
Domani, anzi oggi (25 ottobre 2008 – anniversario della Rivoluzione Sovietica-), tutto il popolo della sinistra sarà contro Berlusca. E' bene che sia così. Ma quanti sono i partecipanti al di sotto del metro e 68? Tutti questi dovrebbero essere Berlusconiani. Invece Veltroni se li acchiappa. Se sei basso sei stronzo!

Se avete capito questo, avete capito tutto
Tornando a Fra’ Paciolo: A=P+Pn+R-C, tutto ciò che sta succedendo è che le Attività non sono più equivalenti alle Passività alla Ricchezze interna ai Ricavi meno i Costi. Questo si verifica anche in borsa valori. Ma i “marciani” (quelli della Marcia sul Circo Massimo) se ne fregano. La borsa trema, i risparmi degli italiani vacillano, allora cosa facciamo? Una bella manifestazione contro il grembiule.

La Marcia sul Circo Massimo


Sullo sfondo di panorami della Roma antica, del Colosseo, dell’Arco di Tito, della Roma Imperiale, desolati marciano, inquadrati, file di uomini che si muovono verso il Circo Massimo, che non è di D’Alema (er Massimo) né, tanto meno, di Veltroni. Un futuro senza via d'uscite: se po’ scappa verso San Giovanni, se po’ anna’ verso l’Eur. Senno so’ cazzi acidi! Con l’aria che tira, qualcosa potrebbe succedere. Ma niente. Adriano lancia la sua canzone.

Salteremo tutti in aria
Adriano lo dice sul suo disco: «Salteremo tutti in aria», il mondo collasserà a causa dell'energia nascosta nell’odio contro la “razza padrona” e per «l'inevitabile scioglimento dei ghiacci». Se prima però non ci sarà chi venderà i cubetti inseriti nella Coppa del Nonno. Questi luridi imprenditori vogliono far lavorare la gente! Luoghi, come Venezia, spariranno. E meno male se si porteranno dietro anche Cacciari e l’acqua del sindaco (ma l’avete mai bevuto l’acqua del rubinetto del Lombardo Veneto ? E il cancro sarà «portato nelle case dei cittadini» (come se oggi non lo fosse alla portata di tutti, lo danno anche senza pagare l’Ici!).

Celentano, l’erba, la morte e i soldi
Il 28 novembre 2008, come abbiamo detto, durante il mese dei morti, uscirà il best di Celentano “Sognando Chernobyl”, l’album sempre più cupo e pessimista, quasi un grido di dolore senza speranza (ma le azioni giocate in borsa del Celentano dovrebbero, visto il suo umore, andare male?). Adriano è un mito costruito sul niente che ha sempre pensato solo ad una cosa: ai soldi! (e ha fatto bene)! Ma non gli sembra che in questi tempi cupi, gli italiani lo potrebbero mandare a quel paese? Gli italiani veri, quelli poveri, quelli che non incitano le folli a marciare su Roma, invidiano Adriano e il vincitore di Catania del Superenalotto. Sant’Etna vale di più di Santo Vesuvio? Faccia ingiallita, dov’eri martedì? Hai fatto vincere uno di Catania? San Gennaro ti sei distratto! Intanto Celentano fa il suo cinque + uno e Veltroni credi di poter fare il 6! Si, sei uno zero. 610 mila saranno i soldati ben arruolati che sbarcheranno dalla Sardegna (due navi), dall’Emilia e Romagna che da anni prende i soldi degli italiani e dice di essere la prima in medicina (otto treni senza pagare il biglietto e poi i tifosi napoletani diventano camorristi), dal Veneto (un treno e mezzo, quattrocento pullman pagate dalle piccole e medie imprese che hanno ottenuto il cuneo fiscale da Prodi – l’incuneamento più bello-), una corriera dal Molise con 123 attivisti dipietristi che dovranno inforcare le forche caudine (la littorina Termoli – Campobasso è stata soppressa per ordine del Federal Maresciallo di Campochiaro). L’elenco potrebbe continuare: Umbria, la Patria di San Francesco, Patrono d’Italia, le Marche, con l’anconitana a sinistra della serie B, etc.

