5 ottobre 2009

Aung San Suu Kyi e Fassino

Aung e Fassino
di Roberto Maurizio

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L’inviato
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Piero Fassino, dopo essere stato inviato a quel paese in Italia, oggi fa l’inviato dell’Unione Europea per la Birmania, dove, notoriamente c’è libertà di stampa, a tal punto che a Piazza del Popolo, vicina a Piazza Venezia, i san Placido, le Pasque e i Natali non hanno dedicato nemmeno una parola al massacro di civiltà che viene perpetrato quotidianamente nel Myanmar da una Giunta militare che ha avuto finora solo il merito di tener lontano i giornalisti e i terribili turisti, questi ultimi i peggiori nemici dell’ambiente insieme alle imprese e allo svilluppo, costretti a riparare ed annoiarsi sulla Costa Smeralda, su quella Amalfitana e su quella Sorrentina. Quando c’era Lui a Roma, non a Piazza Venezia, ma al Campidoglio, perlomeno un “grido di dolore” veniva lanciato per la liberazione di Aung San Suu Kyi, per la democrazia nel paese dove i “compagni” sbagliano. Oggi, l’opposizione a tutt’altro affaccendata, elezioni del Migliore, si dimentica dei martiri della storia troppo contemporanea e della Democrazia.

Cosa fa l’Europa per bocca di Fassino?
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Una volta, contro i paesi canaglia si stabilivano delle dure sanzioni internazionali. Così è stato fatto dall’Onu contro la Giunta sanguinaria birmana. Invece, il nostro molto Placido inviato Fassino ha di nuovo chiesto, educatamente, alla Giunta militare la liberazione di Aung San Suu Kyi, dopo il rigetto del ricorso contro gli arresti domiciliari. “Non ci rassegniamo e continuiamo a chiedere alle autorità del Myanmar la liberazione del Premio Nobel per la Pace e di tutti i prigionieri politici”. Fin qui va bene, ma non elenca tutti i prigionieri politici che dovebbero essere conosciuti, uno a uno, anche su Anno Zero. L’inviato continua vogliamo, cortesemente “l’apertura di un vero dialogo con l’opposizione e con le comunità etniche e un percorso elettorale fondato su standard (ma come parli? Standard?) di legalità riconosciuti dal diritto internazionale”. L’inviato continua che si tratta di “scelte ineludibili perché le elezioni del 2010 possano essere libere e trasparenti e riconosciute dalla Comunità internazionale”.


Le palle di Fassino
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Se Fassino avesse avuto le palle avrebbe detto: “liberate subito Aung San Suu Kyi, perché siete dei porci che avete ingiustamente imprigionata una persona non colpevole che ha tutto il diritto di partecipare alle elezioni del 2010”. “E poi, fate in modo che le elezioni siano corrette, altrimenti ve la faremo pagare cara”.

Le flebili luci delle Pleiadi sono ancora accese e la flebile voce di Daw Aung San Suu Kyi chiede solo democrazia

Nei giorni scorsi, il 2 ottobre, nella casa dove la leader dell’opposizione è costretta agli arresti domiciliari, il premio Nobel ha incontrato il Ministro della Giunta Aung Kyi (si chiamano quasi tutti così, come Giuseppe Rossi in Italia). Il legale della fantastica leader della democrazia ha riferito che il colloquio, durato cinquanta minuti, è stato probabilmente centrato sulle sanzioni internazionali. La scorsa settimana l’eroina birmana aveva inviato una lettera al capo della Giunta militare, Than Shwe, offrendosi di collaborare chiedendo all’Occidente di alleggerire le sanzioni imposte al suo paese. Aung Kyi (sarebbe come ... Giuseppe Rossi) è lo stesso inviato della giunta che nel 2007 fu incaricato di contattare la leader dell’opposizione durante la repressione dei monaci. Daw Ang San Suu Kyi, 63 anni, ha trascorso gli ultimi 20 agli arresti e la nuova condanna di 18 mesi ai domiciliari le impedirà di correre alle prossime elezioni. Viva Fassino.

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