15 gennaio 2008

Il Cristallo Rosso e il Papa

Lo spot sulle morte bianche si è rivelato profetico: evitare la Croce, si può, e il Papa non è andato alla Sapienza, usare la testa si deve, ma, talvolta non si trova la misura

13 gennaio 2008

Il Cristallo Rosso

Proteggere la dignità umana
di Roberto Maurizio

Il Cristallo Rosso


Il secolo breve, il Novecento, pregno di ideologismo e condizionato dal fanatismo, ha lasciato i suoi segni anche nelle icone, alcune provenienti da altri periodi, altri inventati su due piedi: la svastica, la falce e il martello, lo scudo crociato, la stella di David, la mezzaluna crescente, la rosa nel pugno, l’ulivo, la margherita, il garofalo, la stella a cinque punte delle brigate rosse, il teschio… Internet, sommerso da immagini, da clip e smart art, da simboli matematici, da video, da Youtube, ha finito per oscurare le icone del passato. Permangono, purtroppo, ideogrammi duri a morire, perché troppo legati alle radici e alla storia di alcune località regionali o nazionali. Siamo ancora troppo lontani dal riconoscimento di uguaglianza tra tutti i popoli del mondo. Una tra le cause di disuguaglianza tra i popoli è l’arroccamento sulla simbologia ufficiale delle nazioni. La croce è presente in una miriade di bandiere del cosiddetto occidente sviluppato, la mezzaluna crescente si staglia sui tessuti delle bandiere di troppi paesi islamici, le stelle, i soli, i pianeti, continuano ad essere impresse ufficialmente sui simboli che distinguono e non uniscono i popoli. Ma non sono i popoli ad essere divisi. Sono i loro rappresentanti politici che, per mantenere intatto il loro potere interno, non fanno altro che premere sull’acceleratore della distinzione internazionale ed esterna. Certo, una "certa" differenze molto evidente esiste tra un nero del Burkinafaso o del Kenya e una bianca della Finlandia o della Svezia. Sicuramente, un maschio kenyota e una femmina finlandese, in una discoteca, non penseranno mai ai simboli delle loro bandiere: le lance e lo scudo da una parte e la croce nordica dall’altra. La differenza emergerà solo sulla capacità di ballare l’ultimo ritmo scatenato inventato proprio per eliminare la disuguaglianza.
Tutto questo parlare a vanvera che sto facendo, è per poter giustificare il pezzo su “Testo o croce”. Io non potrei mai avercela con la Croce, che mi appartiene per svariati motivi, ma quello che non tollero è l’uso indiscriminato che viene fatto in nome suo per giustificare l’arroganza di chi, per soldi, prende a calci il prossimo. Se utilizzo la Croce (facendo finta che non esistono altre persone che non la pensano come me) per costruire una pubblicità che dovrebbe essere rivolta a tutti i lavoratori, a prescindere dalla fede religiosa, sto commettendo un’ingiustizia.
Inoltre, il simbolo che è stato scelto dalla pubblicità, quello della Croce Rossa, è stato accantonato dalle Nazioni Unite un anno fa, proprio per non creare discriminazioni. Il Cristallo Rosso sostituisce i vecchi simboli delle ambulanze. Il Cristallo Rosso non sarà bello, non sarà rappresentativo, non sarà simpatico, ma potrà essere, perlomeno, una veicolo utile alla distensione fra i popoli e assicurerà la diffusione dell’amicizia fra tutte le nazioni del mondo.
Non ha importanza il simbolo dell’ambulanza che salva una vita umana, basta che protegga la dignità umana.

I simboli della Croce Rossa, della Mezzaluna Rossa e del Cristallo Rosso

11 gennaio 2008

Testa o croce?

Pubblicità progresso. Non era meglio la roulette russa?
di Roberto Maurizio

"Usare la testa, si deve. Evitare la croce, si può". Questo lo slogan lanciato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle morti bianche. Tradotto, lo slogan vuol dire prendi le dovute cautela tu imprenditore e tu lavoratore rispettando le norme sulla sicurezza, altrimenti finirai sepolto sotto una croce. E i musulmani, gli ebrei, i buddisti, ... ?

