9 ottobre 2009

Sonia Maino Gandhi

Sonia Maino Gandhi, l'icona italiana in India, il “sari rosso” e il giornalismo nostrano d’accatto
di Roberto Maurizio

Da Lusiana a Nuova Delhi
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Sonia Ghandi incarna uno dei tanti sogni realizzati dagli italiani all’estero. Sonia è considerata da molti come la donna più importante del mondo, una straniera che diventa simbolo nazionale della più grande democrazia mondiale, un’indiana vera icona dell’Italia. A capo del più importante partito dell’India, Sonia è ammirata e stimata da più di un miliardo di persone. Sonia Gandhi, nasce a Lusiana comune di 2.900 abitanti posto a circa 750 metri dal livello del mare, sull’Altopiano dei sette comuni, in provincia di Vicenza, il 9 dicembre 1946 da Stefano Eugenio e Paola Maino che le misero nome Edvice Antonia Albina. Quando Sonia aveva appena 3 anni, i suoi genitori si trasferirono ad Orbassano (alla periferia di Torino). Il padre era un imprenditore edile. Sonia, successivamente, studiò presso l’Università di Cambridge (Lennox School, per stranieri). Qui, conobbe Rajiv Gandhi, figlio di Indira Gandhi e nipote di Jawaharlal Nehru. La scintilla scoppiò inesorabilmente fra i due, che si sposarono nel 1968. In seguito si stabilirono in India. Sonia ottenne la cittadinanza indiana nel 1983, quindici anni dopo la sua unione con Rajiv, quando si rese conto che la carriera politica del marito poteva essere in qualche modo intralciata dalla sua cittadinanza italiana.

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La donna più potente del mondo
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A settembre 2007, la rivista celebre rivista americana “Forbes” ha posizionato Sonia Gandhi al sesto posto nella classifica delle donne più potenti del pianeta. Nel 2009, sempre la stessa rivista ha collocato Sonia al 13° posto, poco al sopra di Marina Berlusconi (33° posto). Invece, secondo Dominique Lapierre, giornalista francese, conosciuto nel mondo per aver scritto alcuni dei maggiori bestseller di tutti i tempi, da “Parigi brucia”, nel 1965, in collaborazione con Larry Collins, fino al recente “Un arcobaleno nella notte”, sul Sudafrica, considerato uno dei massimi esperti dell’India, non solo per aver dedicato alla storia di quest’immenso paese saggi come “Stanotte la libertà” (sempre con Collins), “La città della gioia”, “Mezzanotte e cinque a Bhopal”, in collaborazione con Javier Moro, è Sonia la “dea bendata”, è Sonia che deve essere messa al centro degli interessi di questo mondo “guidato” da “robot telecomandati”. Secondo Lapierre, sono in molti a dire che le “prime donne” sono Angela Merkel e Michelle Obama, ma «secondo me la donna più potente del mondo è una bella signora italiana che andò in India nel 1966 per seguire il fidanzato quando aveva vent’anni ed era una ragazza timida senza alcuna ambizione politica. Quarant’anni dopo quella studentessa di lingue è diventata la leader politica della più grande democrazia mondiale. Presidente del Congress Party, il partito che quest’anno per la seconda volta ha vinto le elezioni nazionali, senza essere capo del governo, ruolo nel quale ha chiamato l’economista di origine sikh Manmohan Singh, Sonia Gandhi è davvero la donna più importante del mondo».
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A capo del Partito del Congresso Indiano

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Sonia Gandhi, in lingua hindi सोनिया गांधी, è oggi, dunque, la Presidentessa del Partito del Congresso Indiano. Vedova di Rajiv Gandhi, il suo nome è stato fatto per una possibile candidatura alla carica di primo ministro dopo la vittoria a sorpresa del suo partito nelle elezioni del 13 maggio 2004 per il rinnovo della Lok Sabha, quando è stata votata all'unanimità per condurre un governo di coalizione composto da diciannove partiti. Pochi giorni dopo l'esito elettorale, la Sonia Gandhi ha declinato la sua candidatura in considerazione dell'ostracismo mostrato verso di lei da gran parte della classe politica indiana, specie dall'opposizione, in quanto non nativa dell'India. Al suo posto, la stessa Sonia ha proposto Manmohan Singh, ex ministro del governo di Narasimha Rao, che è stato accettato dalla sua coalizione, divenendo il nuovo primo ministro il 19 maggio 2004.

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La storia politica della Gandhi
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Sonia Gandhi non è entrata in politica fino a dopo l'assassinio del marito, avvenuto il 21 maggio 1991. A seguito della morte di Rajiv, il partito caldeggiò il suo ingresso in politica per continuare la tradizione “dinastica” del Partito del Congresso Indiano che ha sempre visto alla sua guida un membro della famiglia Nehru-Gandhi, ma lei rifiuto ogni incarico, ritirandosi a vita privata. Questo “gran rifiuto” le portò l’ammirazione di tutto il popolo indiano. Nel 1998, entrò formalmente in politica, assumendo la guida dell'Indian National Congress. Appoggiandosi sulla tradizione politica della famiglia Gandhi-Nehru, ha saputo guidare grandi folle, riportando in auge il Partito del Congresso e conquistando la fiducia dei suoi elettori. Tuttavia, Sonia Gandhi è per molti versi una figura in qualche modo enigmatica: i suoi oppositori (principalmente il Bharatiya Jamata Party),hanno giocato costantemente sulle sue origini e sul fatto che non parlava in modo fluente l’Hindi fino al suo ingresso in politica. Candidata premier nelle elezioni generali dell'aprime maggio 2004, rinunciò alla carica di primo ministro, subito dopo la vittoria della sua coalizione, in favore del compagno di partito e ministro delle finanze uscente, Manmohan Singh. Nella stessa consultazione, venne eletto al parlamento indiano anche il figlio Rahul Gandhi di cui la sorella Priyanka aveva curato la campagna elettorale. Il 28 maggio 2005 Sonia Gandhi fu eletta presidente del Partito del Congresso Indiano, suo partito di elezione e prima forza politica del paese. Alle elezioni generali dell’aprile maggio 2009, l'UPA (United Progressive Alliance), la coalizione guidata dal partito di Sonia Gandhi, ottiene una nuova vittoria elettorale e il mandato per formare un nuovo governo sotto la guida del primo ministro uscente e candidato premier alle elezioni, Manmohan Singh.
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Domenique Lapierre e Sonia
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Per capire quanto vale un’italiana all’estero, completamente trascurata dalla stampa provinciale italiana, basta leggere quello che scrive di lei, Domenique Lapierre, nato il 30 luglio 1931, che ha dedicato molti libri all’India, tra cui il bestseller “La città della gioia”. Lapierre: «Ha raccolto l’eredità dei Gandhi. Per vincere la povertà deve battere la corruzione». Dice Dominique Lapierre: «Ho conosciuto Sonia una trentina d’anni fa a New Delhi, quando facevo le ricerche per “Stanotte la libertà”. Andavo tutte le mattine a trovare Indira Gandhi, che era Primo Ministro, e vicino a lei c’era una giovane donna italiana, affascinante e bella, che Indira mostrava di amare molto. Nessuno avrebbe potuto predire allora per quella gentile signora che giocava con i bambini un futuro da leader di un Paese con oltre un miliardo di abitanti, dove si parlano tremila lingue, si adorano venti milioni di divinità. La rividi quando, dopo l’attentato del 1984 a Indira, che morì in una disperata corsa all’ospedale tra le braccia di Sonia, Rajiv divenne primo ministro. Ho un ricordo ancora traumatizzante di quell’incontro: Sonia e Rajiv per il pericolo di attentati abitavano in un bunker a New Delhi. Per arrivare fino a loro bisognava passare cinque barriere di protezione. A un certo punto ho scattato una foto ed è bastato quel clic per far sobbalzare Sonia. Vivevano in un’atmosfera di terrore. Ho poi rivisto Sonia avvolta in un sari bianco alla cerimonia di cremazione delle spoglie del marito». Nel 1991, poche settimane dopo l’attentato contro Rajiv avvenuto il 21 maggio, i maggiorenti del Congress Party si presentarono da Sonia per chiederle di impegnarsi in politica. Lei rifiutò: la famiglia Gandhi aveva dato all’India sin troppo. Ma dopo sei anni di riflessione cambiò idea.
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Un piatto di lasagne
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«Sonia è nata italiana - continua Lapierre - e una volta alla settimana si concede un piatto di lasagne, ogni tanto la madre Paola va a trovarla, qualche volta assiste a una messa cattolica, ma ormai è diventata completamente indiana. Ha imparato alla perfezione l’hindi e soprattutto ha due figli di padre indiano. Priyanka somiglia straordinariamente a Indira, Rahul è destinato a diventare il nuovo leader politico del Paese, il Gandhi del futuro. La forza di Sonia sta nell’intelligenza, nel coraggio, nel rigore, nell’onestà ma soprattutto nell’aver saputo raccogliere l’eredità spirituale e politica di una grande tradizione famigliare. Il nome Gandhi ancora oggi è l’unico in grado di rappresentare l’universalità in un Paese molteplice e frammentato. Le classi colte sanno che i Gandhi non hanno alcun legame di parentela con il Mahatma Gandhi. Si chiamano così perché Indira sposò Feroze Gandhi, un parsi omonimo del capo spirituale dell’India moderna. Eppure nelle campagne, nei paesi sperduti, tra la gran massa delle persone, il nome Gandhi è sempre sinonimo di speranza». Oltre alla lotta alla povertà, in un paese dove settecento milioni di persone vivono con meno di due dollari al giorno, quali sfide deve oggi affrontare Sonia?

