21 settembre 2009

21 dicembre 2012: la fine del mondo?

21 dicembre 2012, finisce il mondo e speriamo anche Rai2
di Roberto Maurizio


I bambini indaco e teschi di cristallo

Ormai è certo. La Terra esploderà il 21 dicembre 2012. La profezia è quella dei Maya, l’amplificatore è Rai2 che ti fa rimpiangere i comunisti di Rai3. I bambini indaco, i teschi di cristallo, l’animaccia loro, come direbbe il ministro Brunetta in dialetto romanesco! Ma chi cazzo li fa parlare? E, peggio ancora, chi l’ascolta? Un’Italia a corto di figli spaventata da questi imbecilli, energumeni e raccomandati di Rai2, figli di mignotta, salvando la madre.




Il calendario Maya

I Maya, molto più intelligenti di queste mezze calzette, non avevano fatto altro che prevedere lo spostamento dell’asse terrestre, la famosa precessione degli equinozi. Ad ogni piccolo spostamento dell'asse, che dura migliaia di anni, si verifica qualcosa di terrificante per il nostro pianeta, per la nostra grande amata e insostituibile Terra. I verdi, i rosso verdi, i cocomeri, gli ambientalisti, gli scienziati venduti dell’Onu, quelli dell’Unep che una volta appartenevano ad un organismo serio e diretto da scienziati di grandissimo prestigio internazionale, accusano l’uomo (le femministe saranno contente di non essere state annoverate tra gli assassini del globo) come responsabile in prima persona della distruzione del Mondo.


La cicala e la formica

Le ideologie ambientalistiche e meschine del secolo scorso, basate sull’onnipotenza dell’uomo, vorrebbero elevare quella “formica” e al tempo stesso “cicala”, cioè la razza umana, come unica e impavida distruttrice dell’ambiente che Gea ha costruito, con cura e saggezza, per miliardi di anni. 400 anni contro quasi l’eternità. Ecco che gli ambientalisti sostituiscono l’uomo a Dio. Un dio con la seicento, con quattro fabbriche fumanti sgangherate, che taglia gli alberi e l’erba dello Stadio Meazza di Milano. Un dio di Chernobyl che va a posarsi sulla lattuga. Un dio che non riesce nemmeno ad allevare le galline (aviaria) e strangola i porci nella merda (H1N1). Ecco, la peste, ecco i peccati, ecco i terremoti.
Aquarius

Ma quando verrà il tempo, quello dell’Acquario, per verificare e per sterminare gli untori e I mistificatori? Come dice, giustamente, l’allenatore della Roma, Ranieri, qui il posto sicuro non c’è per nessuno, allora una volta che l’evento infausto non si sarà verificato, occorre, non dico di mettere sulla sedia elettrica che meriterebbero, ma, perlomeno, cacciare a pedate nel culo chi pronuncia previsioni sbagliate e chi le amplifica, come quella ciofeca di trasmissione di Rai2 che non è degna nemmeno di essere menzionata.

Da Hair, Capelli, 1969
When the moon is in the Seventh House
and Jupiter aligns with Mars
Then peace will guide the planets
And love will steer the stars
Quando la Luna entrerà nella Settima Casa
e Giove si allineerà con Marte
allora sarà la pace a guidare i pianeti
e sarà l'amore a guidare le stelle
This is the dawning of the age of Aquarius
The age of Aquarius
Aquarius! Aquarius!
Sta iniziando l'era dell'Acquario
l'era dell'Acquario
Acquario! Acquario!
Harmony and understanding
Sympathy and trust abounding
No more falsehoods or derisions
Golden living dreams of visions
Mystic crystal revelation
And the mind's true liberation
Aquarius! Aquarius!
Ci saranno in abbondanza armonia e comprensione
tolleranza e verità
non più ipocrisia e scherno.
I nostri sogni e i nostri ideali diventeranno reali
Una rilevazione mistica, limpida come il cristallo
ed una vera liberazione della mente.
Acquario! Acquario!
When the moon is in the Seventh House
and Jupiter aligns with Mars
Then peace will guide the planets
And love will steer the stars
Quando la Luna entrerà nella Settima Casa
e Giove si allineerà con Marte
allora sarà la pace a guidare i pianeti
e sarà l'amore a guidare le stelle
This is the dawning of the age of Aquarius
The age of Aquarius
Aquarius! Aquarius!
Sta iniziando l'era dell'Acquario
l'era dell'Acquario
Acquario! Acquario!
As our hearts go beating through the night
We dance unto the dawn of day
To be the bearers of the water
Our light will lead the way
Mentre i nostri cuori battono per tutta la notte
noi balliamo fino al sorgere del giorno
per essere i portatori dell'acqua
la nostra luce indicherà la via
We are the spirit of the age of Aquarius
The age of Aquarius
Aquarius! Aquarius!
Noi siamo l'energia interna dell'era dell'Acquario
l'era dell'Acquario
Acquario! Acquario!
Harmony and understanding
Sympathy and trust abounding
Angelic illumination
Rising fiery constellation
Travelling our starry courses
Guided by the cosmic forces
Oh, care for us; Aquarius
Ci saranno in abbondanza armonia e comprensione
tolleranza e verità
non più ipocrisia e scherno.
Una pura illuminazione
sorgerà fiammeggiante tra le costellazioni
viaggiando lungo le nostre rotte tra le stelle
guidata da forze cosmiche.
Oh, abbi cura di noi, Acquario
Let the sunshine
Let the sunshine in
The sunshine in
Fai entrare la luce del sole splendente
Fai entrare la luce del sole splendente
La luce del sole splendente
Let the sunshine
Let the sunshine in
The sunshine in
Fai entrare la luce del sole splendente
Fai entrare la luce del sole splendente
La luce del sole splendente
Let the sunshine
Let the sunshine in
The sunshine in
Fai entrare la luce del sole splendente
Fai entrare la luce del sole splendente
La luce del sole splendente