Curiosità: Speriamo che la pubblicità non sia stata finanziata con i soldi che dovevano essere spesi per il Dialogo interreligioso.

Indigenismo

BERTINOTTI ALLA PAZ

El Libertador Fausto Bertinotti, Presidente della Camera, si converte all’indigenismo, cioè alla politica che mira a “restituire il petrolio, gas e acqua agli indigeni (etimologicamente, significa abitanti del luogo, ndr) boliviani”, “restituire i redditi delle terre agli indios che le abitano”. Ma questo non l’abbiamo già sentito da Bossi? La Padania ai padani.


Miss Padania 2007, www.mi-lorentaggio.it


Umberto Bossi, www.blog.panorama.it

Bella è stata anche la frase pronunciata nel corso della visita del "folgorato di La Paz", non proprio vicino a Damasco, dal Presidente rivoluzionario indios boliviano Evo Morales: “voi (occidentali, ndr) parlate di giustizia, noi di armonia, voi dite di voler vivere meglio, noi siamo per cercare di vivere bene". Ma non l’abbiamo già sentito da un certo San Francesco “poverello” di un certo paesino vicino Perugia?

Il poverello d'Assisi, www.oggisalerno.it

Moratoria sull'uccisione di giornalisti


"NON STRAPPATE LE PENNE AI GIORNALISTI"

di Roberto Maurizio
Segretario generale dell'Agsi



Questa è un’iniziativa dell’Agsi. Dopo la moratoria sulla pena di morte, approvata dall’Onu, e sull’aborto proposta da Giuliano Ferrara (le moratorie potrebbero continuare a lungo: sulle morti bianche dei lavoratori, sugli incidenti stradali, sulla mala sanità, e quant’altro) chiediamo, in quanto categoria professionale, la moratoria sull’uccisione dei giornalisti .
1. Basta con il fucile puntato contro un tesserino
2. Basta con i giornalisti torturati e imprigionati
3. Basta con i giornalisti ridotti alla fame (ogni riferimento all’Italia è puramente casuale)
4. Basta con lo strangolamento della libertà di stampa.
Per aderire alla "Moratoria contro l'uccisione di giornalisti", “Non strappate le penne ai giornalisti”, inviate un’email a questo blog (robertomaurizio1947@gmail.com oppure a
roberto.maurizio@fastwebnet.it)

Troppa grazia

Claudia Pregno. Troppa grazia, Sant’Antonio!

La nostra critica sul programma di scienza sul Tg3, Leonardo, che va in onda alle 14 e 50 di ogni giorno, escluso giugno, luglio, agosto, settembre, tutti i santi, i morti, i sabati, le domeniche, natale, pasqua, ferragosto, il corto week end, il long week end, la settimana bianca, il giorno dispari di venerdì dopo la merenda (cioè, i giorni in cui la scienza va in ferie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!), si è frantumata davanti alla bella sorpresa di vedere una nuova annunciatrice, Claudia Pregno, che parla in italiano e fa anche capire quello che dice! Inoltre, al nostro sogno di poter capire le parole del programma, se ne aggiunto un altro. Mamma Rai, con la Claudia non ci ha dato solo il top della scienza, ma anche il bottom. E che bottom! Troppa grazia, Sant’Antonio.

Lord Di Pietro

La “performance” di Di PietroAntonio Di Pietro e Leoluca Orlando

Che l’on. Antonio Di Pietro, da buon meridionale e molisano doc, abbia qualche difficoltà nell'uso del congiuntivo è risaputo. L'Onorevole ha anche inventato il “dipietrese”: “Capisci a me”, “Aiutatemi a capire ciò che vi dico e ve lo formulerò meglio”, “Che ciazzecca”. Ma ieri, 10 gennaio 2008, sul Sacro Suolo di Roma, davanti a Palazzo Chigi, sommerso da una folla di giornalisti, cameramen e fotografi di tutto il mondo, ha superato sé stesso: ha sciorinato uno splendido inglese esibendosi in un numero degno della migliore Camera dei Lords, pronunciando “performance” con l’accento sulla prima e, pérformance, e non, come è giusto, sulla o, perfòrmance. Se continua a sbagliare gli accenti, Antonio potrebbe essere retrocesso dalla Camera Alta dei Lords, alla Camera Bassa di Campo Basso.

