9 ottobre 2007

La Fontaine e Tolstoj

La Cornacchia
di Roberto Maurizio

SESTA PUNTATA – QUATTRO/CINQUE/2



Jean de La Fontaine




Jean de La Fontaine (Château - Thierry, 8 luglio 1621 - Parigi, 13 aprile 1695) scrittore e poeta francese, intelligente e sensibile sognatore, con le sue favole - scritte con raffinata semplicità ma considerate capolavori della letteratura francese - fece coraggiosamente parlare gli animali come mai nessuno aveva fatto prima d'allora in Francia. In tal modo riuscì a evidenziare e ad ironizzare sui punti deboli del potere. Nonostante fosse di spirito indipendente, visse quasi tutta la sua vita sotto la protezione dei nobili dell'epoca. Il padre, sovrintendente alle acque e alle foreste di Chateau-Thierry, avrebbe voluto per il figlio una vita clericale ma La Fontaine, che amava molto scrivere e non si sentiva portato per la vita di chiesa, dopo aver abbandonato gli studi ecclesiastici, studiò giurisprudenza. La Fontaine pubblicò anche alcuni poemi, tra cui Les Amours de Psyché et de Cupidon e Adonis; scrisse racconti tratti da Ariosto e da Boccaccio e novelle (Contes et nouvelles en vers); molti suoi scritti furono ispirati alle opere di Esopo (vedere “Il corvo e la volpe”), Orazio, Rabelais e Machiavelli. L’autore molto legato a favole animali dai contenuti quasi sempre originali e appassionanti. Rielaborate anche dalla tradizione popolare, inventate e raccontate dai nonni ai nipoti. Ecco quelle che vedono protagonisti i corvidi.





“Il corvo e la volpe”



Sen stava messer Corvo sopra un albero con un bel pezzo di formaggio in becco, quando la Volpe tratta al dolce lecco di quel boccon a dirgli cominciò:- Salve, messer del Corvo, io non conosco uccel di voi più vago in tutto il bosco. Se è ver quel che si dice che il vostro canto è bel come son belle queste penne, voi siete una Fenice -.A questo dir non sta più nella pelle il Corvo vanitoso: e volendo alla Volpe dare un saggio del suo canto famoso, spalanca il becco e uscir lascia il formaggio.La Volpe il piglia e dice: - Ecco, mio caro, chi dell'adulator paga le spese. Fanne tuo pro' che forse la mia lezione vale il tuo formaggio -. Il Corvo sciocco intese e (un po' tardi) giurò d'esser più saggio.



“Il Corvo, la gazzella, la testuggine e il topo”
(Alla signora de La Sablière)




Bello io volevo un Tempio a voi, Signora, in queste mie carte dedicare, un Tempio su quell'arte divina fabbricare che vince il tempo, al vostro bel nome assicurato. Avrei scritto sull'arco: "Palazzo dedicato ad Iride celeste". Iride, non già quella ch'è di Giunone ancella: Giove e Giunone a questa saranno, sto per dire, superbi di servire. Avrei fatto nel mezzo tra raggi luminosi, e tra gli dèi d'Olimpo, la vostra Apoteosi. Dipinti andrìan dei fasti di vostra vita i muri, segni non già d'oscuri e cupi avvenimenti ai popoli presenti. Ma in fondo al Tempio immagino nei dolci tratti il viso, il guardo, il bel sorriso, e quella che innamora bell'arte di piacere che pur se stessa ignora. A questo altar verrebbero, al solo cenno mio, mortali, grandi eroi, ed anche forse un dio. Sì, ciò che il mondo adora s'inchinerebbe a voi. Il Topo, la Testuggine, il Corvo, la Gazzella vivean insiem d'accordo in bella compagnia. Un certo angolo oscuro asilo a lor offria lontano dagli sguardi dell'uomo esploratore; ma fruga l'uomo in fondo del ciel, del mar, del mondo, e nulla sfugge all'occhio indagatore. Gazzella in bocca a un cane (strumento maledetto che serve al gran diletto dell'uomo cacciatore) un dì quasi cadea, ma così ben fuggì che la sua traccia perdette il can da caccia. All'ora della cena disse agli amici il Topo: - Gazzella ci dimentica, dov'è? Noi siam soltanto tre. - O Corvo, avessi l'ali, - soggiunse la Testuggine, - e subito vorrei volar, cercar di lei, se mai cattiva stella (il cor è un triste astrologo) nuoce alla bestia dalla gamba snella -. Il Corvo apre le penne e vola come il vento e giunge in quel momento che proprio la Gazzella poveretta invano dibattevasi in una rete stretta. Ai suoi compagni subito rivola il Corvo e in vane chiacchiere non perde il tempo, in come, in quando, in quamquam, come farebbe un professor di scuola. Ma tien tosto consiglio, e in esso vien trattato che i due che son più lesti si rechino sul luogo che fu da lui segnato, e l'altra a casa resti a custodir la porta. Testuggine è sì lunga a camminar che ha tempo di morire la poverina, innanzi ch'ella giunga. E vanno il Corvo e il Topo là dove la compagna Capretta di montagna sen giace prigioniera. Invece d'obbedire sen volle anche la stupida Testuggine partire e muove alla sua povera maniera, colla sua gamba corta e con quel guscio che sul gobbo porta. Va Rodicordicelle il nome è di diritto) i lacci a rosicchiare della gabbia. Addio, Gazzella! Quando il cacciator rediva, il Topo scompariva in una macchia, il Corvo sopra un albero fuggiva, Gazzella iva in un bosco ov'è più fitto... e il cacciator disfoga la sua rabbia sulla lenta Testuggine che arriva.- Tu pagherai per tutti, - gridò quell'uomo a modo, - e della magra zuppa farai squisito il brodo -. Ciò detto, in un suo sacco la ripone. Ma il Corvo che sull'albero faceva da spione, vola nel bosco in fretta e chiama la Capretta che uscì per un istante, e fingendosi un poco zoppicante, attrasse l'uomo a sé, che per meglio inseguirla, in terra getta il sacco e quel che c'è. Rode la cordicella ancora e disviluppa il Topo il sacco, e libera la sua minor sorella, e lungo restò il brodo della zuppa.