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La corruzione, una malattia grave

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«Una delle più gravi malattie dell’India è la corruzione - spiega Lapierre - e Sonia lo sa. Ha imposto ai suoi ministri la classe economica nei viaggi aerei e soggiorni in alberghi a tre stelle. Una lotta improba. Singh è un primo ministro molto onesto, ma è circondato da un branco di iene. La corruzione è dappertutto, a ogni livello. Raggiunge persino le mie attività benefiche. L’ultima volta in India sono andato a protestare con il ministro della Sanità: tutti gli ammalati di tubercolosi hanno diritto a cure gratuite, ma nei nostri centri arriva soltanto il 10 per cento dei farmaci necessari, il resto viene rubato per strada e rivenduto dai medici. Il ministro ha allargato le braccia in segno di impotenza». Sonia, conclude Lapierre, dopo la seconda vittoria consecutiva, è partita con il piede giusto: «Gli italiani hanno una nuova icona, una nuova donna simbolo, altro che Sophia Loren».

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Le stampelle della stampetta
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E’ stato presentato alla stampa, ieri 8 ottobre, a Roma, dopo Milano, “Il sari rosso” di Javier Moro. A parte Radio Tre Mondo di Emanuele Giordana, poche sono state le “testate” che hanno messo in risalto il bel lavoro svolto dal giornalista spagnolo, nato a Madrid nel 1955. Le “testate” italiane continuano a farsi notare a livello internazionale, proprio per le “testate” che danno al muro di gomma contro il quale sono costretti a combattere. E’ come se la Divina Commedia fosse stata sponsorizzata solo dai guelfi. Una misera Italietta di oggi, fa emergere il provincialismo di questa stampa che si dovrebbe lamentare più della sua inconsistenza incapacità di comunicare che sulla censura che non esiste, a parte l’autocensura determinata dall’ignoranza imperante di una stampa provinciale che si interessa del Governatore del Molise (250 mila abitanti) e si dimentica di un’italiana al potere nella più grande democrazia del mondo con più di un miliardo di persone. I nostri giornalisti sono comandati a bacchetta, soprattutto dalla pseudo sinistra che non sa far emergere gli aspetti culturali di un’opera d’arte. Opera d’arte in Italia oggi è solo quella che viene appoggiata politicamente da una delle due stampelle che vengono offerte alle due fazioni avverse, nessuna degna di riconoscere il fine ultimo di un vero capolavoro. A parte, questa invettiva contro la “stampetta” italiana, di destra e soprattutto di sinistra, che si suole sciacquare la voce con la “santità, l’equità, l’acqua santa, la solidarietà, la fame nel mondo, la terza settimana”, “Stampa, scuola e vita” vuole mettere in risalto l’ultimo libro dell’ottimo Javier Moro, che racconta la storia di Sonia Maino Gandhi. Il libro è pubblicato da Il Saggiatore e costa 18.50 euro.

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La storia di un grande amore
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Cambridge, 1965. Due ragazzi si conoscono e si innamorano. Lei è Sonia Maino, italiana nata da una famiglia semplice. Lui è Rajiv Gandhi, figlio di Indira e nipote del Pandit Nehru, il fondatore, insieme al Mahatma Gandhi, dell’India moderna. I due si sposano, Sonia indossa un sari rosso, il colore delle spose indiane , quello stesso sari filato e tessuto in carcere da Nehru per le nozze della figlia Indira. Nel 1984 Indira, al suo secondo mandato come Primo Ministro, perde la vita in un attentato. Le succede il figlio. La tragedia incombe: nel maggio del 1991 Rajiv viene assassinato da un commando delle Tigri Tamil. Nel 1995 avviene l’impensabile. Sonia, mai mossa da ambizioni politiche, vissuta sempre all’ombra del marito e della suocera, accetta il ruolo di leader del Partito del Congresso Indiano. Quattro anni dopo, verrà eletta in Parlamento e porterà alla vittoria il suo schieramento nelle elezioni del maggio 2004 e 2009. Sonia Maino diventa una delle donne più influenti del pianeta, conservando il suo obiettivo iniziale: la lotta alla povertà. Si fonderà con il suo nuovo paese, e l’India prodigiosa, che adora milioni di divinità, che parla ottocento idiomi e vota cinquecento partiti politici, la trasformerà in una dea. Con una scrittura epica e carica di sensualità, sulla scia di “Stanotte la libertà” di Dominique Lapierre e Larry Collins, Javier Moro ricostruisce nel suo Sari rosso la storia memorabile e appassionante dell’«italiana» diventata «figlia dell’India».


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Direttamente al cuore dell’India

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Javier Moro, con “Il sari rosso”, va direttamente al cuore dell’India contemporanea. Lo scrittore e giornalista spagnolo ha già raccontato il paese asiatico altre volte, facendone quasi una “patria letteraria” (tra gli altri, “Mezzanotte e cinque a Bhopal”, del 2001, scritto con Dominique Lapierre; e “Passione indiana”, del 2006). Con “Il sari rosso”, Javier Moro narra l’avventura personale di Sonia Gandhi affrontando così la saga della famiglia Nehru-Gandhi e l’epopea di un’intera nazione. Il libro è, innanzitutto, una straordinaria biografia e in fondo una storia anche tutta italiana, per quanto poco nota: quella di Sonia Maino, nata a Lusiana (Vicenza) e cresciuta a Orbassano (Torino), prima di andar sposa nel 1968 a Rajiv Gandhi, figlio di Indira e nipote di Jawahrlal Nehru. Il sari del titolo è quello indossato alle nozze da Sonia, dopo esser stato già l’abito da sposa di Indira, filato per lei da Nehru durante la prigionia. Dall’incontro tra Sonia e Rajiv a Cambridge nel 1965, nel corso degli anni questa biografia si intreccia così in modo indissolubile con la storia dell’India, attraverso le vicende di una donna e di una famiglia dove la politica è destino e anche tragico fato, replicato dopo la violenta morte di Indira (1984), anche da quella di Rajiv (1991), ucciso da un commando Tamil. “In tutta la mia vita mi sono sentito vicino ai Ghandi – racconta Javier Moro, forse perché mio zio Dominique Lapierre mi parlava molto di Indira, erano amici.
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La cremazione di Rajiv in diretta

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Ero a Delhi nel maggio del 1991, sostiene Moro, quando ci fu l’assassinio di Rajiv e vidi in diretta la prima scena del libro, quella dove racconto la cremazione di Rajiv. Mi commosse l’immagine di Sonia, questa vedova così giovane, così disperata, così triste che vedeva partire i suoi sogni, tutta la sua vita andar in fumo assieme alle ceneri di suo marito. Mi dissi che sarebbe stato bello raccontare la storia di questa famiglia dal punto di vista di Sonia, di un’italiana, un’europea, un’occidentale. Un punto di vista per capire meglio il complicato mondo dell’India. Ma in quel momento la storia non aveva finale, perché era così triste da non averne uno. Lasciai la storia da parte fino al 2004 quando Sonia vinse le elezioni generali e allora pensai che finalmente aveva un buon finale.