Le foto sono di Roberto Maurizio

Aung e Ingrid

Aung San Suu Kyi e Ingrid Betancourt



L’iniziativa di questo “giornale” di stare accanto a due splendide donne, Aung San Suu Kyi e Ingrid Betancourt, che segneranno, speriamo nel migliore dei modi, il 2008, è stata al centro degli interessi del Comune di Roma, che sul Campidoglio ha esposto una gigantografia di Aung e di Ingrid insieme. Ecco le foto.




Per comprendere se il nostro messaggio è arrivato a chi di dovere, cioè agli insegnanti, agli studenti, agli operai, agli impiegati, ai pensionati, insomma, ai cittadini italiani che hanno a cuore l’interesse di Aung e di Ingrid, questo “giornale” invita tutti coloro che si collegano per svariati motivi ad esso, a sottoscrivere l’iniziativa, inviando un messaggio via email a roberto.maurizio@fastwebnet.it. Sarà pubblicata integralmente su questo sito.

Le foto sono di Roberto Maurizio

Non è Gabriele, è "Michele"

Navigare nell’etere
di Roberto Maurizio



Si chiama “Michele”(non è il suo vero nome). E’ il finto giornalista, sempre con la penna blu in mano e un taccuino vuoto sul quale fa finta di annotare le frasi più gustose dei maggiori personaggi politici italiani. “E’un lavoro che svolgo da molti anni”. Mi dice, il 10 gennaio, alle ore 12.00, davanti a Palazzo Chigi. Il nostro “simpatico” personaggio compare sugli schermi televisivi italiani e stranieri, dietro le immagini di politici e di altre personalità pubbliche a ogni piè sospinto. La sua agenda viene aggiornata quotidianamente. Non ha bisogno di calendari speciali, di mailinig list, di segretarie, di computer. Lui sa dove avverranno i fatti principali della giornata. Il suo fiuto, da giornalista in erba, da cane segugio, lo porta a stare “nel momento giusto al punto giusto”. A differenza dell’omologo, Gabriele Paolini, addirittura citato su Wikipedia, con il quale, mi ha confidato di aver iniziato a “intraprendere il lavoro”, “Michele” è un vero “professionista”: è “attento”, è come un alunno del primo banco. Non dà fastidio, annota sul suo taccuino vuoto le frasi spoglie, digiune e banali dei potenti, che vengono assaliti dalle telecamere da 50.000 euro, da macchine fotografiche da 10.000 euro, da telefoni cellulari ricetrasmittenti, da 5.000 euro. A lui, basta un taccuino di 50 centesimi e una penna scarica di 10. Lui desidera solo comparire. Gli dico che metterò la sua storia sul mio blog. E lui: “Non mi interesso di tecnologia avanzata, di computer. A me basta essere presente e basta”. Gli chiedo di farsi fotografare. “Con piacere”. Quando gli chiedo, sottovoce, perché lo fai, mi risponde: “E’ un po’ come sentirmi immortalato per l’eternità”. Ti farò comparire su Internet, gli ripeto. “Io sono superiore a Internet. La mia immagine quotidiana in Tv arriva nelle case degli italiani, vola nell’etere, attraversa la volta celeste, si ferma per un attimo sulla Luna, poi si spinge verso Marte; da lì inizia un cammino verso il regno assoluto dell’oscurità e dei buchi neri della Galassia, per riprendere poi definitivamente il sentiero che la porta allo splendore dei confini dell’Universo”. Questa frase non è stata pronunciata da lui, ma l’ho letta nel suo pensiero. Proprio quando la stava enunciando, allarmato mi dice, “Arriva Mastella”. Uno scatto da centometrista. Lo inseguo. Poi sbotta: “E’ meglio di no”. “La guardia del corpo del Ministro non mi sopporta”. Mi giro, e l’Universo scompare.