Aid el Fitr e Le Figaro

Le foto di Aid el Fitr nel mondo
di Roberto Maurizio

Ecco alcune foto pubblicate da Le Figaro sulla giornata mondiale della festa dell'Aid el Fitr nel mondo. La Francia, un'altra cultura...












Buon Aid el Fitr anche alla Santanchè

Buon Aid el Fitr a tutti i musulmani del mondo
di Roberto Maurizio

Felice Aid 2009 da "Stampa, scuola e vita"

Come ogni anno, da quando esiste “Stampa, scuola e vita”, facciamo gli auguri in occasioni di tutte le più importanti feste religiose del mondo, quelle dei cristiani cattolici, protestanti, ortodossi, mormoni, testimoni di geova, quelle induiste, quelle ebraiche, quelle buddiste e quelle islamiche. Sono momenti importanti in cui le comunità credenti, nel reciproco rispetto, ricordano la loro appartenenza a una stessa radice, a una stessa cultura, a un idem sentire. In altre parole, al rispetto di Dio. Oggi, in Marocco, e ieri in tutte le parti del mondo musulmano, è stata celebrata la giornata principale dell’Aid el Fitr. Un buon e felice Aid el Fitr a tutti coloro che si riconoscono e praticano il Corano da parte di “Stampa, scuola e vita”.

Lo Shawwal annuncia la fine del Ramadan

Dopo un mese di digiuno, dunque, inizia per tutti i musulmani del mondo l’Aid el Fitr, una festa annunciata dallo Shawwal, l’avvistamento della prima falce di Luna crescente dopo il Ramadan. Come vuole la tradizione, dopo il Maghreb, cioè dopo il tramonto del Sole, si tenta di vedere la luna crescente. Questa fase di osservazione ha avuto luogo sabato 19 settembre 2009, vale a dire, il 29 Ramadan 1430.

La notte del dubbio

Questa è la famosa “notte del dubbio”, quella in cui i musulmani si chiedono se si vedrà o non la Luna crescente che annuncia l’Aid el Fitr, la partenza tardiva del Ramadan e l’annuncio del Hajj (pellegrinaggio alla Mecca). Se lo scorso sabato notte non si è vista la luna crescente, allora Aid el Fitr avrà luogo oggi, lunedì 21 settembre. Il calcolo è piuttosto complicato in quanto un mese lunare può avere 29 oppure 30 giorni. Se Aid è domenica, 20 settembre, il Ramadan è durato 29 giorni. Se Aid è lunedì, 21 settembre, è durato 30 giorni. In ogni caso, in tutte le parti del mondo musulmano, l’Aid è iniziato il 20 settembre. Solo il Marocco, come abbiamo detto, festeggia oggi, 21 settembre.

Eid mubarak

Per tutti i musulmani del mondo, con Aid el Fitr termina il digiuno. Dopo le privazioni e la purificazione del Ramadan, è arrivato il momento di festeggiare. Una festa, simile al Santo Natale dei cristiani, che dura tre giorni, ma è il primo ad essere maggiormente sentito dai fedeli, che si riuniscono la mattina per una preghiera speciale con gli abiti migliori (per tradizione dovrebbero essere nuovi). La giornata proseguirà tra scambi di auguri (“Eid mubarak”, “Eid said”) e riunioni tra parenti e amici.


Un’esplosione di gioia

Aid el Fitr è un’esplosione di gioia e vitalità. Si torna a mangiare alla luce del sole, si va nei ristoranti e si danno regali e dolcetti ai bambini. Nei paesi islamici, la notte della vigilia i negozi rimangono aperti e la gente fa shopping, c’è insomma un clima di festa generale.

Zakat el Fitr

Aid el Fitr è un giorno speciale, ma viene chiamato dai musulmani anche la “piccola festa” in contrapposizione alla grande festa Aid el Kebir, la festa del montone. Aid el Fitr rappresenta anche un’occasione di raduno di familiari e di amici per assaporare, dopo il digiuno, pasti tipicamente tradizionali. Il fedele offre le elemosine della rottura del digiuno, le Zakat el Fitr.

Salat Aid

La Preghiera (Salat Aid) ha luogo al mattino presto e si svolge o in una moschea o in una “mossalla” per raccogliere più fedeli. La tradizione musulmana o Sunna vuole che i fedeli facciano una colazione (preferibilmente costituita da alimenti dolci), prima di andare alla preghiera.