A singolar tenzone
Un brano duro e volutamente difficile, quello di Celentano, anche nella sua forma musicale (se mai prima ne avesse avuta una). Questo affermano i giornalisti pagati dal Maestro di Foggia. Adriano ti sfido a “singolar tenzone”. In diretta, ti sfido a fare una canzone senza soldi, senza che tu paga milioni di euro. So che ne saresti capace. Sarà brutta, ma sarà tua.

Al Gore meglio di Obama
Nel clip, Adriano cita Al Gore, impegnato nella sua campagna per salvare l'ambiente e il mondo. Quello che non hanno capito Al Gore e Celentano è che se si vuole salvare il mondo bisogna lavorare. Un verbo molto lontano da Ad e da Al. L'ennesimo messaggio di Celentano è forte ed esplicito. Mandate a lavorare i politici sia di destra che di sinistra. Soprattutto questi che rompono i coglioni ai cittadini. Domani, Roma sarà invasa da invasi. E’ vero, non la prima volta. Di invasi ce ne sono tanti. Anche i Barberini e gli Attila (non so se Attila sia mai entrato a Roma, ma avrebbe fatto meno danni di Bossi).

Mostra il video
Difficile sapere se il video e la canzone di Celentano serviranno a qualcosa: forse dovrebbe essere mostrato ai partecipanti dei prossimi vertici politici, europei e mondiali, nei quali si stabiliranno le tappe effettive della riduzioni delle emissioni nocive. Magari qualcuno ripenserà alle decisioni migliori da prendere prima che sia troppo tardi. Se il video fosse stato mostrato prima che il pugliese Celentano diventasse a tutti gli effetti uno strafattuto miliardario milanese , i meridionali sarebbero stati cacciati con i calci nel culo: non avremmo avuto Celentano e, pensate, nemmeno il figlio di Bossi!

24 ottobre 2008

Di Gelmini si può anche morire

Di Gelmini si può anche morire
di Roberto Maurizio


Gelmini mangia i bambini e scoppia i palloncini







Per anni, dal 1997 in poi, arrivati al 20 novembre, se al governo c’era la destra, puntualmente gli studenti “scendevano in piazza” per protestare contro la Finanziaria (ovviamente non sapevano neanche che cosa fosse). In verità, lo facevano anche quando c’era la sinistra, ma non c’era la stessa soddisfazione. Gli slogan contro la destra sono decisamente più facili da coniare, fanno più effetto e sono più belli. Vuoi mettere “Gelmini mangia i bambini e sconfia e palloncini” con “Fioroni ci rompi i maroni”? Oppure “Moratti tu baratti” con Berlinguer che non fa rima con niente? Quest’anno, la Finanziaria è stata votata prima, quasi un’eiculazione precoce, per cui, agli studenti si è spuntata un’arma. Che fare? Protestiamo per la Gelmini che fa rima anche con assassini (il che non guasta). In pratica, siamo a un mese di distanza dalle famigerate “occupazione” di una volta.


Magic Moment: due piccioni con una fava
Ma perché proprio a novembre? Negli anni ’60, e primi anni ’70, prima dell’introduzione dei Decreti delegati (416, 417, 418, 419, 420 datati 31 maggio 1974), la scuola italiana aveva un maestro unico che iniziava le lezioni il primo ottobre e già il 4 era in vacanza. Prima di entrare a regime, le lezioni delle superiori adottavano l’“orario provvisorio” che poteva durare due o tre mesi. Passato il primo quadrimestre, come diceva un famoso “collaboratore scolastico”, chiamato affettuosamente “bidello”, Fulvio, “ormai la scuola era finita”. Tre o quattro mesi estivi di sana e robusta vacanza per gli insegnanti e per gli studenti, quattro o cinque giorni di esami di riparazione agli inizi di settembre, e poi arrivederci al primo di ottobre seguito subito dopo dalla festa di San Francesco, il 4. La “pacchia” era tanta e tanti erano a godersela. Gli stipendi degli insegnanti erano bassi, ma non troppo. Per 12/14/18 ore di cattedra a settimana si arrivava a prendere in un anno una bella cifra. Il lavoro per i laureati, come adesso, non si trovava. Per le donne, la scuola, era un “momento magico”: due contratti a vita, con la scuola e con il marito che portava il vero stipendio. Il doppio lavoro (quello delle Professoresse che potevano seguire la famiglia e quello dei professori con la doppia professione) dava garanzia e tranquillità. Mentre la qualità della scuola perdeva sempre più colpi. Ecco allora le riforme. Attacchiamo i fannulloni dei professori che non lavorano e fanno le ripetizione a pagamento l’estate per gli esami di settembre.