Le foto sono di Roberto Maurizio

9 gennaio 2008

E' la somma che fa il totale

Lo “strabismo” dell’Ocse sulla scuola italiana
di Roberto Maurizio




Una scuola "squinternata" con 40 di miliardi di euro l’anno

E’ passato giusto un anno dal Rapporto “Education at a Glance 2006” (Uno sguardo sull'Istruzione 2006) dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), pubblicato a gennaio del 2007. In attesa del nuovo Rapporto, che dovrebbe uscire a giorni, presentiamo i principali dati e le considerazioni sostanziali dell’importante organismo parigino di Chateau de la Muette. Comunque, visto l'andamento della scuola italiana nel 2007, non ci saranno grosse novità o sorprese eclatanti; non è previsto nulla di buono, anzi, le cose dovrebbero essere peggiorate. Per aspettarci buone nuove, dobbiamo affidarci solo su un improbabile "strabismo" (squint) parigino.
La prima e fondamentale considerazione allarmante dell’Ocse sulla salute della scuola italiana nel 2006, è, a dir poco, impietosa: il sistema scolastico italiano, da oltre un decennio, è vicino al collasso. Abbiamo una scuola arretrata, inefficiente, stagnante e arrogante.

Che cos’è l’Ocse

L’Ocse è stata istituita con la Convenzione di Parigi, firmata il 14 dicembre 1960, ed entrata in vigore il 30 settembre 1961. La sua sede è nella capitale francese, Chateau de la Mouette. Attualmente aderiscono all’Ocse 30 paesi industrializzati, che rappresentano i due terzi dell’intera produzione mondiale di beni e servizi ed i tre quinti delle esportazioni complessive. I paesi membri sono: Australia, Austria, Belgio, Canada, Corea, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda,Islanda, Italia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria. L’adesione all’Ocse è condizionata all’impegno da parte dello Stato richiedente di avere un’economia di mercato ed una democrazia di tipo pluralistico.

Una scuola costosa ed inefficiente

Stando ai numerosi dati contenuti nel Rapporto (di cui pubblichiamo la sintesi in italiano su Articoli di Stampa, Scuola e Vita), il sistema di istruzione nazionale risulta troppo costoso se paragonato agli scarsi risultati che riesce a produrre. Un sistema nella sostanza inefficiente che richiede un approfondito restyling. Scuola, istruzione post-secondaria e università arrancano, sfornano studenti che non riescono a reggere il confronto con i compagni degli altri 30 paesi aderenti all'Ocse e laureati che troppo spesso restano disoccupati.
Il ponderoso volume di 465 pagine, ricche di tabelle, grafici e numeri (con dati aggiornati al 2004), attraverso il confronto fra i diversi sistemi di istruzione dei vari paesi aderenti all'Ocse, individua le cause dei mali che affliggono la scuola italiana e indica soluzioni possibili .

Cultura scientifica

Per quanto riguarda la Cultura scientifica, il Rapporto afferma che nel 2003 i quindicenni italiani figuravano al 27° posto per le loro competenze nelle materie scientifiche e nel 2006 sono slittati al 36° posto. In cima alla lista scientifica figurano gli studenti della Finlandia, paese che non solo continua a mantenere buoni risultati (da 548 punti a 563), ma in cui tutti gli alunni raggiungono livelli di buon rendimento. Dietro l'Italia si piazzano solo Portogallo (474), Grecia (473) e Israele (454). Fra i Paesi al di sotto della media Ocse, oltre all'Italia, si posizionano Croazia, Slovacchia, Lituania, Norvegia. E peggio dei nostri ragazzi, oltre ai coetanei di Portogallo e Grecia, fanno gli studenti di Bulgaria (434 punti) e Romania (418), fra gli ultimi entrati nella Ue.