Daniela Santanchè e gli incappucciati

La leader del movimento dell’Italia, Daniela Santanchè, non poteva scegliere un giorno meno opportuno, come quello dell’Aid el Fitr, per sollevare una battaglia contro il burqa. L’ex onorevole ha fatto irruzione durante la festa, a Milano, il 20 settembre 2009, per sollecitare le donne musulmane a ribellarsi contro il burqa e contro la violenza che subiscono, secondo l’ex onorevole, dall’islamismo. L'ex parlamentare ha scelto di protestare contro il volto coperto delle donne musulmane chiedendo il rispetto della legge 152 del 1975 che vieta di nascondere la testa. « Non ce l'ho con queste povere donne ma con chi le manda e le soggioga. Il burqa è un umiliazione per le donne. Non a caso anche in Francia stanno approvando una legge per impedirne l'uso. Il burqa è come l'infibulazione perché sono strumenti per annullare la sua identità più profonda», ha spiegato la Santanchè. Solidarietà per l'episodio è arrivata dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e dal presidente Udc, Rocco Buttiglione. Per il titolare della Farnesina, Franco Frattini, questo e l’omicida di Sanna, «sono segnali pericolosi e preoccupanti di un'immigrazione che fatica a riconoscere i diritti umani e l'uguaglianza di genere». A mio modesto avviso, questa “piazzata” la Santanché se la poteva risparmiare: primo perché stai partecipando ad una festa alla quale non eri stata invitata; secondo, le tematiche degne di rispetto e di riflessione vengono affrontate e risolte in Parlamento; terzo, vorrei chiedere all’ex “onorevole” che cosa ne penserebbe se un telebano pastun afghano facesse irruzione durante un Venerdì Santo e chiedesse agli incappucciati di Isernia, amanti di Cristo, di levarsi il “velo”?

Travaglio a Vasto

Un Vasto odore di provincialismo
di Roberto Maurizio

Vasto (Chieti), una bella immagine della città del "brodetto"




Come Beniamino Maggio, magari!


Il grande Beniamino Maggio, fratello di Dante e della indimenticabile Pupella


Vasto, in provincia di Chieti, la capitale della più periferica periferia dell’impero austropietristico, la capitale del "brodetto", ha avuto il massimo del suo godimento da 100 anni a questa parte, il 18 e 19 settembre 2009. L’Histonium fascista ha accolto i “grandi della Terra”: Marco Travaglio, Conchita De Gregorio, Antonio Di Bella, Pancho Pardi e, addirittura, Nicola Tranfaglia (Carneade o un parente?), sotto la splendida guida del molisano più illustre, da 100 anni a questa parte. Vasto, in provincia di Chieti, la città dei miei sogni, meta del mio viaggio di nozze, ha sentito le stesse pulsioni di quando nel 1954, a San Martino in Pensilis, Beniamino Maggio, insieme al fratello Dante, presentarono il loro film, in carne ed ossa: “Cuore di mamma” di Luigi Capuano. Nel 1954, quando il grande Beniamino Maggio, presentava, paese per paese, i suoi film (“Lettera napoletana” e “Desiderio e’ sole” di Giorgio Pàstina; “Canzone d’amore” di Giorgio Simonelli; “Piscatore ‘e Pusilleco” di Giorgio Capitani; “La Luciana” di Domenico Gambino; “Due lacrime” di Giuseppe Vari; “Napoli terra d’amore” di Camillo Mastrocinque; “Napoli è sempre Napoli” di Armando Fizzarotti; “Carovana di canzoni” di Sergio Corbucci; “Ballata tragica” di Luigi Capuano), il sindaco, il farmacista, il parroco, il direttore delle elementari, i maestri e le maestre, erano in prima fila, e poi tanti bambini e bambine attratte dagli “idoli” del momento. A “staccare” i biglietti del cinema c’era ‘Ndoniucc’e Socc’e Socc’e, in italiano Antonio colmo colmo: integerrimo, giustizialista, la farina che mi porti te la valuto Socc’e Socc’e, non di più e non di meno.



Vasto Travaglio


Non pensavo che Vasto potesse accogliere una personalità come Travaglio. Come cambia la vita: Vasto 2009 come San Martino in Pensilis 1954! Solo che Travaglio se lo sogna di essere minimamente paragonato a Beniamino Maggio. L’unico legame che li unisce è la presenza di allora come adesso di ‘Ndoniucc’e Socc’e Socc’e.