Obiettivo 23 dicembre

La scuola ora inizia il 10 settembre e chiude il 10 giugno. Sono state abolite quelle tante belle festività che poi si sarebbero chiamate soppresse. Far iniziare i ragazzi, già depressi da un’estate andata buca, a settembre era ed è una follia. Gli studenti, quindi, furono costretti dal 79 in poi a studiare (un verbo ostico a 15-18 anni) fin da settembre. Che fare? Inventiamoci una rivolta: con in mano l’agenda, si tiravano le somme: iniziamo verso il 15 novembre la protesta, dal 29 facciamo l’autogestione, proseguiamo fino al 7 dicembre con l’occupazione, l’8 è festa, e finiamo il 23 la nostra protesta che attacchiamo alle feste natalizie (quando venne per qualche tempo tolta la Befana, anche quella!, si continuava a protestare fino al 7 gennaio). 31 gennaio, fine prime quadrimestre. Allora si studia (ma con moderazione).


La Pasqua bassa
Dopo la pagella, ancora uno sprazzo di eccitazione che non guasta. Si arriva al 20 febbraio. Quando non si è sfortunati con la Pasqua alta (cioè ad aprile) le cose si complicano, mentre se è bassa, tra un’assemblea di istituto una gita scolastica di una settimana, si arriva a pasquetta e nemmeno te ne accorgi. Resta i mese più brutto per gli studenti: maggio. Non ci sono assemblee, non ci sono gite, mentre ci sono quattro settimane, la cosiddetta “Quaresima” o “Calvario”, dalle quali non si può scappare. Finalmente, nel mese delle rose, gli studenti scoprono il libro, un vulnus che hanno saputo evitare in precedenza e che ora compare come una spada di Damocle sulla loro testa. Compiti in classe e interrogazioni a ripetizione. Il dramma si abbatte sull’essere meno protetto della Terra: lo studente! Lo vuole crocifiggere il professore, lo vuole inchiodare la famiglia, lo vuole rappresentare come un verme la propria coscienza.


La contestazione “settimina”
Tutto questo, per dire cosa? Sotto il Sole da secoli non è cambiato niente! I giovani sono sempre gli stessi, i vecchi pure. L’unico mutamento è avvenuto nella data di inizio delle contestazioni. Uno o due mesi prima. Come faranno i nostri eroi a raggiungere il 23 dicembre? Non sarà questa una contestazione “settimina”?


L’Università privata. Ma siete scemi? Non vogliamo la Harvard University
La cosiddetta Riforma Gelmini non si occupa di Università se non per i contatti che ha con il “famigerato” Decreto legge 112. Ma andiamo con ordine. Primo punto la privatizzazione degli atenei. C’è chi parla di scomparsa dell’università pubblica, ma è davvero così? Il Dl ne parla all’art.16, che citiamo: “In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione è adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed è approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera. Come si vede il passaggio è facoltativo e serve la maggioranza assoluta; appare quindi molto difficile che la decisione venga presa senza fondati motivi, e di fatto ne sono escluse tutte le grandi università. Mai e poi mai la Statale di Milano o la Sapienza potrebbero avere il 51% del Senato accademico a favore. Punto secondo: il turn-over comporterà la perdita di 87.000 posti di lavoro (art.66). Falso. Come già detto in più occasioni è stato istituito il blocco delle assunzioni, per cui l’80% dei pensionamenti non sarà rimpiazzato. Ciò si rende necessario per rimettere in sesto i conti della scuola pubblica che allo stato attuale costa al contribuente una cifra spaventosa, ma non, si noti bene, per farla funzionare al meglio, bensì per finanziare un caravanserraglio in cui oltre il 90% delle risorse va a finire in stipendi. E questo spesso a fronte di classi e corsi con un numero di studenti risibile. Non sono invece previsti licenziamenti anche perché, ricordiamolo, la Pubblica amministrazione non può licenziare senza giusta causa (e quasi sempre neanche in quest’ultimo caso). Punto terzo. I tagli uccideranno l’università pubblica e costringeranno gli atenei a privatizzarsi (vedi punto uno). E’ stato effettivamente deliberato un taglio di contributi alle università pubbliche nell’ordine del 1% per l’anno 2009; taglio che crescerà negli anni fino a raggiungere quota 7,8% nel 2013. Si parla del Ffo (Fondo di funzionamento ordinario). Certo, un taglio non è mai piacevole ma in un’ottica di razionalizzazione della spesa e di ristrutturazione del sistema appare indispensabile. In buona sostanza il governo ha cercato disperatamente di reperire delle risorse dal fronte scuola per far quadrare i conti, ma spera con la riforma di abbattere i costi per poi cancellare i tagli o perlomeno renderli indolori. Si tratta comunque di cifre troppo esigue, almeno nell’immediato, per provocare quell’apocalisse del passaggio al privato che molti evocano. Questo non vuol dire che siano giusti di per sé, pur se inquadrati in una congiuntura economica drammatica.