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Un’italiana timida ma straordinariamente determinata
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Una italiana – continua Javier Moro – senza studi superiori, timida, riservata e che odia la politica, anche perché la politica ha portato via tutto quello che amava, finisce per vincere le elezioni in un paese dove abita un sesto dell’umanità e si converte senza volerlo nella donna più potente dell’Asia, (anche se, ndr) secondo la rivista Forbes, Sonia (viene messo dopo quattro calzette, ndr) tra più potente del mondo”. Il testo è frutto di tre anni di pazienti ricerche, racconta con passione Javier Moro, svolte senza alcuna collaborazione da parte dei Gandhi, riservati e restii a parlar del privato. E anche di fortunate coincidenze, come l’incontro con la segretaria di Indira per oltre due decenni, Usha Bhagat, o con Christian von Stieglitz, l’amico che fece conoscere Rajiv Gandhi e Sonia Maino, scovato quasi per caso dallo scrittore. In futuro Javier Moro pensa a un romanzo ambientato in Brasile. Quanto all’India, “sono convinto che Rahul (figlio di Sonia e Rajiv, ndr) sarà il prossimo Primo Ministro e sarà la quarta generazione della stessa famiglia alla guida del paese”.

Il sari
Il sari è il classico abito femminile indiano le cui origini risalgono al 100 a.C.. Questo tradizionale indumento può essere anche ricamato in argento od oro, conosciuto ed ammirato nella sua variante in mussolina già al tempo degli antichi Romani. In pratica, è uno dei pochissimi vestiti tramandati da per così tanti secoli. Il sari, dunque, è una pezza di stoffa in seta o cotone lungo circa 5 metri e ½ che può essere alto da 1 a 1,40 metri; si regge sulla vita infilando il bordo superiore nella cintura della sottogonna. La rimanente parte della pezza viene passata sulle gambe, quindi sul dorso e morbidamente drappeggiata dalla vita al seno da destra a sinistra. Oltre alla sottogonna, l'altro indumento indispensabile è il choli, una camicetta che copre il seno, lasciando scoperta la vita. Questo indumento, oltre alla sua versalità in fatto di movimenti (può essere utilizzato per guidare l'automobile, lavorare, fare addirittura sport, viaggiare) garantisce sempre una buona protezione dal sole , dal vento e dall'umidità. Facile da lavare e altrettanto da stirare, comodissimo da riporre nonché bello per il suo effetto sulla persona: ecco perché il sari è riuscito a sopravvivere nella nostra epoca. “Componenti” fondamentali nella creazione del sari sono i tessuti particolari, gli accostamenti dei colori, le variazioni nell'accostamento dei colori, i disegni sia sulla pezza intera che sulla bordura laterale. La prima fase per la sua creazione è la tessitura (meccanica o a mano) in filo naturale o sintetico, seguita dalla tintura e dalla stampa o il ricamo. Il sari può essere una vera opera d'arte, addirittura ogni lingua indiana ha un suo vocabolario per quello che riguarda la sua creazione. Le varianti dei disegni e della tessitura sono talmente particolari e differenti che ogni donna indiana sa riconoscere che sari si trova di fronte: ormai per tutto il paese si trovano varietà provenienti da tutte le regioni. Anche in India ci sono varianti per tutte le occasioni: per lavorare o per sbrigare le faccende se ne userà uno in cotone o seta stampata; per una riunione, uno in broccato o ricamato con zari. Ancora più preziosi sono i sari provenienti dall'Orissa e dall'Andhra Pradesh detti anche ikat che sviluppano disegni floreali, di animali e forme geometriche intrecciate in vari colori, e per la complessità del lavoro (tutto viene tessuto al telaio a mano) sono insieme ai famosi sambalpuri (sari di seta cruda) riservati alle cerimonie. Altrettanto favolosi sono i sari di Varanasi, di Kanchipuram e di Bangalore, sempre di seta pesante, che possono essere decorati con disegni in oro o argento, arrivando ad essere dei preziosi broccati che ricordano, nella loro ricchezza, i vestiti nei mosaici di Bisanzio. Sono poi molto particolari i sari del Bengala, i baluchari, che presentano decorazioni di richiamo epico, soprattutto dal Ramayana, solamente sul bordo e sul pallù, rendendoli simili a degli arazzi medievali.

8 ottobre 2009

Ilaria e il "lodo cicogna"

Ilaria D’Amico, meno male che c’è la cicogna!
di Roberto Maurizio

E’ peggio del prezzemolo. Si trova d’appertutto. Su Sky, sulla Sette e forse col burqa su Al Jazeera. Ilaria D’Amico, le tette della domenica, pagate a suon di milioni a coppia da Rupert Murdoch, il miliardario di Sky, nemico di Berlusconi, fa la verginella con Amplex, pardon Exit. Milioni di volte è molto più apprezzabile Santoro, perlomeno sappiamo da che pulpito viene la predica. La verginella che ha fatto la sua fortuna con le tette, molto apprezzate dalle donne e non disprezzate affatto dagli sportivi di tutte le Curve Sud e Nord d’Italia, “conduce” in modo vomitevole uno pseudo programma dal quale possiamo essere liberati solo grazie al “lodo cicogna”. Purtroppo, la verginella, tutta casa, Pd e Murdoch, ha già promesso di essere pronta per i mondiali. Speriamo che la cicogna ritardi. Forse l’Italia, senza la “zeppa”, potrebbe anche vincere.

6 ottobre 2009

Articolo 21. Libertà sul Web?

Articolo 21
di Roberto Maurizio

Giornalisti in “erba”

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Che peccato essere nato in Italia. Di tanti paesi al mondo la cicogna ci ha portato proprio in questa penisola, senza regole, senza sicurezze, con tanti leghisti, con tanti sudisti, con Gad Lerner che ci fa le prediche! In piazza, quella del Popolo di Roma, sono scesi in favore della libertà di stampa, anche gli alunni con i loro giornalini scolastici. Sono stato direttore responsabile del “Verrazano News”, il giornalino d’Istituto dell’Itc “Giovanni Da Verrazano” di Roma, per circa 20 anni. Il giornale non ha mai ricevuto una sovvenzione, mentre la Regione e il Ministero della Pubblica Istruzione elargirono a suon di bigliettoni le strutture musicali (circa 8 milioni di lire per l’acquisto di batterie, chitarre, amplificatori e quant’altro). E i giornalisti in erba? Ecco, quella non mancava!

Il Web, la Ragnatela Grande quanto il Mondo in pericolo

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Www, World Wide Web, fu la mia “intuizione a rimorchio” agli inizi degli anni ’90, dove l’Italia era stretta nella morsa della tempesta giustistalista. “Tutti dentro”, “ti faccio sentire il tintinnio delle manette”, “farabutti e ladri, farete una brutta fine”. Non si parlava della Camorra (Saviano stava in culla), della Mafia un poco, della Piovra solo qualche bomba e qualche migliaio di morti ammazzati. Intanto centinaia e centinaia di tentacoli si alzavano per essere immolati alla salvezza della purità della Grande Balena Bianca. Imperterrita Moby Dick continuava a comandare il Tacco a spillo, le squillo e tutto un territorio, dove il Sole, quando si alza, vede milioni di brave persone che, imperterrite, continuano ad amare questa Patria (allocuzione fascista che non va bene, è stata rifiutata anche dall’ex Camerata Fini). Questo martoriato territorio (che fa acqua da tutte le parti), questa valle di lacrime e pianti, con tanti morti innocenti in Abruzzo e a Messina. Sotto il terremoto o sotto il fango non c’è differenza per chi perde la vita. Purtroppo sono ancora pochi i morti, i feriti le famiglie distrutte. Se non ci sarà una vera prevenzione avremo migliaia e migliaia di morti sulle falde del Vesuvio, sull’Etna e dintorni. Se la protezione civile non sarà in grado di avvisare i proprietari di case a rischio, ci sarà ancora una strage e altre ancora. Molto dipende dal cittadino che dovrebbe, in primo luogo, difendere se stesso e la sua famiglia.