20 settembre 2009

Don Ruggero Ruvoletto, un martire

Il Vaticano annuncia un’exit strategy dal Brasile dopo il vile assassinio di Ruggero Ruvoletto
di Roberto Maurizio
Don Ruggero Ruvoletto
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Sangue in parrocchia
......
I fedeli dopo il vile assasinio

«Dopo la barbara uccisione del missionario Ruggero Ruvoletto, alle ore 7 del mattino del 19 settembre, a poche ore di distanza dal miracolo di San Gennaro, all’interno della sua parrocchia di Santa Evelina, alla periferia di Mannaus, nel Nord Est del Brasile, una specie di Paradiso Terrestre, la Santa Sede ha deciso il ritiro di tutti i suoi missionari e di tutte le sue “armate” appartenenti alla “peace keeping generation” e al “love for all the people and for everyone”». Questa, forse, sarebbe stata la decisione del Vaticano se fosse stato dotato di un Parlamento democratico come quello italiano che, nel complesso, ha quasi gli stessi onorevoli e senatori di quanti sono gli abitanti di quello Stato sconfitto il 20 settembre 1870 a Porta Pia. «Ritiriamo le nostre truppe dalla feroce e atea America Latina, da un barbaro Brasile che offende Cristo uccidendo i nostri soldati (pardon, preti) e fa i soldi con la statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, e da un demenziale indigeno che impicca il portatore italiano di Cristo, Cristoforo Colombo, a Caracas».

Solo una croce


Ovviamente, questa è solo fantasia. Mai la Chiesa, con 2000 anni di storia arriverebbe a conclusioni di corto respiro come quello di Stati nazionali con soli 60 anni alle spalle. Il corpo senz’anima di Ruggero, nato a Galta di Vigovono, in provincia di Venezia, il 23 maggio del 1957, gemelli, tornerà in Italia e non sarà avvolto in nessuna bandiera, nessun funerale di Stato, nessuno ad attenderlo, se non i parenti e le persone che gli volevano bene.

Cristo punta sull’Amazzonia





Ruggero venne ordinato sacerdote il 6 giugno del 1982. Prima di raggiungere, due anni fa, l'Amazzonia, è stato per molti anni nel poverissimo quartiere di Rio de Janeiro, la Baixada Fluminense. Il suo “progetto per il Brasile” è stato descritto da don Francisco Biasin, arcivescovo di Pesqueira: «Padre Ruovoletto - che nella sua diocesi, tutti chiamavano Padre Rogerio – partì, insieme al seminarista Luis Benevaldo, per Manaus per collaborare con il progetto Cristo punta all'Ammazzonia, con il proposito di avviare la presenza missionaria nella diocesi di Pesqueria, con la collaborazione della Chiesa di Padova». «Il missionario, continua don Francisco, aveva già operato per molti anni nella Baixada Fluminense». Il compito di Ruggero era quello di realizzare un ponte tra due Chiese fraterne, quella di Pesqueira e quella di Padova.Era, in altri termini, come un umile contributo per il “Salviamo l'Amazzonia” e per la “Missione Continentale” annunciata dal Pontefice durante la Conferenza di Aparecida.

Pasquale e Ruggero

La parrochia di Don Ruggero

Pasquale Di Paolo, di cui questo blog ha parlato nei precedenti post, era un missionario molisano impegnato proprio in Amazzonia, a Manaus. Pasqualino era “armato” come Ruggero. Tutti e due amavano il Brasile, tutti e due amavano gli indios, tutti e due amavano l’amore. Pasqualino non subì la stessa fine di Ruggero, ma superò gli stessi pericoli. Cos’è che distingue un “missionario” da un “ragioniere”. Niente, se la “professione” viene esercitata all’interno di un progetto. Pasquale e Ruggero erano due “ragionieri” che amavano il loro lavoro. Forse Pasquale era più vicino a Padre Pio, mentre Ruggero più d’appresso a Sant’Antonio. Comunque, tutti e due “martiri” della Chiesa.

Ecco la cronaca cruenta


Amazzonia

Prima lo ha fatto inginocchiare, poi gli hanno sparato due colpi in testa e uno alla nuca. E' morto così padre Ruggero Ruvoletto. Il suo corpo è stato trovato immerso nel sangue nella sua parrocchia di Santa Evelina. La polizia brasiliana ha fermato tre sospetti. Due dei fermasti sono Eduardo da Silva Serra, 18 anni conosciuto come Dudu, già sospettato di aver ucciso un ragazzo lo scorso venerdì, e Francisco Arajuo Barbosa di 19. Del terzo non è stato reso noto il nome.

19 settembre 2009

San Gennaro e il Sud

Sepe, San Gennaro e il Sud
di Roberto Maurizio


Il miracolo
Una bella omelia quella del Cardinale Crescenzio Sepe pronunciata subito dopo il miracolo del Sangue d San Gennaro. Il Cardinale «striglia» la politica, nazionale e locale. Alle ore 9.57 di oggi, 19 settembre 2009, il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha annunciato che nella cattedrale di Napoli si è ripetuto il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro. La teca, con le due ampolle contenenti il sangue del patrono di Napoli, è stata mostrata ai fedeli dall’arcivescovo di Napoli. Lo sventolio del fazzoletto bianco dall’altare è stato accolto da un lungo applauso dai fedeli.

