15 luglio 2010

La cena dopo gli Esami del "Leopardi" di Roma

Cena d’està del “Leopardi”
di Roberto Maurizio



Senza soluzione di continuità



Come nella bellissima canzone napoletana, “Mandulinata a Napule”, di Ernesto Murolo e Ernesto Tagliaferri, che inizia con “Sera d’està! Pusilleco lucente canta canzone e addora d'erba 'e mare...”, ieri sera, 14 luglio 2010, gli insegnanti e gli alunni della classe VB Igea serale 2009-2010, si sono incontrati nella splendida cornice di “Villa Il Sogno”, dove hanno tenuto la “Cena d’està” per festeggiare la chiusura dell’anno scolastico, terminato con uno strepitoso successo per l’intera classe (media 77,33 su 100). Il “raduno” era stato fissato, come al solito, alle ore 20.00 sotto il “balcone” della scuola “Giacomo Leopardi”, via del Pettirosso 1, località Torre Maura, Roma. Tra le Porsche e le Ferrari degli alunni, c’erano anche le Fiat 1600 a ben quattro cilindri, di cui tre non funzionanti, degli insegnanti. Alle 21.00, tra un ritardo e l’altro, la “carovana” raggiunge “Villa Il Sogno” di Frattocchie, Marino, via Costa Rotonda 8. Ad accogliere gli studenti e gli insegnanti, il Preside, Prof. Giuseppe Calzone. La cena, ovviamente, è a “base di pesce”. Mentre nel cielo stellato si assiste alla congiunzione Venere-Primo Quarto di Luna, i camerieri danno inizio al cerimoniale di portate senza soluzione di continuità: prima ostriche e champagne, poi, scampi vino bianco e rosato, due primi, per gradire, una cernia con patate, dolce e frutta a volontà. Tra un “piatto” e l’altro, brindisi, complimenti e commozioni. E poi, tante foto.

Il Preside, Prof. Giuseppe Calzone

Un forte carisma


Tre i momenti più “toccanti” della “Cena d’està”. Il primo, quando un insegnante traccia un bilancio complessivo della classe VB Igea serale, soffermandosi soprattutto sui lati positivi che hanno coinvolto la maggioranza. “Una vera e propria classe, anche se costituita da adulti, lavoratori, padri e madri di famiglia. Però, il vero collante tra insegnanti e studenti, ha sostenuto l’insegnante, è stato il Preside, che dall’alto della sua grande professionalità, maturata da decenni di esperienza, ha saputo donare tanto affetto, ma anche tanta serietà al “collettivo”. Sotto la “maschera pirandelliana”, sotto la “faccia burbera”, il Preside, Professore di Italiano della VB Igea 2009-2010, profondo conoscitore della Storia contemporanea, autore di libri e di articoli, giornalista pubblicista dagli anni ’80, à côté del suo forte carisma, insieme alla sua puntuale e ricercata eleganza, nasconde una connaturata bontà d’animo, propria di un fiero “meridionale” che nei momenti più critici o in quelli più allegri si esprime in uno stretto dialetto calabrese.



Li chiamavo tutti “Ciccio”



Il secondo momento clou, si è toccato con due interventi degli alunni che, oltre a riconoscere l’attaccamento del Preside all’insegnamento, hanno sottolineato la “partecipazione emotiva” che come Professore d’Italiano sapeva trasmettere durante la recitazione di poesie o brani tratti dalla Divina Commedia, da Carducci, da Pirandello. L’emozione ha raggiunto l’acme, allorquando uno dei due studenti, dopo aver elogiato tutti gli insegnanti della classe, commentando la chiusura dell’anno scolastico, ha messo in parallelo la sua esperienza di istruttore di reclute con la fine della scuola. “Per non affezionarmi troppo ai miei allievi, ha affermato l’alunno ex istruttore, li chiamavo tutti “Ciccio”. Volevo ricordare solo i loro volti e non i cognomi e i nomi. Ogni chiusura di un corso, per me rappresentava un dramma. Ma sapevo che subito dopo le vecchie reclute sarebbero stati sostituiti da altre giovani leve. E mi chiedevo? Saranno i prossimi nuovi allievi all’altezza dei vecchi”?


Ad maiora semper!



La risposta gli è stata data, subito dopo, come terzo momento saliente della serata, dall’atteggiamento del volto del Preside, dal quale si capiva perfettamente che la Scuola italiana, pubblica e privata, statale o paritaria, come “Istituzione” non ha l’obbligo di fare affezionare docenti e discenti, ma contiene al suo interno l’armonia, cioè, il riconoscimento di una stima reciproca. Solo allora gli impegni profusi congiuntamente possono raggiungere gli obiettivi del sapere e della conoscenza senza limiti di tempo e di spazio. Solo una voce possente, ma tenera di una profonda istruzione può librarsi in volo e raggiungere qualsiasi meta. “P''o mare 'e Napule, quant'armunia! Saglie 'ncielo e, 'ncielo, sentono, tutt''e stelle, 'a voce mia: voce, ca tènnera, st'ammore fa”. Ad maiora semper!


Tutte le foto della "Cena d'està" sui siti: http://www.istitutoleopardi.it/, http://www.maurizioroberto.com/ , e su Fb, Gruppo gli "Ex del Leopardi.

Le foto sono di Roberto Maurizio. Si prega di citare la fonte

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