“Colpo Grosso”

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Le piante, gli alberi, nostri alleati, vengono ancora sradicati e bruciati. Le pendenze dei suoli non sono calcolate, nemmeno da un geometra della scuola serale (molto più bravo di un laureato alla Bocconi con tanti soldi in tasca e poco nel cervello). Inoltre, occorre rendersi conto anche che l’asse terrestre si sta muovendo lentamente. Ma il “Colpo Grosso”, forse, è stato inferto dalle troppe bombe sparate su questa Terra, come se fosse un piccolo giardino da bonificare. Dov’è uno studio scientifico dal quale si scagioni decisamente l’impatto delle bombe atomiche e di quelle delle stramaledette guerre in Iraq, Afghanistan, Ciad, Sudan, Somalia, Colombia, etc, sulla nostra Placida Terra sulla rotazione del nostro Globo, sull’asse terrestre? Siamo sicuri che queste imbecillità non c’entrino nulla sul cambiamento climatico? Il 2003, nemmeno a farlo a posta, è stato l’anno del grande caldo, dopo le bombe sull’Iraq e sull’Afghanistan.

Bombe sulla nostra amata Terra
Io guardavo la Luna Piena, ad Est, quando l’Afghanistan veniva bombardato. Pensavo, ovviamente, ai morti, civili e militari. Ma la Luna mi diceva “state destabilizzando il pianeta celeste”. Ma chissenefrega, tanto prima o poi salterà fuori un altro problema che sarà tirato a forza dai “potenti” che cancellerà dalla testa di questi “esseri pensanti con la mente e la stampa altrui” i veri problemi del Pianeta: allora, vai con Berlusconi, con le Escort e le puttane pugliesi; allora, vai con Obama e il settore sanitario privato e la nefasta notizia della sconfitta della Casa Bianca in prima persona che si è fatto “sniffare” dal Brasile le Olimpiadi, un paese in forte crescita, ma con tanti problemi interni, violenza, delinquenza, stupri, corruzione, e povertà.



Rimandati a settembre

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Il problema non è il progetto, è l'amante!




Panem et circenses; allora, vai con la vita di ogni giorno che non regala nulla agli esseri cosiddetti viventi che si accontentano di un terno al lotto, un cinque +, un sei meno, meno. Persone che dovrebbero essere sicuramente bocciati. Allora, dov’è la libertà di stampa? Dove troviamo la possibilità per esprimere le nostre opinioni? Anche se le esprimiamo nessuno o quasi le leggerà. Allora, sopravviverà “Porta a Porta”, Santoro, Gad Lerner, Emilio Fede? Ma siete sicuri che di questi energumeni la Terra ha veramente bisogno? Cosa ci resta allora?



Bart Simpson, un eroe
L’art. 21 della Costituzione, che “Stampa, Scuola e Vita” prende come suo modello, ma, nel contempo, per tutelarsi, copiando abbondantemente sul Web, presenta un suo articolato, dove tutto funziona, ad eccezione di “capisc’e”, la parola che Bart Simpson si sente apostrofare in un italoamericano scorretto dal guardiano italoamericano del supermercato dove il piccolo figlio di Homer aveva rubato un videogioco: «ho capito tutto, ma non ho capito “capisc’e”». Il Www tutela tutti, ad eccezione di quelli che non “capisc’ene”. Questa espressione verrà messa su “Telerotello”.


Il nostro statuto provvisorio
Art. 1 – Stampa, Scuola e Vita“Stampa, Scuola e Vita” è un blog personale sulla scuola, sull’informazione, sulla cultura, sulla politica, sulla musica, sui libri, sull’arte, sull’astronomia, sulla Tv, sulla radio, sullo sport, sul sesso (poco, per mancanza di tempo e per limiti di età), sulla religione, sugli animali (Sosa e Susa), sugli alberti (Holunder il cocciuto), sulle pecore di via Appia, sui furti nelle chiese, sulle strade assassine di Roma, sul malfunzionamento degli ospedali italiani, a cominciare da quello di Frascati, sulle aule che cadono in testo agli studenti (Vito Scafidi) e su tanti altri argomenti che appassionano i lettori.Gli articoli presenti sul Blog esprimono solo le opinioni dell’autore di volta in volta reperiti dalla rete e precisamente dai vari organi di informazione professionale. Pertanto, ai sensi della Legge 62 del 2001 e successive modifiche, “Stampa, Scuola e Vita” non è sottoposto alla normativa da essa introdotta in quanto non è una testata giornalistica, anche se l’autore è un giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1988. “Stampa, Scuola e Vita” non è dotato di alcuna redazione che esercita professionalmente e con finalità di cronaca e divulgazione di notizie l’attività di giornalismo e possiede fonti dirette molto esigue collegati ai fatti sui quali esprime opinione personale. Inoltre, i post sono scritti esclusivamente dall’autore in forma di commento e riflettono solo ed esclusivamente il suo punto di vista nell’ambito del diritto alla libertà di espressione, tutelato e garantito dall’art. 21 della Costituzione, di cui questo blog si avvale. L’aggiornamento del blog non è costante né periodico, né quotidiano, ed è legato essenzialmente alla volontà dell’autore di aggiornarlo e di dare la propria opinione sulle tematiche oggetto dei post. Tale volontà è legata al tempo a disposizione per aggiornarlo e alla passione per quel dato argomento.
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5 ottobre 2009

Aung San Suu Kyi e Fassino

Aung e Fassino
di Roberto Maurizio

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L’inviato
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Piero Fassino, dopo essere stato inviato a quel paese in Italia, oggi fa l’inviato dell’Unione Europea per la Birmania, dove, notoriamente c’è libertà di stampa, a tal punto che a Piazza del Popolo, vicina a Piazza Venezia, i san Placido, le Pasque e i Natali non hanno dedicato nemmeno una parola al massacro di civiltà che viene perpetrato quotidianamente nel Myanmar da una Giunta militare che ha avuto finora solo il merito di tener lontano i giornalisti e i terribili turisti, questi ultimi i peggiori nemici dell’ambiente insieme alle imprese e allo svilluppo, costretti a riparare ed annoiarsi sulla Costa Smeralda, su quella Amalfitana e su quella Sorrentina. Quando c’era Lui a Roma, non a Piazza Venezia, ma al Campidoglio, perlomeno un “grido di dolore” veniva lanciato per la liberazione di Aung San Suu Kyi, per la democrazia nel paese dove i “compagni” sbagliano. Oggi, l’opposizione a tutt’altro affaccendata, elezioni del Migliore, si dimentica dei martiri della storia troppo contemporanea e della Democrazia.

Cosa fa l’Europa per bocca di Fassino?
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Una volta, contro i paesi canaglia si stabilivano delle dure sanzioni internazionali. Così è stato fatto dall’Onu contro la Giunta sanguinaria birmana. Invece, il nostro molto Placido inviato Fassino ha di nuovo chiesto, educatamente, alla Giunta militare la liberazione di Aung San Suu Kyi, dopo il rigetto del ricorso contro gli arresti domiciliari. “Non ci rassegniamo e continuiamo a chiedere alle autorità del Myanmar la liberazione del Premio Nobel per la Pace e di tutti i prigionieri politici”. Fin qui va bene, ma non elenca tutti i prigionieri politici che dovebbero essere conosciuti, uno a uno, anche su Anno Zero. L’inviato continua vogliamo, cortesemente “l’apertura di un vero dialogo con l’opposizione e con le comunità etniche e un percorso elettorale fondato su standard (ma come parli? Standard?) di legalità riconosciuti dal diritto internazionale”. L’inviato continua che si tratta di “scelte ineludibili perché le elezioni del 2010 possano essere libere e trasparenti e riconosciute dalla Comunità internazionale”.


