18 giugno 2010

Gialappa's band. Libertà di stampa in Sudafrica

Gialappa, vuvuzelas, D’Amico e immigrati
di Roberto Maurizio


Qual è il problema della Gialappa’Band? Sono nati tutti e tre intorno al probabile scoppio della Terza Guerra Mondiale, il 1962. La crisi dei missili sovietici a Cuba. I loro genitori e i loro parenti hanno influito negativamente sulla crescita dei tre feti che, invece di essere abortiti secondo la legge 22 maggio 1978, n° 194, ovviamente votata successivamente, furono procreati a scapito dell’umanità. Marco Santin (Milano, 11 febbraio 1962), Carlo Taranto (Milano, 16 dicembre 1961 e Giorgio Gherarducci (Milano, 1° novembre, ma molti sostengono 2 novembre, 1963) hanno contribuito a costruire un’Italia diversa. L’altro danno dei tre ribelli della crisi missilistica è inciso nel loro Dna: sono nati a Milano. E’ un’avventura che non si augura nemmeno al peggior nemico. Nascere a Milano, in tre mesi sommersi dalla nebbia, febbraio, novembre e dicembre è sentirsi per tutta la vita leghisti e pensare al federalismo. Meno male che il nome del gruppo derivi dalla “gialappa” (Ipomoea purga), una pianta floreale messicana dal cui tubero si estrae un fortissimo lassativo per i cavalli. Il trio è tristemente noto per le loro performance sui casi frequenti di calciatori colpiti da infezioni intestinali a causa delle cattive condizioni igieniche ed ambientali. Pagati da destra e da sinistra riescono a fare satira e informazione. Prendono a calci i soldi di Berlusconi e non ricevono soldi da Prodi e da D‘Alema. Rappresentano il più bell’esempio di libertà di stampa. Sotto di loro solo il tritolo. Non sono ideologicamente schierati, se non per i diritti umani e per la difesa dell’ambiente. Sono come il 75% degli italiani stufi di essere presi per il naso. Personalmente, raccomando di seguire tutte le partite dei mondiali “commentate” dai Giallappa’s Band su Radio Deejay. Riescono a fornire informazioni in diretta che la Rai, di merda, e Sky non riescono a dare. Confusi tra le trombette del Sudafrica, la Rai e Sky, per non parlare della venduta Sette, non riescono a commentare un’azione di calcio come si deve. Sky riesce anche, come sa fare, a dare notizie false. Secondo tempo, Messico - Francia, zero a zero, mentre vinceva per uno a zero il Messico, passato poi a due a zero. Sky di Rupert Murdoch, l’australiano, cioè l’acerrimo miliardario nemico di Berlusconi, italiano e pure sangue milanese, paga milioni di euro alla Ilaria D’Amico che, nel frattempo, come le operaie di Termini Imerese, di Termoli e di Pomigliano d’Arco, fa un figlio, lavora per la Sette, conducendo trasmissioni schierate a “sinistra”, cioè contro Berlusconi per far piacere a Murdoch e torna per i mondiale come se nulla fosse. Ma chi la vede a Sky non gli viene in mente che è venduta di parte? Ognuna può pensare come vuole, ma io che pago Sky, perché devo avere una presentatrice di sport che si occupa di politica. Sicuramente la D’Amico è bravissima. Ma perché io con Sky devo pagare una schierata con la sinistra più becera che mi viene a raccontare le sue favole, che dovrebbe invece, se fosse una vera madre, sussurrare alle orecchie del suo bambino o bambina? Come fa una mamma a prendere soldi da un miliardario occupandosi di sport e poi prendere altri milioni per fare propaganda sulla Sette? Ovviamente, l’intenzione di Murdoch è quella di usare questa sottospecie di velina (quanti telespettatori maschi guardano soltanto le sue mammelle oggi ammosciate o le sue gambe incrociate con le mutande bianche nel sottofondo), questa sottospecie di escort che prende soldi da Sky e dalla Sette (forse sovvenzionata dalla Telecom che ha più debiti che sorrisi). Con tutto il rispetto. Delle due una. O Ilaria è brava nel calcio, allora va bene Sky, o è brava nella politica, allora va bene la Sette. Ma quale è la verità? Queste due Tv libere da tutti i controlli del mondo assumono Ilaria come Anchorman, anche perché la D’Amico ha il 78% della stima delle donne. Sarà un mondiale nel quale le sorprese non mancheranno. Speriamo che la Rai, che ha inviato circa 500 giornalisti a seguire i mondiali con i soldi nostri, Sky, che ci ripropone un’emerita giornalista inconcludente, che sbaglia pure i risultati, e la Sette, pronta ad assumere la D’Amico e il socialista d’annata, facciano un tonfo dettato dalla g l o b a l i z z a z i o n e (ho dovuto scrivere così, perché Microsoft Work, mi cambia la parola con localizzazione). Questo è la D’Amico, questo è Sky. Ma perché non fate i programmi senza le ideologie? Come si fa a tifare per l’Italia se Sky e la D’Amico fanno il tifo per l’Australia e per l’Unione Sovietica? Erano belli i tempi in cui gli iscritti al Pci tifavano la Dinamo Mosca contro il Torino. Adesso, al posto dei leghisti che tifano contro il tricolore, alla Sette che tifa per Israele, con Gad Lerner in testa, e per i Palestinesi, con la D’Amico, a Murdoch che tifa Sky for Australia, non ci resta che sperare di avere l’appoggio dei nostri immigrati africani, i soli oggi affidabili che, dopo i Bafaba Bafana, le Super Aquile, le Stelle Nere, gli Elefanti, i Leoni Indomabili e le Volpi del Deserto tiferanno, come i Gialappa, per l’Italia! Viva gli immigrati, viva l'Italia e viva i Gialappa! Tutto il resto è noia.

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