I problemi
Parole dure del cardinale, nel corso dell'omelia di San Gennaro. «I problemi del sud sono scomparsi, per lungo tempo, da un’agenda politica troppo impegnata a turare le altre falle che via via si aprivano». ha detto. «Ma il Mezzogiorno non può continuare a essere la falla permanente della storia d’Italia; così come Napoli non può rassegnarsi a tenere saldamente il titolo della città dell’emergenza». «La mancanza di lavoro è forse il primo dei problemi che tengono in ostaggio Napoli», ha aggiunto l’arcivescovo di Napoli, il cardinale. «Lavoro significa un guadagno onesto, lavoro significa la possibilità di rendersi utile e di esprimere le proprie competenze. In una parola, lavoro è dignità, ciò a cui tutti gli uomini hanno diritto». Sepe ha poi fatto riferimento ai temi dell’integrazione con gli immigrati: «Siamo, nonostante le poche risorse, la città dell’accoglienza. Le porte di Napoli sono aperte a tutti e il volto della comunità esprime ora una multiculturalità diffusa e accettata».

La commiserazione
Poi l'ultimo colpo alla politica, ma anche al ceto intellettuale e alla gente comune: «Non possiamo restare immobili di fronte all’inevitabile, non possiamo restare vittime della nostra commiserazione, sperando di commuovere qualcuno e spronarlo a porre attenzione alla nostra storia futura».

Marco Travaglio e l'inglese

Ma Marco conosce l’inglese?
di Roberto Maurizio


Me Jane, you Travaglio
Una trasmissione obiettiva, come quella prodotta da Current Tv, contro Silvio Berlusconi, obiettiva come Sky, che Dio ce la mandi in gloria, con tutte le partite che ci manda ogni giorno come nostro pane quotidiano e come fine primo tempo per prendere un tè caldo, che allude al mare di droga, che naviga tra attaccanti, difensori e portieri, un “giro” di droga che fa impallidire il Tour e la Vuelta, che per far aumentare l’audience, e non solo, fa commentare da due zinne senza cervello i risultati e i gol, che produce odio contro l’Italia con la scusa del Premier corrotto, è difficile trovarla in altri paesi civili. Eppure è quello che accade in questo “meraviglioso” paese. Il bel servizio realizzato da Andrea Cairola e Susan Gray, Citizen Berlusconi, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Furio Colombo, della bella Tana De Zulueta, di Giovanni Sartori e di Marco Travaglio. Ma com’è che questo “veggente” che proprio durante l’udienza contro Berlusconi parla in italiano e vede e prevede il futuro in italiano, mentre i suoi “colleghi” parlano correntemente in inglese. Consigliamo a Marco due soluzioni. La prima è quella di iscriversi ad un corso accelerato presso “Wall Street Institute” di Cinecittà, l’altra è quella di una "singola" a “Guantanamo”. La seconda è gratis.

Le pulci al Corriere della Sera

Le pulci della sera
di Roberto Maurizio

Corriere, no Pusher






Fare le pulci a un giornale qualsiasi, a un blog qualsiasi, a un programma televisivo qualsiasi, come quello di “Repubblica Radio Tv”, 23 ore in replica, schierato in favore dei Talebani, dei Tibetani e dei Velletrani, è troppo facile. Ma, sarebbe bello inchiodare il giornale più blasonato del paese, il Corriere, nel momento in cui prendesse certe cantonate. Sarebbe veramente divertente metterlo al muro e sputargli in un occhio e dirgli come cavolo sono stati scelti i direttori, i vice, i capi redattori semplici, quelli “caporalizzati”, quelli inviati a quel paese. Purtroppo, “il Corriere della Sera”, corriere dello sport, corriere dei piccoli (nato il 27 dicembre 1908), corriere della finanza, gli manca solo di essere corriere dei pusher, è come la bandiera italiana, come la Costituzione, come l’Inno di Mameli. E’ il simbolo della “stampa libera” dell’Italia!

Alla prima che mi fai ti licenzio e te ne vai


Sarebbe, invece, bello, applicare quella deliziosa sfuriata di Tamarindo, “Alla prima che mi fai ti licenzio e te ne vai”, a tutti i Marchesi e ai Sor Cipolla di giornalisti di via Solferino. Il refrain a tutta voce, pronunciato nelle avventure di Giovanni Manca nel 1949, “Sor Cipolla, il Marchese e Tamarindo”, non sono state ancore applicate nella realtà. Se vuoi l’eccellenza, ministra Gelmini, devi essere tu la prima ad essere eccellente! Gli unici che hanno seguito pedissequamente Tamarindo, sono stati, è vero o non è vero, Di Pietro con “all’ottava che mi fai prendo la chiave della cella e te la butto in un burrone”, e Moggi: “ti chiudo nello spogliatoio e butto la chiave”. L’unico che ha cercato di distinguersi da questi energumeni è stato Peter Van Wood: butta la chiave, era l’invocazione per tornare a casa dalla moglie!




Il solito calendario




Noi faremo “le pulci” al Corriere, ad esempio: come fa un giornale “secolare” a dare la notizia che la Gelmini non chiuderà nei prossimi mesi le scuole per l’influenza A? Falso. Al Ministero dell’Istruzione stanno valutando come evitare ancora una volta le occupazioni degli edifici scolastici dal mese di novembre in poi. Sicuramente, la Gelmini, sventolerà la bandiera della sicurezza igienica, per non vedersi sfasciare gli istituti scolastici, e li chiuderà “per Influenza A”, dal 15 novembre al 15 gennaio. In pratica, seguirà il calendario delle occupazioni degli studenti negli ultimi decenni.