Le palle di Fassino
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Se Fassino avesse avuto le palle avrebbe detto: “liberate subito Aung San Suu Kyi, perché siete dei porci che avete ingiustamente imprigionata una persona non colpevole che ha tutto il diritto di partecipare alle elezioni del 2010”. “E poi, fate in modo che le elezioni siano corrette, altrimenti ve la faremo pagare cara”.

Le flebili luci delle Pleiadi sono ancora accese e la flebile voce di Daw Aung San Suu Kyi chiede solo democrazia

Nei giorni scorsi, il 2 ottobre, nella casa dove la leader dell’opposizione è costretta agli arresti domiciliari, il premio Nobel ha incontrato il Ministro della Giunta Aung Kyi (si chiamano quasi tutti così, come Giuseppe Rossi in Italia). Il legale della fantastica leader della democrazia ha riferito che il colloquio, durato cinquanta minuti, è stato probabilmente centrato sulle sanzioni internazionali. La scorsa settimana l’eroina birmana aveva inviato una lettera al capo della Giunta militare, Than Shwe, offrendosi di collaborare chiedendo all’Occidente di alleggerire le sanzioni imposte al suo paese. Aung Kyi (sarebbe come ... Giuseppe Rossi) è lo stesso inviato della giunta che nel 2007 fu incaricato di contattare la leader dell’opposizione durante la repressione dei monaci. Daw Ang San Suu Kyi, 63 anni, ha trascorso gli ultimi 20 agli arresti e la nuova condanna di 18 mesi ai domiciliari le impedirà di correre alle prossime elezioni. Viva Fassino.

Internauti a Pisa per la libertà di espressione

Internet Governance Forum Italia. Gli internauti a Pisa per la libertà di espressione
di Roberto Maurizio



Libertà di espressione e reti sociali
Dal 5 al 7 ottobre 2009, i rappresentanti dell’Università e della Ricerca, della Pubblica amministrazione, tecnici, industrie ed esponenti di Ong, della società civile e della politica si ritroveranno, presso la sede dell'Istituto di Informatica e Telematica (Itt) del Cnr di Pisa, per affrontare temi come libertà di espressione, sicurezza, anonimato, diritto d'autore e reti sociali.


Seconda edizione
Si tratta della seconda edizione dell'Igf, ossia dell'Internet Governance Forum Italia e fa seguito all'appuntamento che si è tenuto lo scorso anno a Cagliari. Tra i temi affrontati, alcuni nodi di grande attualità: la libertà di espressione, la sicurezza, l'anonimato in Rete, il diritto d'autore, i diritti e doveri degli utenti e le reti sociali. Al Forum sono stati invitati, tra gli altri, i ministri Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e Giulio Tremonti, il viceministro Paolo Romani e alcuni dei parlamentari più impegnati su questi temi, tra i quali Antonio Palmieri, Luigi Vimercati e Vincenzo Vita.

Internet verso il futuro
«Attraverso Internet passa lo sviluppo delle società future», osserva l'ingegnere Stefano Trumpy, dirigente di ricerca all'IIT-CNR. «La governance della Rete italiana e l'individuazione di regole comuni e condivise sono obiettivi primari posti dalla stessa Unione Europea: il Dipartimento delle tecnologie dell'Informazione e delle comunicazioni del CNR, diretto dal professor Francesco Beltrame, ne ha fatto una linea di ricerca scientifica primaria».


Igf mondiale a Sharm El Sheikh
L'evento è organizzato in collaborazione con la sezione italiana della Internet Society (Isoc Italia) e con l'Ufficio italiano del W3C (W3C Italy). La partecipazione sarà aperta a tutte le organizzazioni, le istituzioni e le singole persone. I risultati dei lavori di Pisa saranno presentati alla prossima riunione dell'Igf globale che si terrà a Sharm El Sheikh, nel Novembre 2009, ospitata dal governo egiziano.

4 ottobre 2009

Francesco Rutelli, pane e cicoria

Er Cicorione ha fatto “centro”
di Roberto Maurizio

In Medio stat Virtus

Per mesi, Francesco Rutelli, romano de' Roma, nato il 14 giugno 1954, Senatore in questa legislatura, ex Segretario e parlamentare del Partito Radicale, ex fondatore dei Verdi Arcobaleni, ex Sindaco di Roma dal 1993 al 2001, ex Ministro dei Beni e delle attività culturali, ex Presidente e fondatore della Margherita, ex co-Predidente e co-fondatore del Partito Popolare europeo, trombato nel 2008 da Alemanno, è stato nell’ombra.

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La cicoria, un alimento sano, puro e forte

Reimportiamo di nostri cervelli con lo "Scudo culturale"

Un’ombra costruttiva. Esce fuori adesso, dopo aver continuato a mangiare “Pane e Cicoria”, con un libro bomba, “La svolta”, con sottotitolo “Lettera ad un partito mai nato”, di Marsilio Editore. Rutelli, in questo libro, non è solo. Molti capitali “culturali” stanno utilizzando lo “Scudo fiscale politico”, per rientrare in un’Italia provinciale e per portare “capitali intellettuali” di alto livello. Il libro termina con una prospettiva di un “Governo del Presidente”, nel caso in cui l’odiatissimo centro destra del super odiato Berlusconi dalla sinistra, sputato in faccia dalla “stampa libera anglosassone”, che ha sempre rispettato dittatori assassini del loro sporco potere imperiale, che hanno bombardato e ucciso milioni per esseri umani, per non parlare degli spagnoli, quelli che hanno massacrato intere popolazioni di Indios del Perù, del Cile, gli Atzechi, fermi ancora davanti mai sopita guerra civile del 1936, immobili ancora di fronte a Guernica di Pablo Picasso, in cui possa emergere il Governo del Caudillo.

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Pablo Picasso, Guernica

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L'uomo dell'avvento

Che cosa rende il nostro “Cicorione” uomo dell’avvento? L'Italia, per salvarsi, deve andare oltre la destra e la sinistra. Basta con queste divisioni che esistono solo nelle mente confuse degli elettori nati dopo la Seconda Guerra Mondiale in Italia. Basta con l’odio. Viva Rutelli, se il suo intento fosse quello di riportare la “pacificazione” nello stivale, quello di guardare in faccia ai problemi seri, terremoti, alluvioni, febbre alta, pandemia, cancro, ospedali, scuole, imprese, lavoro, giovani coppie, vecchi sempre più trattati male, famiglia, droga, suicidi, carceri, trasporti, infrastrutture, immigrazione, integrazione, riconciliazione tra le chiese cristiane, vivibilità e riconoscimento con le altre religioni, aborto, eutanasia. Ma se abbiamo tutti questi problemi, allora, e qui ha ragione Rutelli, perché dividerci? I problemi sono gli stessi se credi in Dio o credi nella Falce e nel Martello o credi in Buddah o credi a Bettino Craxy o credi a Giovanni Spadolini o credi… Credere nella “cicoria” farebbe fare molti passi avanti a questa politica di merda. Magari ci fossero altri leader come il nostro “Cicorione”!

3 ottobre 2009

Contro la Camorra e l'intestino pigro

Intestino pigro. Risveglialo con gusto. Regolarità buona da bere. Alixir contro la Camorra
di Roberto Maurizio
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Contro “contro la libertà di stampa”
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Problemi al colon? Stitichezza? Ci penso io: Alixir, di Barilla, buona da bere. Ecco come si è aperto il video, oggi alle 22 e 15, di Repubblica Radio Tv su uno dei protagonisti dell’indimenticabile giornata a Piazza del Popolo contro “contro la libertà di stampa”, Roberto Saviano, a un passo da Piazza Venezia. 60 mila per la polizia e il Prefetto, i soliti che menano i facinorosi delle svariate curve Sud d’Italia, 300 mila per l’altro Roberto della Fnsi. Sembrava Natale! Ma dove sono i 3 milioni di Cofferati, contati uno ad uno? Dove sono gli operai che “marciavano” su via Appia negli anni ’70, con il sorriso il bocca e con la voglia del cambiamento?