Lettura
Per la lettura, l'Italia si posiziona al 33° posto, totalizzando un punteggio totale di 469, che la posiziona al di sotto della media Ocse nella classifica che vede ai primi cinque posti Corea, Finlandia, Hong Kong, Canada e Nuova Zelanda. Di paesi dell'Unione Europea, soltanto Repubblica Slovacca, Spagna e Grecia hanno fatto peggio del nostro paese, oltre alle nuove entrate Bulgaria e Romania. L'Ocse, inoltre, rileva come l'Italia abbia peggiorato il proprio risultato rispetto al primo rapporto Ocse-Pisa del 2000. Per quanto riguarda la differenza tra maschi e femmine, le ragazze di tutti i paesi interessati dalla ricerca hanno fatto meglio dei loro coetanei: in particolare, per quanto riguarda l'Italia lo scarto è di 41 punti a favore delle studentesse.

Matematica

Per la matematica, il nostro paese si trova al 38° posto (con 462 punti) della classifica che vede ai primi cinque posti Taiwan, Finlandia, Hong Kong, Corea e Olanda. Peggio dell'Italia, tra i paesi dell'Unione europea soltanto la Grecia che si posiziona al 39° posto e Bulgaria e Romania. Anche per la cultura matematica, come per la capacità di lettura, almeno un quarto degli studenti che hanno partecipato al progetto non ha raggiunto la ''sufficienza'' del secondo livello di conoscenza, classifica in cui siamo superati anche dalla Grecia. L'Italia, infatti, è fuori anche dalla ''classifica'' che vede almeno il 70% degli studenti raggiungere il secondo livello. Come per le altre due rilevazioni Ocse-Pisa, anche per quella matematica i risultati ottenuti nel 2006 sono peggiori di quelli del 2003. A differenza della classifica per capacità di lettura, per la matematica i ragazzi si sono comportati meglio delle loro colleghe studentesse.

Solo il Nord Italia il linea con i migliori

E’ inutile tapparsi il naso davanti a manifestazioni, a volte, estemporanee di Bossi. Preso da solo il Nord Italia, senza il “fardello del Centro-Sud”, si colloca sempre tra i primi posti nella stesura di tante statistiche: dal reddito pro-capite, alle ore lavorate, dalla produttività industriale al tasso di occupazione, dalla sanità allo sport (è doloroso dirlo!). Quindi, il Nord, anche nel settore scolastico, fa rimarcare dati confortanti che lo collocano sopra la media dei paesi Ocse.

I licei “stracciano” i professionali

Secondo il Rapporto, gli studenti dei licei hanno conseguito mediamente risultati migliori rispetto ai tre ambiti di indagini (scienze, matematica, lettura) con un punteggio di 518 più alto di quello di istituti tecnici e professionali, questi ultimi staccati di oltre 100 punti a 414. Gli studenti del nord-est hanno un punteggio di 520, seguiti da quelli del nord-ovest con 501, dal centro con 486, dal sud con 448 e le isole con 432. Estrapolando i dati, emerge che gli istituti tecnici del nord-ovest e del nord-est si collocano al di sopra della media Ue, dimostrando un livello di preparazione assolutamente migliore di quello dei loro colleghi delle altre regioni d'Italia.

Eccellenze depresse. Si coltiva la depressione

I dati Ocse mostrano "l'immagine di una scuola che da un lato continua a non riuscire a coltivare le eccellenze, dall'altro assiste ad uno slittamento verso il basso del livello medio di prestazione degli studenti, almeno per quanto riguarda l'ambito della lettura".
Il grado di istruzione complessivo, secondo l'Ocse, pone l'Italia al penultimo posto per numero di laureati: appena 11 su cento persone di età compresa fra 25 e 64 anni. Solo la Turchia è sotto di noi, ma veniamo sopravanzati perfino dal Cile e dal Messico. I paesi asiatici (Giappone e Corea) ci surclassano (37 e 30 rispettivamente), così come Stati Uniti e Australia. Situazione non cambia prendendo in considerazione i giovani laureati di età compresa fra i 25 e i 34 anni. E il divario fra l'Italia e la media dei paesi dell'Unione europea (a 19 stati) si amplia per numero di laureati nelle facoltà scientifiche: 1.227 ogni 100 mila giovani fra i 25 e i 34 anni contro i 2.128 della media Ocse. Le cose non cambiano molto se si passa ai semplici diplomati: siamo in fondo alla classifica (appena 48 su 100) con una media Ocse che si attesta sui 67 ogni 100 abitanti di età compresa fra i 25 e i 64 anni.