18 settembre 2009

Riccardo Lombardi

Riccardo Lombardi. Fenicottero e Balena Azzurra
di Roberto Maurizio

Riccardo Lombardi


L’Icipec e i “lombardiani”



Venticinque anni fa, il 18 settembre 1984, moriva a Roma, Riccardo Lombardi all’età di 83 anni. “Stampa, scuola e vita” intende rivolgere un omaggio non solo al famoso personaggio storico, nato il 16 agosto 1901 a Regalbuto (Enna), ma all’uomo che negli ultimi anni della sua vita fu Presidente di un “grande” centro culturale e politico romano Icipec, situato a due passi dal “Palazzo”, proprio “sopra” il “bar Giolitti” di via Uffici del Vicario. L’Istituto per la cooperazione politica economica culturale internazionale nacque, su idea di Lombardi che ne assunse la Presidenza, nel 1977. Fintanto che Lombardi visse, l’Istituto seppe collezionare solo grandi successi di centro culturale e politico della sinistra socialista. Dal ’77 all’84, l’Icipec produsse libri, riviste (Views, bimestrale, Notizie Icipec, settimanale, diretta e curata dal sottoscritto), dibattiti e seminari che si moltiplicavano, soprattutto, a ridosso dell’estate. La mia collaborazione con l’Istituto di Lombardi venne favorita dalla mia “grande maestra”, Liliana Magrini, con la quale condividevo la rubrica “Trecentossesantagradi” del mensile “Politica Internazionale” dell’Ipalmo (Istituto per le relazioni tra l’Italia e i paesi dell’Africa, America latina e Medio Oriente). Mentre presso l’Ipalmo, situato in via del Tritone, di fronte alla sede de “Il Messaggero”, si incontrava “di nascosto” la sinistra democristiana con il Pci, il Psi e gli “extraparlamentari” (l’istituto, presieduto da Pietro Bassetti, annoverava tra il Consiglio direttivo figure come, Nino Andreatta, Gilberto Bonalumi, Luciano De Pascalis, Marcella Glisenti, Gian Carlo Pajetta, Francesco Tanini, Giampiero Orsello, Gianni De Michelis, Aldo Ajello, Giampaolo Calchi Novati, Luigi Granelli, Oscar Mammì, Achille Occhetto, Margherita Boniver, Luciana Castelina, Carlo Guelfi, Ruggero Orfei), l’Icipec era il luogo d’incontro dei “lombardiani doc” e non, tra i quali emergevano, tra gli altri, Enrico Manca, Aldo Ajello, Fabrizio Cicchitto, Michele Achilli, Claudio Signorile (definito levantino da Rino Formica), Margherita Boniver.

Un gelato da “Giolitti”


Era un pomeriggio come tanti altri, quando vidi per la prima volta Riccardo Lombardi, all’Icipec, dopo aver preso un gelato da “Giolitti” in via degli Uffici del Vicario, dove avevo, poco prima, parcheggiato la mia Fiat 850 blu carabinieri, proprio davanti l’ingresso principale della Camera dei Deputati, all’interno della quale avevo intervistato Marco Pannella per la rivista “Cooperazione” del Ministero degli Esteri, di cui “de facto” facevo il Direttore responsabile (ndr l’intervista non venne mai pubblicata). A “colazione”, poche ore prima, avevo accompagnato, sempre con la mia Fiat 850 blu carabinieri, Antonello Trombadori, alla Stazione Termini. Era un’altra Roma, era un altro modo di vivere, senza paure di attentati, senza il timore di essere multati dai vigili Veltroniani, senza il rimprovero degli ambientalisti-integralisti-animalisti, senza l’accusa di assassino della Terra da parte dei talebani pane e cicoria con il burka (vietato entrare a Roma se non con le moto e i motorini rutelliani). Non fu un giorno come un altro, quello che mi diede la possibilità di stringere la mano ad un “Gigante” della storia italiana. Ricordo soprattutto le sue rughe, la sua sofferenza nel parlare, le pause non tra una parola e l’altra (come quelle di Craxi e Celentano), ma tra le consonanti e le vocali. L’ambiente circostante era pieno di fumo proveniente dal suo sigaro e, tra una schiarita e l’altra, vidi un’immagine che somigliava molto al “Genio” della Lampada di Aldino, soprattutto in quegli istanti nei quali rifletteva e sospirava. Il “contatto fisico” con il “Genio” durò solo due minuti. Anche se fui ai “suoi servigi” per altri cinque anni, non ebbi mai modo di parlare e sentirlo parlare direttamente con me. La mia ambizione era quella di carpirgli un’intervista fuori da comune, di parlare con lui, anche per soli 5 minuti. Anche se non ci fu nessun contatto verbale diretto, io dedicai interamente il mio lavoro, nell’Icipec, al “Gigante”. E’ per questo che a 25 anni dalla sua morte, vorrei che il mio “misero” ricordo possa raggiungere i suoi familiari. Riccardo Lombardi è stato per me, come una madre sordomuta e cieca. Nonostante che non si sia mai accorto della mia esistenza, appannata dai tanti giovani socialisti in lista di attesa per il grande successo e oscurata dai rampolli della buona stampa comunista de “il manifesto” ed degli ex “Lotta Continua”, io devo molto al “Grande Vecchio Siciliano” in quanto sapeva, anche se non vedeva, di avere accanto a sé un “servitore” riconoscente: un piccolo pesce “inserviente e pilota” della “Grande Balena Azzurra” che soleva dire: “E’ socialista quella società che riesce a dare a ciascun individuo la massima libertà di decidere la propria esistenza e di costruire la propria vita”.