Ecco i quattro punti essenziali della Riforma Gelmini
Punto primo, il ritorno ai voti in pagella per elementari e medie e la bocciatura per la condotta. Invece di dire discreto ora si dice 7. La Gelmini forse si ricorda della gheghe “Bravo 7 +”, invece di ottimo, 10, invece di bastardo incapace insufficiente e sottosviluppato, 2. Mbe’? Non mi sembra così traumatico. Un’arma in più ce l’hanno sicuramente i professori con il cinque in condotta. Arma spuntata perché sicuramente non sarà applicata per le ritorsioni che gli insegnanti potrebbero avere dagli alunni e dai genitori. Potrebbe servire come minaccia. Ma già qualche insegnante è stato condannato per aver solo accennato ad un’ipotetica bocciatura. Punto secondo, il risparmio per le famiglie sui testi scolastici. Sarà introdotto l’obbligo per gli insegnanti di adottare solo libri i cui editori si siano impegnati a mantenere invariati i contenuti per tutto il quinquennio. Stop quindi al lucroso mercato degli aggiornamenti, che spesso costringeva gli alunni a cambiare il testo ogni anno solo perché vi erano state introdotte piccole modifiche. Anche qui nulla da eccepire. I nostri futuri ragionieri non sapranno mai che il Governo ha tolto l’Ici, l’odiata Irap (se verrà definitivamente cancellata) perché i libri devono rimanere all’età della pietra. L’italiano, la storia e la matematica sono sempre le stesse, o quasi, cambiano più lentamente. Ma come fa un ragioniere che due anni fa all’esame di Stato ha dovuto affrontare il Reporting, grazie a Fioroni, un argomento trattato nelle ultime pagine del libro di testo di circa 2.000 pagine? I derivati, i subprime, e le altre fregature che nasceranno da qui a cinque anni non saranno conosciuti dai nostri diplomati costretti a studiare su libri vecchi. Punto terzo, l’educazione civica. La materia sarà incentrata su educazione ambientale e Costituzione e dopo anni tornerà a essere obbligatoria per tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado. Ma in molte scuole superiori già esiste la materia Diritto pubblico, che facciamo allora un doppione? Perché l’educazione civica non veniva studiata, perché era un doppione di storia, di italiano. Punto quarto, e pomo della discordia, il ritorno al maestro unico. Si comincerà a reintrodurlo nella prima classe dal 2009-2010 e gradualmente entrerà a regime in tutte le classi successive; non ci sarà dunque alcuno scioccante cambiamento per i bambini partiti col vecchio sistema. Il maestro unico porterà un grandissimo risparmio con il taglio di circa 87.000 insegnanti in tre anni, cosa che ha ovviamente causato la sollevazione della categoria e di tutte le forza politiche e sociali che la appoggiano.