Tolstoj


Lev Nikolaevič Tolstoj - in lingua russa Лев Николаевич Толстой (Jasnaja Poljana, 28 agosto 1828 – Astapovo, 7 novembre 1010) è stato un famoso scrittore russo. Tolstoj era non solo un grande scrittore, ma anche un grande pensatore. Queste le principali opere di Tolstoj: Infanzia (1852) Adolescenza (1854) e Giovinezza (1857) Lucerna, Alberto e tre Morti(1856), Il mattino d'un proprietario terriero (1856), Felicità familiare (1859), I Cosacchi(1863). Guerra e Pace: nel 1863, intraprende il lungo lavoro di Guerra e Pace che durerà sei anni (terminata nel 1869, l'opera viene pubblicata nel 1878). Anna Karenina (iniziata nel 1873, abbandonata nel 1874, ultimata appena nel 1877). Padrone e Servo, La potenza delle tenebre (dramma in cinque atti), Che cos'è l'arte?, un gran numero di racconti popolari e di opere filosofico-morali: Qual è la mia fede (1888), I Vangeli (1890), La Chiesa e lo Stato (1891), Il regno di Dio è in noi (1894). Nel 1886 completa il racconto breve La morte di Ivan Il'ic, Sonata a Kreutzer (1887-1889 pubblicato nel 1891), Il diavolo e Padre Sergio (1898). Resurrezione (1899), Chadzi-Murat (1896-1904). Anche Tolstoj si occupò degli antenati di Sosa e Susa con “Il corvo e i suoi piccoli” e “Il corvo e il piccione”.



“Il corvo e i suoi piccoli”







Un corvo aveva fatto il nido , in un'isola. Quando gli nacquero i piccini, pensò che sarebbe stato meglio trasportarli sulla terraferma. Prese tra gli. artigli il figlio più piccolo e si staccò dall'isola volando sopra lo stretto. Quando giunse in mezzo al mare, si sentì molto stanco: le sue ali battevano l'aria sempre più lente. "Oggi io sono grande e forte e porto mio figlio sul mare perché mio figlio è debole" pensava il corvo " quando esso sarà cresciuto e sarà diventato forte, mentre io sarò debole e vecchio, chissà se mi ricompenserà delle fatiche che io sostengo oggi e se mi trasporterà come io faccio, da un luogo all'altro ". Il corvo decise allora di accertarsi subito e chiese al suo piccolo: - Quando tu sarai forte e io sarò vecchio e debole, mi aiuterai come faccio io ora con te? Mi trasporterai da un luogo all'altro? Dimmi la verità…. Il piccolo corvo vide in basso il mare e, temendo che il padre lo lasciasse cadere, si affrettò a rispondere: Si, sì, ti aiuterò, ti trasporterò -.






“Il corvo e il piccione”







Un corvo osservò che i piccioni vivono comodamente e sono ben nutriti perché l'uomo pensa a dar loro da mangiare. Si tinse le penne di bianco e penetrò in una piccionaia. Dapprima i piccioni credettero che egli fosse uno di loro e lo lasciarono entrare ma il corvo si dimenticò per un attimo del suo travestimento e gracchiò come un vero corvo. Allora i piccioni lo beccarono e lo buttarono fuori. Ritornò dai corvi, ma questi, spaventati dalle sue penne bianche, lo cacciarono via, come avevano fatto i piccioni.



Sosa e Susa con i Piccioni sul tetto "conteso"

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