Who’s who



Riccardo Lombardi nacque a Regalbuto (Enna) il 16 agosto 1901. Dopo aver cominciato gli studi di ingegneria all'Università di Catania, nel 1919 si trasferì a Milano dove, l'anno successivo, si iscrisse al Politecnico. Tra la fine del 1919 e l'inizio del 1920 aderì, insieme al fratello Ruggero, al Partito popolare italiano, orientandosi verso il gruppo della sinistra. Confluì quindi nel Partito cristiano del lavoro, fondato dagli esponenti di questa tendenza alla fine del 1920. Nel 1922 conseguì la laurea in ingegneria industriale. Dopo aver partecipato ad alcune azioni degli Arditi del popolo, nel 1923 collaborò con il giornale della sinistra cattolica, "Il Domani d'Italia". Proprio in questi anni Lombardi maturò il suo distacco dalla cultura cattolica per avvicinarsi al pensiero marxista. Impiegatosi stabilmente presso un'impresa privata, nella seconda metà degli anni Venti continuò l'impegno politico, partecipando all'attività clandestina, a fianco sia di esponenti dell'antifascismo democratico sia di esponenti comunisti. Nel 1928 conobbe Ena Viatto, una giovane militante comunista, che divenne la compagna della sua vita. Agli inizi di agosto del 1930, a seguito di un volantinaggio davanti ad alcune fabbriche, fu scoperto ed arrestato dalla milizia fascista; fu rilasciato alla fine di agosto dopo aver subìto violenti percosse che gli lesionarono un polmone, creandogli problemi di salute per tutta a vita. Interrotti i rapporti con il Partito comunista, nel corso degli anni Trenta conciliò l'attività professionale con una limitata azione clandestina nelle file di "Giustizia e Libertà". Fino dalla sua costituzione nel 1942, fece parte del gruppo dirigente della sezione milanese del Partito d'Azione. L'anno successivo partecipò come delegato del Pd'A alle riunioni del comitato dei partiti antifascisti, poi Clnai. Agli inizi del 1944 entrò nella segreteria del Pd'A per l'Alta Italia, assunse la direzione dei "Nuovi quaderni di GL" ed entrò nel comitato direttivo dell'Unione tecnici italiani. Il 25 aprile 1945 fece parte della delegazione del Clnai che si incontrò a Milano con Mussolini, cui fu richiesta la resa incondizionata. Il giorno dopo assunse, su incarico del Clnai, la carica di prefetto di Milano, che mantenne fino a dicembre quando, essendo stato nominato ministro dei Trasporti nel primo governo De Gasperi, si trasferì a Roma. Nel 1946 fu eletto prima in una segreteria a tre e poi segretario unico del Pd'A, carica dalla quale si dimise l'anno successivo; guidò comunque la confluenza della maggioranza del partito nel Psi. Nelle elezioni del 2 giugno 1946 fu eletto deputato nel collegio unico nazionale. Svolse parallelamente un'intensa attività sindacale, mettendo in primo piano le esigenze occupazionali. Nel 1947 fu nominato presidente dell'Ente siciliano di elettricità; negli anni Cinquanta si occupò sistematicamente, alla Camera, del controllo delle risorse energetiche e fu poi uno dei principali sostenitori della nazionalizzazione dell'energia elettrica (1962). Nel 1948 assunse la presidenza dell'Azienda tramviaria milanese, carica che conservò fino al 1953. Nel corso del XXVI congresso nazionale del Psi (gennaio 1948) fu eletto membro della Direzione del partito. Al congresso successivo, indetto dopo la sconfitta elettorale del 18 aprile 1948, risultò vincitrice la corrente autonomista, della quale Lombardi era uno dei massimi esponenti: fu allora nominato direttore dell'"Avanti!". Mutati nel XXVIII congresso (maggio 1949) i rapporti di forza all'interno del partito, Lombardi perse sia la direzione dell'"Avanti!" che la carica di membro della Direzione nazionale. Ricoprì nuovamente tale carica dal 1953 fino alla sua morte, mentre diresse una seconda volta il giornale socialista dal dicembre 1963 al luglio 1964. Nella prima metà degli anni Cinquanta rivestì un ruolo di primo piano nel movimento internazionale dei Partigiani della pace, dal quale uscì nel 1956, dopo l'intervento sovietico in Ungheria. Nel 1977 promosse la costituzione dell'Istituto per la cooperazione politica economica culturale internazionale - Icipec, di cui assunse la presidenza. Nel 1979 emersero sempre più nette le divergenze di Lombardi con Bettino Craxi, allora segretario del partito. In un tentativo di mediazione tra gli autonomisti e la sinistra del partito, Lombardi fu eletto presidente del Psi nel gennaio 1980, ma due mesi dopo si dimise dalla carica. Negli anni successivi continuò, dall'opposizione, la sua battaglia politica. Candidato al Senato nelle elezioni del 1983, non fu rieletto. Morì a Roma il 18 settembre 1984.