Le leggende metropolitane

Quarant’anni fa in Italia, su 100 bambini che si iscrivano alla prima elementare solo 10 si laureavano. Oggi sono 11! Allora, che ne dite della frase, trita e ritrita, una vera e propria leggenda metropolitana, che si sente sui “poggi capo” dei barbieri, sulle “pedane” degli autobus, ma anche sui “tappeti” dei salotti bene della nostra amata “borghesia progressista e illuminista”: TROPPI DIPLOMATI, TROPPI LAUREATI!

Si scommette sulla selezione naturale

L'Organizzazione parigina, però, alla fine diventa "buona" con l'Italia. Un'occasione da non perdere: entro il 2015, l'Italia, subirà un calo della popolazione scolastica (tra il 10% della materna e il 4% delle superiori) che avrà un impatto positivo sulla spesa per l'istruzione. La sola diminuzione degli alunni dovrebbe, secondo l'Ocse, consentire un risparmio del 6% che, in tempi di magra, non è poca cosa. Che bella soddisfazione! Per diminuire le spese, scommettiamo "sulla selezione naturale".

Superiori ammalate

Siamo seri. La scuola italiana deve essere più efficiente per reggere il confronto con le altre economie mondiali. Il Commissario europeo per l'istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo, Ján Figel', invece, avverte: "Sistemi d'istruzione e di formazione efficienti possono avere un notevole impatto positivo sull'economia e sulla società, ma le disuguaglianze nell'istruzione e nella formazione hanno consistenti costi occulti che raramente appaiono nei sistemi di contabilità pubblica. Se dimentichiamo la dimensione sociale dell'istruzione e della formazione, rischiamo di incorrere in seguito in notevoli spese riparative".
Sulla stessa linea si pone il Ministro della Pubblica istruzione, Fioroni: “la scuola non è equa perché distingue tra chi è figlio di operai e chi di professionisti”. Porre la questione in termini esclusivamente di equità vuol dire, a nostro avviso, non comprendere a fondo i veri mali del sistema. Sono elementi sociali di grande rilevanza politica, richiamano sicuramente i voti molti utili alle elezioni, ma sembrano un po' datati, fermi al secolo scorso, il famoso "secolo breve" dove hanno trionfato l'ideologismo e le tirannie. Per allinearci ai livelli europei serve una scuola più competitiva e la chiave non sta tanto nell'affrontare questi problemi a livello di scuola primaria (la vecchia scuola elementare, che, secondo la graduatoria stilata dalla rivista Forbes, risulta essere tra le prime nel mondo, in termini di competitività), bensì a livello di scuola secondaria. E’ lì che il vero male si annida.

Non è mai troppo tardi!

Senza parole!

Il grande Maestro Manzi



BOX
Desaparecidos
Ogni anno, in provincia di Napoli, quasi diecimila studenti abbandonano le aule scolastiche. I "desaparecidos" della scuola pubblica napoletana sono ragazzini delle medie, e soprattutto dei primi due anni della scuola secondaria di secondo grado, che nel bel mezzo dell'anno scolastico decidono che la loro carriera scolastica può considerarsi conclusa. Nessuno sa che fine fanno. Nessuno studio serio è mai stato effettuato per capire dove finiscono gli studenti (ma anche le studentesse, di cui nessuno si occupa – probabilmente, perché non fanno scippi -). Solo congetture come: “la maggior parte di loro prende la strada del lavoro, spesso precario e in nero, utile però a racimolare qualche decina di euro da tenere in tasca per sentirsi 'grandi'. Altri incappano nelle maglie della microcriminalità e diventano corrieri della droga o il braccio di una piccola manovalanza del crimine. Solo una piccola parte chiede 'asilo' alle scuole private". Ma da dove prendono questi dati, se non esistono? Per la dispersione, sembra, che venga stanziato il 5% del totale delle spese del Ministero della Pubblica (adesso sì, tre anni fa no) Istruzione che ammonta a 40 miliardi di euro. E’ la somma che fa il totale…