Sgonfiare la bolla
Sì, è vero. Negli anni ’70, in piena crisi “terroristica interna”, la Dc e il Psi di allora, con una chiara, lucida e diabolica politica delle assunzioni buttò dentro la scuola molti laureati senza posto di lavoro. Il ’68 non c’entra nulla. Ma era un disegno strategico, dettato dai tempi difficili. Anche l’introduzione del doppio, triplo, quadruplo maestro è stato scelto per convenienza. Che ci facciamo di questa gente che prende lo stipendio e non lavora (inteso questo termine come produttività)? Imbarchiamo bidelli, cococò, supplenti, inservienti, lavavetri e quant’altro, anche senza un regime di emergenza? In questo modo si è creata la “Bolla delle capacità, delle conoscenze e delle competenze” con un’ipertrofica scuola pubblica che ha immiserito gli insegnanti, li ha ridotto a marionette, li ha scaraventati giù nella piramide sociale facendo toccare il fondo ad una classe che una volta rappresentava la scienza e la cultura. Ma come fa un misero insegnante con una Fiat 850 ad insegnare ad alunni con una Mercedes? Gli alunni, nonostante ciò, hanno sempre “rispettato” gli insegnati, ma non hanno mai visto in loro un esempio da seguire per una vera rampicata sociale verso i vincenti. Il professore sarà sempre perdente se non avrà un corrispettivo adeguato alla sua mission. C’è bisogno di una riforma forte. Questa della Gelmini è un timido tentativo di ristrutturazione. Purtroppo i genitori, che mandano i loro figli per otto ore nelle scuole cadono nella trappola di gentaglia (le maestre) che vuole solo perseguire i propri interessi. La scuola è una cosa seria. Se c’è bisogna di tagliare il superfluo occorre farlo in fretta per pagare di più gli insegnanti. Negli anni ’70 un insegnante lavorava 120 giorni all’anno e guadagnava poco. Adesso lavora il doppio e guadagna sempre poco.


Un maestro unico, unico davvero a 5.000 euro al mese
Un maestro unico dovrebbe avere uno stipendio minimo di 5.000 euro al mese per essere riconosciuto come figura culturale dai genitori che vanno a prendere i loro bambini con le Suv da 80.000 euro e poi li portano ai cortei di protesta contro la Gelmini e li fanno comparire in Tv. Colgo l’occasione per dire ai genitori con le Suv di Roma di non parcheggiare i seconda fila!

22 ottobre 2008

L'India sulla Luna

Un indiano sulla Luna
di Roberto Maurizio



Illustrazione di Alessandro Marchisio



Chandrayaan. Veicolo spaziale lunare
Oggi, 22 ottobre 2008, l’India entra nel club dei paesi spaziali. La sonda Chandrayaan-1 sta dirigendosi verso la Luna, che circumnavigherà per circa due anni. Lo ha riferito il centro spaziale indiano di Sriharikota, nell'India orientale. L'obiettivo della missione è di ridisegnare la cartografia della superficie lunare e di ciò che si trova appena sotto la superficie. Chandrayaan in sanscrito significa "veicolo spaziale lunare". "E' un momento storico per l'India" ha dichiarato il presidente dell'Organizzazione di ricerca spaziale indiana (Isro), Madhavan Nair, il quale spera che la spedizione permetterà di "svelare i misteri della Luna". La sonda pesa una tonnellata e mezza e trasporta undici strumenti scientifici, tre dei quali dell'agenzia spaziale europea (Esa) e due dell'agenzia spaziale statunitense (Nasa). Uno degli strumenti è uno spettrometro ad alta risoluzione che analizzerà la composizione in minerali. Un altro strumento è un mini-radar che cercherà di individuare depositi di ghiaccio nelle regioni polari.



Sfruttamento delle risorse lunari
I cattivi sostengono che nel mirino di Nuova Delhi ci sono le risorse minerarie del nostro satellite naturale: la speranza è di poter acquisire nel corso dei prossimi 30 anni le competenze necessarie a fare della Luna una miniera a cielo aperto, capace di rispondere alla fame di energia del sub-continente. Ma perché non ci hanno pensato i nostri G8ottisti?

Un’idea persa dal G8
L'idea di sfruttare le risorse lunari arriva da lontano: già Jawaharlala Nehru, il fondatore dell'India moderna, rifletteva sulla necessità di esplorare il sistema solare addirittura nelle sue lettere dal carcere britannico (1930) e, una volta diventato Primo Ministro, manifestò una tale ammirazione per il programma spaziale sovietico da chiedere e ottenere una visita a Delhi di Yuri Gagarin. La visione di Nehru ha segnato la via indiana allo spazio, passata attraverso il primo cosmonauta indiano del 1984 (a bordo di una Soyuz sovietica), alla tragica fine della giovane Kalpana Chawla morta nel 2003 nel disastro del Columbia ma anche attraverso una lunga serie di satelliti messi in orbita con successo.

