12 aprile 2009

Via Crucis al Colosseo

Venerdì Santo
di Roberto Maurizio
Foto di Roberto Maurizio

Il calendario del mese di aprile di “Stampa, Scuola e Vita” ha subito una variazione a causa del terremoto verificatosi in Abruzzo la notte della Domenica delle Palme. Dovevamo fare un reportage da Montefiascone, in Umbria, sulla rievocazione della passione di Cristo, abbiamo deciso di non intralciare il traffico sull’autostrada e di puntare su un avvenimento “affascinante”, all’altezza del Venerdì Santo di Montefiascone: la via Crucis del Colosseo.




La Via Crucis dell’Abruzzo



Un Venerdì Santo diverso dagli altri. La passione di Cristo al Colosseo in “contemporanea” con i funerali di Stato dei morti del terremoto di Abruzzo. Per i credenti, Benedetto XVI ha ricordato la passione di Gesù collegandola, durante l’ormai consueto rito della Via Crucis al Colosseo, a Roma, al dramma che ha colpito l’Abruzzo proprio all’inizio della Settimana Santa, proprio durante la Notte della Domenica delle Palme. Questo blog non è, nella sua veste giornalistica, “clericale”, né tanto meno “cattolico” ad ogni costo. In questo mondo, nel quale si vive sempre immersi nell’ingiustizia, nella politica corrotta, negli inganni, ci sono anche momenti in cui c’è gente che ancora crede nella pace, quella disegnata da un arcobaleno ancora da inventare in cui si chiede la pace in terra (un motto già sottoposto a copyright 2009 anni fa).


La chiave di volta


Non è detto che la chiave di volta, cioè la soluzione a tutti i problemi dell’umanità, si trovi per forza nel cristianesimo e nel suo copyright. Si trova, sicuramente, nell’Islam, nel Buddismo, nell’Ebraismo e in tante altre religioni. Ma si trova anche nel senso comune di ogni essere umano laico. Si potrebbe cercarla e mai trovarla, se si continua ad essere sordi e faziosi. Quello che è accaduto il 10 aprile 2009 a Roma, al Colosseo, potrebbe essere una risposta per chi ha orecchie per udire: ma, come è noto, non c’è nessun sordo peggiore di chi non vuole sentire.

Rosario Romeno e la “stazione” preferita


Rosario Romeno è il nome del mio “compagno” di avventura durante la via Crucis di Venerdì Santo al Colosseo. Alle 15 e 45 in punto arrivo, insieme al mio amico, Daniele Verzella, Presidente del Gruppo Facebook in onore di Papa Giovanni Paolo II. Un minuto dopo si affiancano 7 persone, straniere. Io e il mio amico (in realtà uno studente del quinto anno dell’Istituto Giovanni Da Verrazano, dove ho insegnanto per anni) decidiamo di “ispezionare” la zona. Troviamo una fedele situata proprio nella porta d’ingresso del Colosseo. La Signora Maria Bonaria è sola. Si è posizionata sulla Quinta Stazione. Le chiediamo se vuole essere intervistata e accetta. Qualche domanda e un fiume di risposte. A telecamera spenta, continua per circa 15 minuti un interminabile tsunami di ricordi. Da Andreotti a De Gasperi, da Papa Giovanni, a Paolo VI. Poi si ferma sul suo “prediletto”: Papa Giovanni Paolo II. Racconta la sua vita, le sue sofferenze, il marito malato, la pioggia insistente sul Venerdì Santo delle sue innumerevoli presenze a questa “tradizione” sollecitata dalla madre. Le diciamo che abbiamo un posto migliore, più vicino al Palatino. Lei non si sposta dalla sua “stazione” preferita.

Maria Bonaria e Daniele Verzella

Un’amicizia perenne


Rosario e sua moglie vengono ripresi dalle telecamere della Rai in mondovisione, ma non se ne accorgono e non so se mai lo sapranno. Mi racconta, in quelle cinque ore passate ad aspettare l’inizio della via Crucis, la sua vita. In perfetto francese, quasi parigino, mi dice che è cittadino delle Isole Maurizio (ovviamente, gli dico, che per combinazione, coincide con il mio cognome), mi descrive il piacevole viaggio di 9 ore per raggiungere, dalla sua Isola, la Capitale del mondo, la più bella città del mondo. Mi dice del suo nome italiano che non ha nulla a che fare con la sua nazionalità. E’ mauriziano a tutti gli effetti ed è cattolico come moltissimi suoi connazionali. Ecco che cosa può capitare durante la via Crucis, conoscere gente che viene dalle parti più remote del mondo e trovarsi con loro in sintonia. Verso le 19, dopo ore di attesa, un fotografo francese cerca di fare il furbo. Rosario alza la voce e io con lui. Combattiamo insieme contro l’arroganza di un prepotente che voleva invadere i 10 centimetri quadrati della cognata di Rosario. Alla fine della cerimonia, dopo la benedizione di Benedetto XVI, era stata creata un’amicizia tra un italiano e un mauriziano durata pochi minuti ma ormai scritta perennemente nella storia.


Le tragedie ci fanno riflettere


Per la celebrazione della Via Crucis si quest’anno, i testi a commento sono stati affidati a Mons. Thomas Menamparampil, arcivescovo di Guwahati (India), salesiano di 72 anni alla guida di una diocesi che conta 50 mila cattolici su 6 milioni di abitanti. Uno tsunami ci dice che la vita va presa seriamente. Hiroshima e Nagasaki restano luoghi di pellegrinaggio. Quando la morte colpisce da vicino, un altro mondo ci si fa accanto. Allora ci liberiamo dalle illusioni e abbiamo la percezione di una realtà più profonda. Anticamente la gente in India così pregava: ‘Conducimi dall’irreale al reale, dall’oscurità alla luce, dalla morte all’immortalità’”. Questo è quanto si è sentito nella quattordicesima stazione della Via Crucis di Venerdì Santo al Colosseo. “Non è l’eloquenza che convince e converte”, ha ricordato il presule nella riflessione dell’undicesima stazione: “È uno sguardo d’amore nel caso di Pietro; la serenità senza risentimento nella sofferenza, nel caso del buon ladrone. La conversione avviene come un miracolo. Dio apre i tuoi occhi. Tu riconosci la sua presenza e la sua azione. Ti arrendi”. Nelle parole di Mons. Menamparampil non sono mancati i riferimenti all’India: “Il modo di Gesù di combattere per la giustizia non è quello di suscitare l’ira collettiva delle persone contro l’oppositore, con la conseguenza che esse sono spinte a forme di più grande ingiustizia”. Al contrario – sottolinea l’arcivescovo nel testo della terza stazione -, “è di sfidare il nemico con la giustezza della propria causa e di suscitare la buona volontà dell’oppositore in modo tale che si desista dall’ingiustizia con la persuasione e la conversione del cuore. Il Mahatma Gandhi ha portato nella vita pubblica questo insegnamento di Gesù sulla non-violenza con sorprendente successo”. E ancora, nell’ottava stazione dedicata al Cireneo che aiuta Gesù nel portare la Croce si trova un richiamo al vangelo degli umili: “In Simone di Cirene abbiamo il prototipo del discepolo fedele che prende su di sé la croce e segue Cristo. Non è dissimile da milioni di cristiani di umili origini, con un profondo attaccamento a Cristo. Privi di fascino, di raffinatezza, ma con una fede profonda. Uomini e donne di tale fede continuano a crescere in terra d’Africa e d’Asia e nelle isole lontane”.

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