Oggi, a Roma hanno “marciato” i giornalisti “Billionaire” che difendono le loro ferie sulla Costa Smeralda, sulla Costa Amalfitana, sulla Costa Salentina e sui Tacchi. Che pena Saviano che esulta per la stampa anglosassone e si schifa, di conseguenza, non solo di quella italiana, corrotta e dipendente della Camorra, ma anche di quella sporca e ruvida spagnola, di quella completamente sconosciuta della Grecia, di quella tedesca. Tutte stampa libere che appartengono all’Unione Europea.





Ma Saviano, forse, non era stato messo al corrente che anche l’Irlanda farà parte di questo nuovo progetto europeo, quello del Trattato di Lisbona. Ma come? Esiste una stampa senza libertà nonostante il Sindacato Unico Fnsi? Ma Saviano non era stato invitato dalla Fnsi? E’ passato il tempo in cui la giustizia si faceva nelle piazze. La Camorra sarà sconfitta non dai tribunali e dai forcaioli, ma dalla convinzione dei cittadini della sua nullità, della sua crudeltà, della sua assoluta irrilevanza quando ci sarà il progresso economico e sociale nel Mezzogiorno d’Italia. Intanto i soldi non vanno nelle tasche degli operai, dei disoccupati e delle famiglie del Sud, ma vanno in un’altra direzione, quella con problemi al colon.

L'Irlanda vota sì

L’Irlanda dice sì al Trattato di Lisbona
di Roberto Maurizio

L’1% degli elettori europei tenevano il 99% con il fiato sospeso

Il Si' ha vinto il referendum irlandese sul Trattato di Lisbona con il 67,1% dei voti. Il No ha avuto il 32,9%. Sono questi i dati definitivi, secondo quando ha annunciato la tv pubblica Rte. L'affluenza e' stata del 58%. Il passaggio di voti dal No al Si' e' stato del 20,5%, rispetto al 2008, quando i contrari erano stati il 53,4%. Le scene di giubilo dopo la bocciatura del referendum nel giugno del 2008 fecero venire i brividi ai costruttori dell'Europa unita: l'Irlanda, roccaforte dei sentimenti europeisti, stava diventando euroscettica come la vicina Gran Bretagna. Ma 18 mesi dopo, i trionfatori dello scorso anno fanno oggi i conti con una debacle che ha visto un 20% di elettori in media passare da No al Si'.

La gente ha parlato


L’Irlanda, dunque, ha detto di sì al Trattato di Lisbona con una percentuale elevata: 67,1% dei consensi. Il risultato è stato apprezzato soprattutto a Bruxelles. Il “no” dell’anno scorso stava minando l’Unione Europea. «Il sì ha vinto»: ha annunciato il Premier irlandese, Brian Cowen, già nel pomeriggio di ieri, mentre si stava completando lo spoglio delle schede. «La gente ha parlato, questo è un buon giorno per l'Irlanda e per l'Europa. Insieme all'Europa, siamo migliori e più forti. Il Trattato farà nascere un'Europa più forte e un'Irlanda migliore», ha aggiunto Cowen.
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Un grande giorno per l’Irlanda

Il tanto atteso sì di Dublino al Trattato di Lisbona rappresenta «un grande giorno per l'Irlanda e un grande giorno per l'Europa». Così Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, ha commentato il risultato del secondo referendum dell'Isola di Smeraldo, dopo la bocciatura dello scorso anno. Per Barroso il risultato è «un segno di fiducia» nell'Europea e «dimostra che l'Ue è pronta a prestare attenzione» ai dubbi degli elettori Dublino ha infatti ricevuto le garanzie che chiedeva sul fatto che il Trattato non influirà su alcuni indirizzi chiave della propria politica come la neutralità militare, o le sue leggi fiscali e soprattutto in materia di aborto, ancora oggi severamente vietato. Il sì degli irlandesi al Trattato di Lisbona è una «buona notizia per l'Europa» e dimostra il loro «vero» impegno per il progetto europeo, ha affermato il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, che si è detto molto contento degli esiti elettorali. Soddisfatta anche il cancelliere tedesco Angela Merkel: «Mi voglio congratulare con il popolo irlandese per l'esito del referendum e anche con il mio collega Brian Cowen. Si tratta di un passo importante sulla strada del Trattato di Lisbona e posso dire che la Germania, nel giorno della Riunificazione, è molto lieta del risultato». «E' il coronamento degli sforzi compiuti in particolare durante la presidenza francese dell'Ue per dare una risposta alle preoccupazioni che avevano espresso gli irlandesi», è il commento di Sarkozy.

Chi governa l’Italia? Secondo Il Corriere della Sera, Fassino
Dall'Italia, il responsabile del Pd per la politica estera Piero Fassino ha parlato di «un voto che restituisce speranza e fiducia nell'Europa, che soltanto se saprà parlare con una voce sola e agire unita potrà far fronte alle sfide della globalizzazione e corrispondere alle attese dei cittadini». Un comunicato sconvolgente, in primis, chi cazz’è Fassino, e poi parlare di sfide e di attese proprio durante un momento di gioia è un tipico atteggiamento della prevalenza della depressione che incombe su un partito depresso (Pd: Partito della Depressione).

Ma buttiamoli fuori gli euroscettici!
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Il testo di Lisbona dovrà essere adottato da tutti i 27 Paesi, ma l’Irlanda era l’unico tenuto, per Costituzione, a pronunciarsi per referendum. Finora, sono 24 i Paesi membri che hanno completato il processo di ratifica. Il Presidente polacco, Lech Kaczynski, ha promesso la firma subito dopo il sì irlandese. Wladyslaw Stasiak, capo dell'ufficio del Presidente, ha confermato che la firma avverrà subito, «senza inutili rinvii». Rimarrà poi da completare la ratifica del trattato soltanto nella Repubblica Ceca, dove la firma resta appesa a un ricorso in giustizia e alla buona volontà del presidente euroscettico Vaclav Klaus.

Cos’è il Trattato di Lisbona


Il Trattato di Lisbona è stato firmato dai Ventisette paesi aderenti all’Unione Europea (Ue) il 13 dicembre 2007. Il Trattato prevede una sostanziale riforma delle istituzioni europee e del sistema di voto in Consiglio Ue, un aumento delle competenze comunitarie, soprattutto nel campo della Giustizia e degli Affari interni, e nuovi poteri del Parlamento europeo (sempre nella Giustizia e Affari interni e nella politica agricola). Molto importante è anche il carattere vincolante che assumerà la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Ecco in una scheda le principali novità.

STRUTTURA GIURIDICA
Il «Trattato di Lisbona» modifica i due trattati vigenti che costituiscono la base di tutto il diritto comunitario: il «Trattato dell’Unione europea» e il «Trattato delle Comunità europee». Il primo continua a chiamarsi nello stesso modo e contiene le disposizione di principio (valori, obiettivi ecc.). Il secondo cambia nome, diventando un «Trattato sul funzionamento», e contiene disposizioni più puntuali sulle varie politiche Ue. I due nuovi trattati sarebbero dovuti entrare in vigore il primo gennaio 2009. Nonostante sia stato definito «trattato semplificato» rispetto alla Costituzione europea bocciata nel 2005 dai referendum di Francia e Olanda, la struttura del testo (infarcito di dichiarazioni e protocolli per accontentare tutti i più svariati interessi nazionali), è molto più complessa di quella della «Magna Charta» ormai defunta, ed è leggibile soltanto da veri esperti.