La navicella Chandra



Chandra-yaan (C-1), letteralmente il "viaggio di Chandra". Nella cosmogonia indù è il nome di quella luminosa presenza che toglie l'oscurità dalla terra nei cieli notturni : è la Luna, insomma, che per i sacri testi veda custodisce ben altro che qualche minerale prezioso. La navicella che dovrà studiare a fondo il nostro satellite per conto di Nuova Delhi da un orbita di 100km d'altezza è una macchina di 1.380 kg. messa a punto dall'Indian Space Research Organization (ISRO) di Bangalore, capitale tecnologia del paese. A portarlo in orbita ci penserà un razzo PSLV da 320 tonnellate, rafforzato da 6 booster esterni da 12 tonnellate ciascuno. Il via libera è arrivato appena prima dell'alba dal centro spaziale Satish Dhawan (nome del dal padre indiano della dinamica dei fluidi) di Sriharikota, una cittadina costiera dell'Andhra Pradesh, costruito negli anni ai margini della grande laguna di Pulicat (Golfo del Bengala) in un ambiente che ricorda molto il grande centro Usa di Cape Canaveral, in Florida. C-1 viaggia carica di ben 11 strumenti, oltre a quelli indiani ce ne sono altri sei portati in orbita per conto di Stati Uniti ed Europa. Infine - ed è una vera e propria anticipazione delle prossime missioni - ci sarà un tester di allunaggio che fornirà ai controllori di missione un corso accelerato di atterraggio su un corpo celeste.


La polvere che vale un tesoro
Il contatto con la superficie lunare è previsto entro il decimo giorno di missione: il probe potrebbe anche distruggersi all'impatto ma il tricolore indiano che ricopre un solido rettangolo metallico sarà comunque posato per la prima volta sulla Luna. Sarà un momento simbolico carico di emotività cui verrà dato ampio spazio televisivo e che porterà l'India - almeno sul piano mediatico - al livello delle grandi potenze mondiali e dei rampanti vicini cinesi. Conclusa la fase spettacolare, C-1 si metterà al lavoro. Per due anni scandaglierà l'invisibile sotto la superficie lunare, a caccia di tracce sotterranee d'acqua, di depositi minerali e di maggiori informazioni sul prezioso elio-3, l'isotopo non radioattivo dell'elio che potrebbe alimentare le centrali nucleari di seconda generazione. Rarissimo sul nostro pianeta si pensa che possa essere più abbondante sulla luna dove sarebbe stato depositato come una coltre di polvere dal vento solare.


Spazio low-cost
La sfida di Chandra, intanto, si gioca anche sul piano economico. Alcuni esponenti del Parlamento indiano non hanno lesinato critiche nei confronti di un progetto che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe dare qualche risultato economico solo nella seconda metà del secolo. Intanto, dicono gli scettici, milioni di persone fanno fatica ad agganciare il treno della crescita economica su cui corrono oggi le élite del paese. Il Governo risponde ai detrattori sottolineando che l'intero progetto C-1 è costato "solamente" 100 milioni di dollari (ogni lancio Shuttle costa almeno 6 volte tanto) e che, anzi, le competenze raccolte in questi anni per costruire una via indiana - e "low-cost" - allo spazio offre un grande potenziale di sviluppo per tutta l'industria aerospaziale e tecnologica in genere. Mentre C-1 attraversa le ultime fasi del percorso di integrazione che prelude al lancio, l'India lavora già sulla tappa successiva. Chandra-2 è al centro di un progetto sviluppato con Mosca: entro il 2012 prevede l'atterraggio di un rover sulla Luna. La scorsa settimana il Governo ha approvato un primo finanziamento da 91 milioni di dollari e ha così dato il via libera al progetto su cui ora Dehli non può che invocare lo sguardo benevolo del "luminoso" Chandra.