Il ricordo di Aldo Ajello



Negli ultimi anni (alla scomparsa ne aveva compiuto ottantatré) Lombardi era un po' in disparte dalla politica, e da quella socialista in specie, di cui era stato un animatore indiscusso e per lungo tempo una sorta di leader alternativo, con una spiccata tendenza alle dimissioni. Una figura assai rispettata al vertice del partito nonostante la sua incisiva - e a volte dirompente - attitudine critica, e capace di un singolare proselitismo nei ranghi medi, e soprattutto nelle leve giovanili. Che Lombardi fosse un personaggio di raro conio risultava chiaro a chiunque seguisse, all'epoca, la politica italiana. Lo era, forse, a suo stesso dispetto. In contraddizione, comunque, con la ritrosia, la serietà, la qualità a volte oracolare delle sue ironie, l'aspetto perfino arcigno con il quale veniva spesso descritto o disegnato. Un ritrattista come Montanelli ne fece uno dei suoi soggetti o bersagli preferiti, scrivendo ad esempio che «portava a zonzo un volto notturno e temporalesco» e che «dava del lei a se stesso». Alto, magro, occhialuto, con le spalle ossute e quadrate, un po' curvo per i postumi di una bastonatura subita ad opera dei fascisti nel 1930, sempre con un mezzo toscano serrato fra le labbra, egli portò nel Psi - cui aveva aderito dopo lo scioglimento del partito d'Azione - quell'inquietudine che dell'azionismo era un tratto proverbiale. Gli deve molto non soltanto la fraseologia politica (dal termine «contestazione», a lui caro assai prima che si divulgasse in chiave di protesta studentesca, all'insistenza quasi missionaria sulle «riforme di struttura») ma anche, più in generale, un'arte di governo intesa come coerenza propositiva. Passioni politiche e umori polemici si coglievano subito nella sua voce calma, suadente, impastata di un coriaceo accento siciliano, quando si andava a trovarlo d'estate in una sua villetta affacciata sul lago Paola, a un passo da Sabaudia. Non si fa fatica a ricostruirli oggi, quei suoi pensieri e propositi, scorrendo le oltre mille pagine dei discorsi parlamentari da lui pronunciati fra il 1945 e il 1983, e che vennero pubblicati due anni fa a cura di Mario Baccianini, con una presentazione di Valdo Spini e un'introduzione di Simona Colarizi. Del centrosinistra - di quello originario, interpretato fra il '62 e il '63 dal governo Fanfani - Lombardi fu il vero padre. La nazionalizzazione dell'industria elettrica fu in gran parte frutto della sua tenacia. Le folate d'impopolarità originate da quel provvedimento non riuscirono a stroncarlo. A lungo, l'aggettivo «lombardiano» designò una sinistra sicura delle proprie credenziali democratiche, avversa ai compromessi, costante nel proporre una programmazione che a tanti conclamati liberali e liberisti appariva in contrasto con l'inveterata pratica dell'arbitrio. Come sappiamo Lombardi vide troppe speranze trasformarsi in angustie. E non a caso, Miriam Mafai, scrivendone quasi trent'anni fa la biografia per l'editore Feltrinelli, avrebbe voluto intitolarla (così confidava al lettore) «Riccardo Lombardi o dell'illusione programmatica del centro-sinistra». Del "suo" centro-sinistra, infatti, restò quasi soltanto il nome. Dalla rottura con Pietro Nenni - culminata nella famosa «notte di San Gregorio», giugno 1963, in cui egli, spaccando la corrente autonomista, fece fallire una riedizione, «organica» stavolta, dell'alleanza fra Dc e Psi - alla morte, il suo isolamento non fece che crescere. In luogo dell'alternativa di sinistra, da lui auspicata, trionfò il compromesso storico con quel partito cattolico di cui sempre più diffidava. Finché nell'era di Craxi, il dirsi «lombardiani» nel Psi assunse l'aerea rispettabilità d'un «flatus vocis»; e non parliamo di certi antichi esponenti di punta della corrente lombardiana che oggi fanno politica di vertice su sponde che nessuno, allora, poteva prevedere. E' dunque meglio pensare che il socialista di Regalbuto non abbia avuto eredi, e che la sua resti una testimonianza inimitabile e a senso unico: l'Italia come forse avrebbe potuto essere.





Le iniziative di oggi



Si svolgeranno oggi, 18 settembre, in occasione del 25° anno dalla morte di Riccardo Lombardi due importanti e significative iniziative a Firenze (“L’attualità del pensiero di Riccardo Lombardi”, vedere http://www.ecquologia.it/) e a Regalbuto (“Lombardi e il fenicottero che rifiutò Togliatti”, vedere http://www.radioradicale.it/).