NUOVO SISTEMA DI VOTO
Il nuovo Trattato riprende il sistema di voto «a doppia maggioranza», già inserito nella Costituzione, per l'adozione delle decisioni del Consiglio Ue: per formare una maggioranza servirà il 55% degli Stati membri, rappresentanti almeno il 65% della popolazione dell’Unione. Questo sistema avrebbe dovuto sostituire dal 2014 il complesso sistema attuale di ponderazione dei voti in vigore con il Trattato di Nizza ovvero a partire dal 2003. Fino al 31 marzo 2017 però, la Polonia ha ottenuto la facoltà di chiedere che si applichi il sistema di voto ponderato attuale, se sospetta che una decisione del Consiglio adottata con il nuovo sistema la penalizzi. Infine Varsavia ha ottenuto l’inserimento in un protocollo della ’clausola di Ioanninà, che consente ai paesi in minoranza su una decisione di rinviarla «per un tempo ragionevole». Per eliminarla sarà necessaria una decisione unanime.

ESTENSIONE DEL VOTO A MAGGIORANZA QUALIFICATA
Diventerebbe la regola per 45 settori fra cui la cooperazione giudiziaria e di polizia, la cultura, la politica economica. L’unanimità resta la norma per politica estera, sicurezza sociale e fisco. La Gran Bretagna e l’Irlanda hanno ottenuto una deroga sulle decisioni nel campo della Giustizia e degli Affari interni (che include la cooperazione giudiziaria e di polizia e le politiche sull’immigrazione): i due paesi potranno decidere se accettare o no le decisioni legislative in questo settore, con un sistema di ’opt out’ o di ’opt in’. Disposizioni speciali sono previste anche per la Danimarca.

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO EUROPEO (CAPI DI STATO E GOVERNO)
La presidenza non sarebbe più semestrale a turno, ma avrebbe un mandato di due anni e mezzo rinnovabile una volta, su designazione. La funzione di presidente stabile dell’Ue diventerebbe incompatibile con incarichi a livello nazionale. Il Consiglio Ue nelle sue varie formazioni ministeriali (Ambiente, Agricoltura, Ecofin, etc) resterebbe invece sottoposto al sistema della presidenza di turno semestrale da parte dei governi degli Stati membri.

COMMISSIONE EUROPEA
Il Trattato prevede che di norma l’Esecutivo comunitario sia composto dai due terzi del numero degli Stati membri, secondo un sistema a rotazione, ma solo a partire dal 2014, mentre la prossima Commissione avrebbe ancora un commissario per ogni paese. In realtà, i capi di Stato e di governo sono già d’accordo per disapplicare le disposizioni del Trattato sullo ’snellimentò della Commissione dal 2014, con una decisione unanime che ristabilirà il principio di un commissario per paese. Lisbona permette questa decisione, che non dovrebbe essere sottoposta a ratifica, mentre con le regole vigenti non sarebbe possibile: l’attuale Trattato di Nizza prevede già che la prossima Commissione abbia un numero di commissari inferiore (senza specificare di quanto) al numero degli Stati membri, e se in Irlanda domani vincesse di nuovo il ’nò, questa resterebbe la regola. Per questo, quando Barroso è andato a Dublino, a metà settembre, ha avvertito gli Irlandesi che «l’unico modo per essere sicuri di avere sempre un commissario è approvare il Trattato di Lisbona».

ALTO RAPPRESENTANTE PER LA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA
Continuerebbe a chiamarsi così il «ministro degli Esteri» dell’Unione previsto originariamente dalla Costituzione Ue: il nome di ’ministrò è stato dismesso a causa delle remore della Gran Bretagna. Questa nuova figura riunirebbe in un solo incarico i compiti svolti attualmente dall’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e dal commissario europeo alle Relazioni esterne, e diventerebbe anche vicepresidente dell’Esecutivo comunitario.

PARLAMENTO EUROPEO. NUOVI POTERI E COMPOSIZIONE
È prevista una estensione della procedura di codecisione che darebbe all’Europarlamento diritto di veto anche nel nuovo settore ’comunitarizzatò della Giustizia e Affari interni, nonché, finalmente, nella vecchia politica agricola comune (Pac). La composizione dell’Assemblea di Strasburgo, passata da 785 a 736 deputati con le elezioni dello scorso giugno (in applicazione del Trattato di Nizza), con Lisbona dovrebbe pasare a 751 deputati, ma i capi di Stato e di governo hanno convenuto che, a titolo temporaneo e fino alla fine dell’attuale legislatura nel 2014, il Parlamento sarà composto di 754 membri. RUOLO DEI PARLAMENTI NAZIONALI Disporrebbero di un meccanismo di allerta precoce rafforzata per contestare progetti di legislazione europea. La Commissione sarebbe obbligata a riesaminare ogni progetto che venisse contestato da un terzo dei voti attribuiti ai Parlamenti nazionali, e a motivare l’eventuale rifiuto a tener conto delle critiche. Il riesame delle proposte legislative europee da parte dei legislatori nazionali è però configurato come un diritto e non come un dovere, secondo una richiesta britannica.

CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI
Il trattato conferirebbe valore giuridicamente vincolante alla Carta dei diritti fondamentali Ue, tranne che per la Gran Bretagna e la Polonia che potrebbero avvalersi della clausola di «opt out». L’Irlanda, che aveva pensato di chiedere la stessa clausola, alla fine ci ha rinunciato. Le istituzioni europee saranno tenute al rispetto dei diritti sanciti dalla Carta, e lo stesso varrà per gli Stati membri quando attuano la legislazione dell’Ue. La Corte europea di giustizia assumerà la competenza giurisdizionale per giudicare la corretta applicazione della Carta.

La Casbah a Ciampino

La Casbah e Ciampino
di Roberto Maurizio


Totò Le Mokò


La Casbah, o Qasba, che qui vi vogliamo proporvi, non è la visione di quella piccola città di Algeri, costruita su una collina, che scende verso il mare. Non è nemmeno quello splendido paesaggio di labirinti di vicoli e di case pittoresche del film di Jean Gabin, “Pepé Le Moko”, del 1937 diretto da Julien Duvivier. Forse si avvicina molto di più a quella meravigliosa parodia, contro la “Grandeur Francese” realizzata da un indimenticabile e nobile artista, Antonio de Curtis, attraverso il film “Totò Le Mokò” di Ludovico Bragaglia del 1949. Notare gli accenti sulle o.

Ciampinocasbah


Ma come si pretende di essere una nazione civile, quando navighi nel buio di Ciampino, una “ridente” città costruita intorno ad un aeroporto che non ha né sbocchi, né vincoli paesaggistici, né tutela dei quattro gatti che ci dormono. Entrando a Ciampino ti assale la stessa sensazione della Casbah algerina. Ma ad Algeri, perlomeno, vedi il mare, vedi la gente che ti passa davanti all’automobile. Entrare a Ciampino è come entrare in un inferno senza ritorno. Strade bloccate, due sole vie di liberazione, la Tuscolana e l’Ardeatina. Intasate dalle 7 della mattina fino alle 23 della notte, quando esausti, i “cittadini” rientrano a casa accendendo un cero alla Madonna del Divino Amore.

La perdonanza è come il vento
Anzi, recentemente, hanno cambiato idea, perché per andare alla Madonna del Divino Amore non devono superare i 30 all’ora, mentre i Boing, i Jet sulla loro testa, a Ciampino, navigano a non minimo di 550 chilometri all’ora. Allora, hanno deciso, giustamente, di abbandonare il Divino Amore e rifugiarsi presso la Madonna della Perdonanza. Purtroppo, anche questa è stata sfiancata da Berlusconi che della perdonanza ha fatto la sua icona preferita.

La Madonna della Provvidenza
Allora, adesso i ciampinesi che vanno sempre meno di 20 all’ora, si rivolgono alla Madonna della Provvidenza. Solo la Provvidenza può salvarli. Ma questi sono affari loro. Hanno scelto loro di stare ad uno schioppo o ad uno scoppio di un aereo. Ma se tu, misero mortale romano o oriundo, capiti tra quelle le strade (chiamiamole così, sarebbe stato meglio “colata di cemento e asfalto”) sei fottuto. Chilometri di fila senza che qualcuno si incazzi. Per andare da Mancini, strumenti musicali, devi metterti l’anima in pace e pregare la Madonna della Provvidenza.