21 ottobre 2008

Brunetta e D'Alema

Brunetta vs D’Alema: il gigante e il baffetto
di Roberto Maurizio


Renato Brunetta e Mariastela Gelmini


Energumeno tascabile. Come Federico Caffè?
Massimo D’Alema, secondo il “Corriere della Sera”, si è scagliato a testa bassa e a gamba tesa contro il Ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. «Brunetta è un energumeno tascabile». Le parole sono di Massimo, ma la musica amplificata è quella del “Corriere”. «L'altro giorno in Parlamento ci siamo dovuti battere per difendere i diritti dei disabili gravi ad avere un'assistenza degna di questo nome», ha detto l'ex ministro degli Esteri durante un’iniziativa del Pd a Roma in vista della manifestazione del 25 ottobre. «Ci siamo sentiti rispondere da parte di quell'energumeno tascabile che è il ministro Brunetta che ci sono degli abusi. Ma se ci sono degli abusi bisogna colpirli senza cancellare i diritti. Con la sua virulenta campagna contro tutto ciò che è pubblico, Brunetta rischia di colpire beni pubblici essenziali e di fare di tutta l’erba un fascio». Qui, il lettore che compra il “Corriere”, si aspetta di capire che cosa c’è dietro la pretesa di espandere i privilegi dei regolari e sacrosanti diritti dei disabili a gentaglia che non merita nemmeno di essere censita come razza umana. Le malattie in Italia si allargano a fisarmonica. Ma del povero contribuente afflitto da centinaia di problemi se ne occupa solo Brunetta. Se sconfiggiamo i rapinatori di diritti, forse anche per il piccolo ammalato di periferia ci potrebbe essere un rimedio.



Tous va très bien Madame La Marquise de Pompadour



Allora avanti con le volgarità razziste: se ad un ebreo si dà dell’energumeno ebreo si va in carcere, se a una persona di colore nero si dice che è un energumeno di colore nero, si va in carcere, se a una persona bassa si dà dell’energumeno tascabile, tutto va bene madame la marchesa. Se poi l’espressione viene affibbiata a Berlusconi, allora l’orgasmo aumenta, prendi una medaglia durante un corteo, senza pensare che il mio grande piccolo professore Federico Caffè non superava i 150 centimetri. Questo è vero razzismo!

L’ora della verità: Gelmini mangia i bambini e la scuola mangia con gli immigrati



Mancano poche ore alla grande manifestazione voluta da Veltroni il 25 ottobre a Roma. Non saranno ammessi gli adulti di altezza inferiore ai 150 centimetri, che saranno presi per il culo durante tutto il percorso, mentre benedetti, meglio se dietro o a una croce o a una falce e martello, saranno i scolaretti delle IV elementari provenienti da tutta Italia per gridare “Gelmini ti mangi i bambini”. Saranno fatti fuori tutti i Fantozzi, quelli che lavorano veramente e vengono presi per il culo. Saranno presenti tutte le categorie dei fannulloni, ad iniziare dai politici.


Un inciso sulle classi uniche



Dagli Emirati Arabi Uniti è stato rivolto un plauso alla proposta Gelmini delle classi separate: “Stando uniti, il verbo crescerà. Ma non sarà che i leghisti stanno appoggiando la nostra causa? L’apostasia vale anche nelle elementari. Brava Gelmini: tutte classi di musulmani, di ebrei, di cinesi, di indiani, di molisani”. Forse, no! Questi ultimi rovinano la lingua italiana.

Aung San Suu Kyi

La mia Birmania
di Roberto Maurizio


Conversazioni celestiali a mani giunte
Uscirà domani, 22 ottobre 2008, in tutte le librerie italiane, la nuova edizione del libro sulle conversazioni che Alan Clements, giornalista e scrittore americano vissuto per anni in Birmania come monaco buddista. Nel 1996, prima di essere espulso dal Myanmar, Alan ebbe, con il Premio Nobel per la Pace 1991, una serie di incontri, mentre la leader del movimento democratico birmano si trovava agli arresti domiciliari inflitti da un regime la cui esistenza non trova spiegazioni logiche. Le “conversazioni”, intitolate “La mia Birmania”, vennero pubblicate in inglese e tradotte in dodici lingue, ma non italiano. Finalmente, domani, lo splendido libro sarà nelle migliori librerie italiane. Edito da “Corbaccio”, nella Collana “Dalla parte delle donne”, 380 pagine perfettamente ed elegantemente rilegate, tradotto da A. Petrelli, con il codice 9788879729819, costa appena 18,00 euro.