Refrain romanesco e messinese
Questo sconcio è un refrain in tutta Roma. Dovunque vai trovi traffico, vai a due all’ora con la cintura di sicurezza che ti verrebbe voglia di mettere al collo di chi l’ha inventata, dovunque vai credi di poter andare avanti, ma subito dopo trovi un blocco. Ma smettiamola. A Messina, ieri, una “piccola alluvione”, “una pioggia battente”, non un “tornado” né una tromba d’aria, né un terremoto, né uno Tsunami ha fatto i morti previsti. Morti annunciati, come ha detto Bertolaso, come saranno quelli del Vesuvio e viale Ciamarra. Una dozzina di morti (dozzina è dispregiativo, ma tanto domani c’è la manifestazione contro il fascismo in Italia per la libertà di stampa); una dozzina di morti che ricadono sulla coscienza degli amministratori che non hanno saputo fare il loro dovere.


La Mafia siciliana più brutta delle Escort pugliesi
Perché questa pseudo civiltà continua a fare stare in Parlamento persone incapaci, persone che non hanno nulla che fare con gli interessi dei cittadini? Volete parlare di Mafia? E Mafia sia! Volete parlare della P2, di Andreotti, delle stragi? Ok, ma parliamone una volta per tutte. Facciamola finita. La Mafia è brutta, non è come un’escort. Ma chissene frega! Dateci il modo di vivere e morire in pace. E la Mafia delle tumulazioni? E la Mafia della cocaina. E la Mafia delle raccomandazioni. E la Mafia del gioco del Lotto? E la Mafia delle veline? E la Mafia della televisione. E la Mafia della briscola? E la Mafia del burraco? La Mafia è qualcosa di più serio. Ma siamo sicuri che la Mafia, in questo mondo globalizzato non si trovi anche altrove. E la Mafia russa, e la Mafia cinese, e la Mafia di Portocannone?


Per un pugno di dollari
Forse ha ragione la Chiesa. Riportare su ristretti ambiti la vita dei cittadini. Ristretto significa interessarsi del mondo intero in un’ottica cristiana, musulmana, ebraica, buddista, etc. Solo il ricorso alla religione può eliminare l’assurdità di una Camorra che guadagna meno di chi la combatte attraverso libri e film! Facciamo un esempio: il povero camorrista che con le mutande spara con un mitra il mare. Ma quanto ha guadagnato prima di essere ammazzato? Che cosa ci ha rimesso? La vita. Saviano, che cosa ci rimette? La vita, ma con un gruzzolo spropositato. Roberto la vedi la differenza? Questi poveri imbecilli, manovalanza della Camorra, sono costretti perché senza cultura e senza senso della realtà sparano a zero, uccidono i nostri amici neri e quando spacciano, sono “progressisti”, non vedono il colore della pelle, ma vedono il sangue. Anche il sangue di un negro è rosso.


Negro meglio di latinoamericano
Sì. Io voglio utilizzare negri e non neri, perché chi vi chiama negri vi rispetta e vi combatte a viso aperto, chi, invece, vi dice che siete neri ritengono di rispettarvi dandovi una fucilata in faccia, vi odia profondamente, ma non può dirlo. Obama ha perso le Olimpiadi del 2016, per questo diventerà sempre più scuro in volto. Esulta l’America Latina per la conquista della sede delle Olimpiadi. Ma siamo sicuri che questa gente, quella latinoamericana, sia migliore dei negri?


Il "cesso" della Dandini




La sinistra italiana odia i neri, se ne serve, come vorrebbe fare Fini, ma non li conquisteranno mai, se la Dandini dal suo cesso di 700 mila euro all’anno, continua a trattarli come esseri sottosviluppati. Alle fogne non c’è mai limite: la cloaca massima delle Nazioni Unite, l’Unhcr, non vede al di là delle proprie mutande di nailon e di seta.

Cavallo Pazzo



Libertà di Stampa? Ma dov’è? Chiamo il mio amico a sostenermi, Cavallo Pazzo. Spero domani di trovarlo in Piazza del Popolo per combattere contro i vermi che, a suon di bigliettoni, faranno finta di essere le vittime dei carnefici, cioè di quelli che gli danno la possibilità di avere due ville, due mansarde, due cuscini, due mariti, due nuore, due “mortacci vostra”. Questo blog è libero, fintanto che questi stronzi non si accorgeranno che esistono persone che non guardano più la Tv e non leggono più i giornali (mai letti prima, ma venduti ai politici per farsi la loro rassegna stampa personale) non sono comandati a bacchetta, non sono pronti ad utilizzare il proprio cervello. Sto facendo del tutto per essere censurato, ma non ci riesco.


Dal covo dei malfattori alla Madre Misericordiosa

La Fnsi è un covo di malfattori che cerca solo di far guadagnare sempre di più i giornalisti che percepiscono l’ira di Dio? Sono come le Escort, come le puttane che si vendono per 500 euro? Ma chi ce l’ha 500 euro a botta? Hanno tolto, questi ben pensanti della destra, le mignotte dalle strade a 25 euro e ci offrono adesso brutte, mostre e rifatte, come le puttane pugliesi, a 500 euro! Salve Regina, è la preghiera che la chiesa deve dare per obbligatoria a tutti i maschi geometri del corso serale di via Po a Mestre; Salve Pio IX è quella intonata dai radicali che non hanno sollevato nessuna obiezione per la perdita di un luogo in cui potevi riconoscere te stesso, l’Aids, la pillola del giorno dopo; salve papa Giovannipaolo II, che dovevi essere fatto santo subito e che non vieni eletto al trono per un nome troppo lungo, San Pio subito era meglio.

Salve Regina, Madre Misericordiosa

Salve Regina, Madre Misericordiosa che sai dove sono i peccati del mondo e solo tu potrai salvarci.

1 ottobre 2009

Stacca il Tacco

Stacca il Tacco
di Roberto Maurizio





L'Italia levantina


Un'Italia levantina doveva sommergere di schiaffi Berlusconi sputtanato dalla Bbc, una televisione di bassa lega con giornalisti ubriachi anche alle 11 della mattina. Un'Italia levantina, la Puglia, il Tacco, piena di escort e di sacre corone unite, di Tarantino, di D'Addario, di protesi da 1.000 euro in su, di mignotte (500 euro a botta) simile a tante altre nella penisola, forse un po' più brutte e con i baffi, con il collo pieno di succhiotti e senza un minimo di rispetto per la femminilità, cioè la creazione di bambini senza la pillola del giorno dopo e senza un aborto dopo l'altro. Un'Italia levantina che dal Salento, dalla masseria di famiglia, fa emergere lo stesso stereotipo di pugliese di merda che vende la droga, secondo Anno Zero di Santoro. Ma, allora, perché l'Italia "normale" non fa a meno della Puglia? Quel Tacco di Merda, smerda l'Italia. Ovviamente, i cittadini onesti pugliesi (la quasi totalità) possono sbarcare, dopo la completa eliminazione delle escort, delle puttane, delle protesi e dei politici corrotti in Italia, sopra il Biferno. Quelli che resteranno nel "Tacco" saranno la Sacra Corona Unita, la più sanguinaria delle Mafie italiane e i presidenti gay protetti da Norma Langieri del Manifesto. Invece di parlare di droga che ammazza migliaia di giovani o ciovani, come dice giustamente "Chiambretti Night", di Sacra Corona Unita (che è una cosa seria, molto più seria di Santoro), di crisi, di influenza A1N1, quella dei porci, che speriamo prenda un po' di porci qua e là, la televisione di Stato (Rai2, non quella comunista Rai3) parla delle porche pugliesi, delle mignotte di Bari, delle puttane di Foggia, delle meretrici di Andria, delle trucide di Trani, le peggiori in assoluto. Ma che Puglia è questa che viene disegnata da Anno Zero di Santoro? Da chi si fa rappresentare il Tacco d'Italia? Allora, se questa è la Puglia di Santoro, stacca il tacco. Ogni riferimento al tacco del Zurigo contro il Milan è puramente casuale!