Un paradosso vivente: il coraggio di una donna sola

Aung San Suu Kyi è un paradosso vivente. Eletta democraticamente, nel 1991, le è stato impedito di governare; incensurata e pacifica, senza aver mai commesso alcun reato, trascorre la maggior parte degli ultimi vent’anni reclusa nella sua casa, agli arresti domiciliari; pur rimanendo nella “Sua Birmania”, tutto il mondo la conosce e apprezza il suo profilo minuto e il suo messaggio di pace. Come sostiene, Eleonora Voltolina su Panorama di questa settimana, «potrebbe maledire chi l’ha condannata alla reclusione, invece dice “Non ho mai imparato a odiare i miei carcerieri” e predica, coerentemente alla filosofia buddista, la non violenza e la compassione».

Dare voce alla speranza
Da oltre vent'anni, Aung è leader di un movimento nonviolento contro la dittatura in Birmania. Recentemente, il Premier inglese Gordon Brown, ne ha tratteggiato il ritratto nel suo volume "Eight Portraits" come modello di coraggio civico per la libertà. In questo libro-conversazione con Alan Clements, Aung San Suu Kyi racconta con chiarezza e semplicità la bruciante attualità della situazione birmana ed espone la sua filosofia senza tempo che da voce alla speranza. Le recenti vicende in Birmania hanno rivelato al mondo il nome di Aung San Suu Kyi, icona della resistenza alla dittatura militare birmana. Dove trova la forza questa donna da oltre vent'anni - la maggior parte dei quali passati agli arresti - per combattere con eroismo una delle battaglie più impari che si possano pensare? Come riesce a continuare a predicare il dialogo, la nonviolenza, rifiutando la paura, la provocazione, l'odio? Come ha fatto a resistere, privata della libertà, affrontando i soprusi quotidiani? Per scoprirlo basta leggere il libro nel quale Aung, con chiarezza e semplicità ammirabili, racconta in “viva voce” le sue passioni, i suoi desideri i suoi drammi, consegnando alle sue “conversazioni” un'attualità bruciante di una filosofia senza tempo.

Rangoon, tra tumulti e tuniche arancioni

Nella nuova prefazione de “La mia Birmania”, Clements parla dei tumulti avvenuti l’anno scorso contro il regime nella capitale Rangoon e in altre regioni. Una protesta nonviolenta, guidata dai monaci: restano nella memoria le immagini delle persone con la testa rasata, le tuniche arancioni e le mani giunte, attaccati dai soldati in assetto da guerra. Il libro racchiude al suo interno una sezione di fotografie dell’autrice e delle manifestazioni per la democrazia organizzate dagli studenti birmani tra la fine degli anni Ottanta e oggi. Alla fine del volume c’è una “Cronologia essenziale della Birmania” aggiornata fino al giugno 2008.

20 ottobre 2008

Meredith e il Jackpot

Meredith Kercher vale meno di un Jackpot
di Roberto Maurizio


Una vita non ha prezzo
Domani, martedì 21 ottobre 2008, forse una persona fortunata vincerà il più “grosso” Jackpot di tutti i tempi, 94,8 milioni di euro. La famiglia della ragazza barbaramente uccisa da un combriccola di malfattori globalizzati, chiede un risarcimento di 5 milioni di euro per ogni sua componente familiare. In totale, 25 milioni. A chi li chiede? Agli assassini, che presumibilmente non avranno tutto questo denaro. Allora, anche per la povera Meredith dobbiamo pagare noi.

La schedina senza vita



94,8 milioni di euro. Il più alto Jackpot della storia

Una colletta per Erasmus?
Signor Ministro Brunetta, a proposito dei fannulloni, perché non svolge un’inchiesta sulla responsabilità di Erasmus in tutta questa vicenda (30 milioni di euro), della polizia (30 milioni di euro), della magistratura (30 milioni di euro), così il resto 4,8 milioni lo spalmiamo sugli italiani, fino ad arrivare al Jackpot del 21 ottobre? (4-8-21-25-30-90) (90 4 e 8, jackpot, 21 data superenalotto, 25 i milioni richiesti dalla famiglia e 30 i milioni di Erasmus).

Spacciatore di liquirizia

Il Principe spacciatore
di Roberto Maurizio

Alle 9 e 10 di ogni mattina, il Principe spacciava liquirizia.